martedì 12 agosto 2014

Recensione: “Tra Cesare e Dio” di Corrado Augias

 

TraCesareeDioFinalmente complici le ferie e una piccola malattia che mi obbliga a letto ho ritrovato il tempo di scrivere su questo blog le recensioni di quanto leggo.

Nonostante tra la mia ultima recensione sul blog e quest’ ultimo i libri letti siano molti, per praticità, parto proprio da questo appena finito ieri.

Tra Cesare e Dio di Corrado Augias è un ottimo libro, che consiglio a chi desideri meglio comprendere la visione e missione di Papa Francesco e/o meglio comprendere i delicati e complicati rapporti tra potere spirituale (la Chiesa) e potere temporale (gli Imperi del passato e la politica oggi).

Il libro, dopo l’ introduzione nella quale l’ autore spiega lo scopo di questo libro, si sviluppa nei capitoli centrali analizzando le vicende storiche che hanno caratterizzato e ci hanno portato alla attuale concezione dei rapporti tra Papato e Potere temporale; si conclude quindi con l’ ottimo ultimo capitolo nel quale Augias fa un analisi dei punti principali dell’ Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium  (del 24 nov 2013 – una sorta di road map scritta pochissimo dopo la sua elezione) attraverso la quale si può capire in che direzione tirerà nel futuro il vento della Chiesa guidata da Papa Bergoglio.

Come scritto prima mi è piaciuto molto leggerlo; sia per l’ approccio storico, a mio giudizio importantissimo se si vuole davvero capire un problema (altrimenti si rischia di esprimere opinioni dettate dal sentimento del momento e di non coglierne la complessità) e anche e soprattutto per l’ opportunità di capire quale sarà il senso e la missione di questo papato, nondimeno è molto utile per inquadrare con chiarezza quale è l’ atteggiamento rispetto a temi “delicati” quali sacerdozio alle donne, aborto ecc.

Colgo l’ occasione della recensione per citare un passaggio del punto 183 dell’ Esortazione scritta da Papa Francesco che mi piace molto.

    “Una fede autentica – che non è mai comoda e individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra.

    Amiamo questo magnifico pianeta dove Dio ci ha posto, e amiamo l’umanità che lo abita, con tutti i suoi drammi e le sue stanchezze, con i suoi aneliti e le sue speranze, con i suoi valori e le sue fragilità.”

sabato 1 marzo 2014

Recensione: “Il Giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani

 

Finzi ContiniPur continuando a leggere con piacere e assiduità, negli ultimi mesi non sono per vari motivi riuscito a scrivere la recensione dei libri letti.

Mi sono imposto in questo senso nuova determinazione e costanza visto che il riportarlo per iscritto mi consente di fissare i sentimenti e pensieri che il libro mi ha suscitato.

Ecco perché oggi pubblico la recensione della mia ultima lettura:

“Il Giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani.

Giorgio Bassani, l’ autore, nacque a Bologna nel 1916 da una famiglia ebraica, ma visse l’ infanzia e giovinezza a Ferrara conoscendone quindi le dinamiche della locale comunità ebraica.

Nel 1939 si laureò.

Visse direttamente a cominciare dalle leggi razziali del 1938, quanto ben narrato in questo libro, subendo a causa delle sue origini ebraiche una discriminazione e progressiva emarginazione che ben traspare nelle sue opere, in particolare in questo pubblicato nel 1962.

Morì nel 2000 e riposa nel cimitero ebraico di Ferrara.

Il romanzo (parzialmente autobiografico?) mi è piaciuto moltissimo per diversi motivi.

Non in ordine di importanza sono: l’ ambientazione nella comunità ebraica e la possibilità di conoscere sempre meglio questo popolo e religione non a caso definito da Papa Giovanni Paolo II i nostri fratelli maggiori.

L’ ambientazione in un epoca storica drammatica sulla quale a mio giudizio dobbiamo ancora riflettere per evitare che possa riaccadere. 

Le vicende narrate sono quelle di una famiglia ebraica ferrarese (i Finzi Contini) nel periodo precedente la seconda guerra mondiale e raccontate attraverso le parole della voce narrante amico dei due figli dei Finzi Contini.

Con grande abilità e mai senza appesantire il racconto Bassani lascia trasparire l’ incombente e inevitabile pericolo, sfociato poi come tristemente sappiamo, nelle deportazioni e campi di concentramento.

Memorabile è infatti la frase a fine epilogo attribuita a Micol (protagonista femminile del libro) che esprime perfettamente il tempo in cui vivono e il carattere dei personaggi.

Nel 1970 con la regia di Vittorio De Sica fu prodotto un film che cercherò presto di vedere.

Consiglio questo libro anche per questo: E’ successo potrebbe risuccedere. Raccontandolo e perpetuandone la memoria credo si possa evitare che risucceda.

sabato 7 dicembre 2013

Il mio modo di commemorare Nelson Mandela.

 

In ogni media si è commemorata la morte di Nelson Mandela.

Potremmo conoscerne leggendo in libri e giornali o guardando in televisione ogni aspetto positivo o negativo della vita dell’ uomo.

Io voglio ricordarne la grandezza attraverso una poesia che citò nel suo discorso di insediamento nel 1994 come presidente del Sudafrica perché indica cosa c’era nel suo cuore.

La poesia è di Marianne Williamson (1952-vivente), il filmato è tratto dal film “Coach Carter”

LA NOSTRA PAURA PIU' PROFONDA


La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c'è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

 

sabato 7 settembre 2013

Per la pace. Ovunque.

 

Analizzando la situazione in Siria, leggendo e soppesando le varie posizioni ci si accorge di quanto sia complesso il nostro mondo e l’ epoca in cui viviamo.

Non è mia intenzione con questo post prendere posizione per una o per l’ altra parte (chiaramente ho sviluppato una mia precisa idea) ma semplicemente condividere l’ invito del Papa.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/in-preghiera-per-la-pace.aspx

Non importa essere a Roma, non è fondamentale digiunare, il punto è fare massa critica per dare alla pace un opportunità e credere in questa possibilità.

Credere che a tutti i livelli, in Siria, come nel mondo del lavoro o nelle nostre famiglie, una soluzione diversa sia possibile.

Non cedere all’ ovvio, allo scontato. Non necessariamente il litigio, il conflitto o la guerra sono la soluzione.

Per i problemi, le incomprensioni, esista la possibilità con il dialogo e il confronto di trovare una soluzione diversa dal solito e forse questo dimostrerebbe a Dio (quale sia quello che adorate) che i suoi figli stanno crescendo e imparano.

Ultimamente penso che sia il momento di tornare ai fondamentali.

sabato 10 agosto 2013

Dice Albert

 

“La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E’ il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’ arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare nè stupore nè sorpresa è per così dire morto: i suoi occhi sono spenti”

Albert Einstein da “Come io vedo il mondo” pagina 21

lunedì 8 luglio 2013

Recensione: “Neve” di Orhan Pamuk

 

PamukNel corso della giornata capita a tutti di incontrare persone, di parlarsi, di scriversi e molti se non moltissimi sono gli spunti per riflettere su quanto ti accade attorno, su come le persone siano ognuna diversa dall’ altra.

A tale proposito verrebbe voglia di scrivere quotidianamente sul proprio blog ma purtroppo il tempo è tiranno.

La maggior parte delle persone, io per primo, deve trovare il giusto equilibrio tra lavoro, famiglia, interessi personali e doveri civili.

Così, visto che a me piace moltissimo leggere, ho dato priorità e spazio alla recensione di ciò che leggo e rimandato a tempi più tranquilli la possibilità di scrivere altro.

Penso, a volte, che scrivere sia una forma di autoterapia o di necessità dell’ anima.

Ma in fondo, riflettevo in questi giorni, come leggendo e poi recensendo un libro, in un certo senso, è come se si parlasse di vita vissuta, “di strada” direbbe qualcuno.

La buona letteratura è tale proprio per quello. Non necessariamente per buona letteratura si deve pensare a Dante e la Divina Commedia o a Virgilio e l’ Eneide.

Ci sono scrittori anche recentissimi (Veltroni ad esempio) che riescono a rappresentare con grande maestria e incantevoli parole personaggi che somigliano pari pari a quello che incontri sul bus o al collega di lavoro; ognuno infondo conosce nella propria vita un Prevert (vedi I Miserabili di Hugo), o un Luca (vedi Il segreto di Luca di Silone), ognuno è a volte nella condizione di Elia (vedi Monte Cinque di Coelho), ecc.

Quindi come dicevo sopra almeno per me, attraverso la narrativa è come parlare del vissuto, del quotidiano.

Infatti, e qui volevo arrivare, leggere “Neve” di Orhan Pamuk è soprattutto di questi tempi (vedi i recenti avvenimenti in Turchia) un ottima occasione per conoscere meglio un mondo come quello turco che è allo stesso tempo lontano e vicino da noi.

La trama del libro ruota attorno a un periodo della vita di Ka un poeta  e al suo ritorno in Turchia; nel  suo racconto Pamuk (Premio Nobel per la Letteratura nel 2006) con grande abilità riesce a conciliare l’ Islam e lo stile di vita occidentale; l’ amore e la lotta armata, la lucidità e la follia.

Ne esce un bellissimo racconto che non parla solo della vita del protagonista ma anche di un paese la Turchia, con i suoi pregi e i suoi difetti sta coraggiosamente cercando una strada, di un paese che è sempre più importante anche per noi e il nostro futuro.

Ottimo libro.

martedì 2 luglio 2013

Recensione: “La Chiesa di Francesco” di Vittorio Messori

 

MessoriDa quando Jose Maria Bergoglio è diventato il Papa Francesco I in libreria sono comparsi moltissimi libri sulla sua figura, storia e pensiero.

Non potendo leggerli tutti ne ho cercato uno che mi permettesse di concentrarmi sul suo pensiero (e quindi sull’indirizzo che darà o cercherà di dare alla Chiesa Cattolica) piuttosto che sulla sua biografia.

Ho deciso quindi di leggere il libro scritto da Vittorio Messori, autore di cui fino ad oggi non avevo mai letto nulla.

Il libro mi è in parte piaciuto ma non era esattamente quello che mi aspettavo; la prima parte che ho comunque apprezzato è una dissertazione di Messori sul Cattolicesimo e sulla sua evoluzione.

La seconda parte parla invece del Papa e del suo pensiero, e qui ne ho trovato piena soddisfazione.

Sul Papa Francesco per alcune scelte, per alcune dichiarazioni oltre che la sua storia personale vedo un segno di discontinuità rispetto al passato.

Sicuramente è un personaggio diverso e particolare e certo come scrive anche Messori nella scelta di un Papa ci sono certo valutazioni umane ma anche ispirazione dello Spirito.

Ma ho l’ impressione che le aspettative notevoli che si stanno caricando su di lui siano forse rivolte ad una radicale evoluzione della Chiesa; tesa quasi a rivoluzionarla e snaturarla piuttosto che a riformarla.

Io credo che la Chiesa (qualsiasi chiesa) non essendo un club dove si possa cambiarne lo statuto, ne solo un ente caritativo è anche soprattutto parte terrena di qualcosa che trascende l’ umano, di qualcosa di divino insomma.

Io ritengo quindi che su alcuni argomenti la Chiesa non può ne potrà scendere a patti o “modernizzarsi”.

Troverà Papa Francesco la giusta strada per riformarla senza snaturarne il senso e la finalità?

Riuscirà a stimolare le coscienze e riavvicinare l’ uomo a Dio?

Difficile a dirsi. Di certo per chi vuole (non necessariamente solo per chi crede) grande è l’ occasione di confronto, riflessione e introspezione.