sabato 24 febbraio 2007

Mark Twain

Pubblico una frase di Mark Twain che mi piace molto, letta sul ultimo numero di HackerJournal

"Tra vent' anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto, ma di quelle che non avete fatto.

Allora levate le ancore, abbandonate i porti sicuri,

catturate il vento nelle vele.

Esplorate, Sognate, Scoprite"

domenica 11 febbraio 2007

Grazie Sara

Ciao a tutti.
Prima di leggere il post, leggetevi questo articolo che mi ha spinto a scriverlo.
http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/bullismo-3/predappio/predappio.html

Letto??

Non si chiama Sara, essendo minorenne, il giornale ha messo un nome di fantasia.
Ma poco importa.

Vorrei ringraziarti, per il tuo coraggio.
Vorrei ringraziare i genitori, per il modo intelligente con cui hanno affrontato il problema.

Vorrei aggiungere qualche mia considerazione, serve a questo un blog.

Da diverso tempo, parlando con i miei due figli, leggendo, navigando, cercando di tenermi informato mi sto rendendo conto che stiamo sbagliando qualcosa.

Guardo i miei ragazzi, crescono sani, belli, non gli manca niente, o quasi niente, ma forse stiamo dimenticando, noi stessi per primi, e poi ai nostri figli di insegnare qualcosa di veramente importante.

Quindi leggendo l' articolo di Repubblica, e conoscendo i miei figli (che sono dei tipici adolescenti uno di 18 e l' altro di 15 anni),
mi chiedo se abbiamo spiegato abbastanza il significato e il valore di democrazia.

Se abbiamo parlato loro di cosa significa la mancanza di democrazia.

Se abbiamo spiegato loro cosa fosse un campo di concentramento.

Se abbiamo fatto capire cosa significasse in quei tempi, essere ebreo.

Se lo sappiamo, noi?????????

Se lo abbiamo chiarito a noi stessi!!!!

Perchè??

Perchè non è detto che non possano tornare tempi in cui un tiranno decida per tutti.

Perchè non è detto che io mi trovi dalla parte giusta, potrei essere per qualche motivo dalla parte di quelli che vengono perseguitati...

Ed allora ho deciso di trovare il tempo di farlo in casa nostra, partendo dal articolo di repubblica, e spiegando cosa significhi democrazia.

Spiegando che, nel caso di Sara, il problema non è andare a Predappio,
ma il motivo per cui si va a Predappio.

Mi spiego meglio, Predappio si trova in Emilia Romagna, vicino a Forli, ed è nota per aver dato i natali a Benito Mussolini.

Se visitare Predappio significa visitare un luogo storico, dopo averlo inquadrato nel contesto del epoca, aver parlato di cosa Mussolini e il fascismo hanno fatto di bene e di male, per trarne delle conclusioni ed evitare che nel futuro accadano errori fatti nel passato.

Questo è giusto.

Se la visita (attenzione, fatta con la scuola, privatamente ognuno fa quello che vuole!!), significa adulazione di un personaggio politico, senza spirito critico, senza la possibilità di valutarne gli aspetti positivi e negativi, e di formarsi una propria opinione allora questo è sbagliato.

Attenzione: lo stesso discorso è valido, se si dovesse visitare la citta natale di Lenin o di Stalin.

E allora "Grande Sara", perchè con il tuo coraggio, hai creato un caso, che permetterà ad ognuno di pensare, di parlarne, di confrontarsi, e trarre delle conclusioni.

Pensare, ad esempio che se fossimo in un regime "di sinistra" quei ragazzi "di destra", non avrebbero potuto andare a Predappio.

Pensare, ad esempio che se fossimo in un regime "di destra", forse Sara non esisterebbe perchè il nonno di Sara, sarebbe forse morto nel campo di concentramento, e lei non sarebbe mai nata.

Pensare che forse il più grande valore che abbiamo ereditato dai nostri nonni, è proprio la democrazia in cui viviamo.

Imperfetta forse, ma bella comunque perchè ognuno nel reciproco rispetto può dire e fare ciò che gli sembra più giusto.

Di nuovo, Grazie Sara

sabato 3 febbraio 2007

Sveglia!!!!!!

Ciao a tutti,

oggi ho finito di leggere il libro di Federico Rampini "L' impero di Cindia".
E desidero condividere con voi le mie impressioni.
Il libro mi è piaciuto molto, scorrevole e intrigante si legge (se l' argomento interessa) molto velocemente.
Lo consiglio calorosamente a tutti, perché gli argomenti trattati sono importantissimi, e toccano la vita quotidiana di ognuno di noi.
Questo libro parla dei cambiamenti sociali, economici e politici che stanno avvenendo in Cina, e in questo libro anche del India.
Detto cosi, sembra che parli di cose noiose e lontane dalla vita quotidiana.
Ma non è cosi. Infatti, quando al mercato vediamo una maglia di buona fattura a 5 €, o quando vediamo telefonini con ottime caratteristiche a 50-100 €, dovremmo farci alcune domande,
del tipo, chi li ha prodotti?? dove?? che impatto avrà sulla mia vita??
Leggendo il libro mi sono reso conto che quello che sta avvenendo e avverrà in questi due paesi, comporterà una svolta epocale rispetto a tutto quello che a cui eravamo abituati, ai nostri consumi, e la cosa più sbagliata da fare è (come sempre) non pensarci,non informarsi.
Si corre il rischio non essendo informati di ascoltare e fare proprie opinioni di altri, (spesso con interessi specifici), se non peggio di cadere nel razzismo che è sempre e comunque stupido.
Cina e India stanno crescendo economicamente moltissimo, la previsione di crescita del Pil Cinese 2007 è del 9,4%, quello del India del 6,3%, quello del Italia??? Solo 1,3%!!!
Per chi non lo sapesse il Pil è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un paese in un anno. Serve a misurare la ricchezza prodotta in un Paese.
Si tratta quindi di economie giovani, molto attive in cui letteralmente milioni di persone passano da un economia di sussistenza a una società di tipo moderno con i relativi consumi e inquinamento.
E' che ci piaccia, o no, è inarrestabile.
Nel leggere il libro mi sono reso conto di quanto fragile e complessa sia la posizione del Italia come sistema-nazione.
Fragile, perché in molti settori ( per esempio auto, tessile) le nostre aziende sopravvivono grazie a norme restrittive delle importazioni imposte su pressione dei relativi settori alla Comunità Economica Europea.
Questo comportamento è certamente comprensibile (se lavorassi per una di queste aziende caldeggerei soluzioni di questo tipo, pur di salvare la mia occupazione), ma non funziona nel lungo periodo.
La globalizzazione, permette di avere una maggiore interconnessione tra le varie economie nazionali, e nel nostro piccolo quotidiano vuol dire che possiamo avere più scelta di beni, ad un costo minore.
Quindi ci sono vantaggi ( minore costo dei beni, perché prodotti in paesi in cui il costo del lavoro è molto più basso), ma anche svantaggi ( le aziende delocalizzano la produzione dei beni in paesi come Cina e India, perché da noi non conviene=maggiore disoccupazione).
La soluzione proposta da alcuni è quella di continuare ad imporre limitazioni al importazione di beni prodotti da quei paesi, ma secondo l' autore, e io condivido in pieno, non è la strada più giusta.
Decisamente migliore è quella di non competere in settori in cui il costo del lavoro incide fortemente perché persa in partenza ( il costo del lavoro è imbattibile da loro ),
e puntare su settori maturi con prodotti di alta qualità (moda, design), o su settori ad alta tecnologia (informatica, biotecnologie).
Per fare questo servono grossi investimenti nel istruzione, (più tecnici, più informatici, più laureati in materie scientifiche) e un mercato del lavoro più snello e flessibile in entrata e in uscita.
In poche parole, per concludere, la vedo dura per l' Italia, paese in cui l' obiettivo per molti è ancora il posto fisso statale.
Per concludere, consiglio caldamente di leggere questo libro.
Serve ad aprire gli occhi è focalizzare meglio quello che giorno dopo giorno succede attorno a noi, e appunto a darci la sveglia!!!!