sabato 9 giugno 2007

Di quando un classico della letteratura ti aiuta ad essere un genitore migliore....



Commentando il post di Curly ho sentito la necessità di scrivere questo mio post, visto che il brutto fatto di cronaca locale avvenuto vicino a noi, mi ha fatto ricordare di una buona lettura di qualche anno fa', dei miei figli quando erano piccoli, e l' inesperienza di un giovane padre(io).

Premetto, non voglio insegnare nulla a nessuno.
Solo raccontare cosa ne penso, e la mia esperienza in merito, nella speranza che riflettendoci si possano evitare fatti come quello avvenuto a Bressanone.

17 anni fa' ero un giovane padre con un figlio di 1 anno, poca esperienza, e tanta passione per la lettura e le lunghe chiacchierate su tutti gli argomenti possibili e immaginabili.
Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, sia che hai 25, 35 0 45 anni, e spesso con amici e conoscenti, ci si scambiava esperienze, e naturalmente anche se fosse giusto o meno alzare le mani sui figli a scopo educativo (la classica sculacciata), ognuno aveva la sua opinione, e mia moglie ed io non avevamo una idea precisa.
In quel periodo stavo leggendo "Gente di Dublino" di James Joyce, libro veramente bello, e ho letto il racconto "Rivalsa".

Per favore, leggetelo.

Parla di un padre frustrato, forse fragile, sicuramente in difficoltà.
E di come si sfoghi sul figlio, il primo che trova.

Non è il mio caso, sicuramente non è il vostro caso, e Joyce estremizza, ma il messaggio è lo stesso, e allora come adesso lo sento vero per me.

Quando alziamo le mani sui bambini, i motivi sono sempre poco nobili, e ancor meno educativi.
E se cio avviene è perchè abbiamo abdicato alla nostra funzione di educatori.
Da allora, in questi anni non ho mai alzato le mani con i miei figli, anche se a volte se le meritavano ( i famosi capricci).

Oggi, ne sono contento.
Perchè, forse potrei essere io sul giornale al posto di quel padre.

Il confine tra la sculacciata e la violenza, è più sottile di quanto si pensi.





2 commenti:

  1. :-)
    Capisco perchè non lo pubblichi, ma in qualche modo volevo scriverti la spiegazione...
    :-)))
    in futuro credo che sarò un po' latitante sul blog... :-)
    Un bacione!!!
    K

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  2. Ciao Max, credo che un padre arriva a far del male al figlio e non parlo solo fisico, il male non è lo schiaffo o la cinghiata, ci sono figli che hanno ricevuto danni fisici minori,ma segnati per sempre dentro non sarà elegante quello che dico ma necessario, pensate che uno sputo in faccia ricevuto sia meno sopportabile che un ceffone? Non parliamo necessariamente di padri al limite della società civile. Purtroppo la mancanza d'amore ricevuta viene proiettata in automatico al figlio e cosi via, in una assurda spirale, difficile da spezzare. Poi ci sono i casi che finiscono sulla cronaca, ma il peggio avviene tra le quattro mura , con il consenso più o meno placido di chi pensa che sia normale.Il guaio è che i figli a volte nascono, diventando la rappresentazione di quello che non si voleva avere, parafulmini dei temporali della vita secondo quella tipologia di genitori.

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