lunedì 13 agosto 2007

Recensione: Come diventare un Buddha in 5 settimane



Eccomi qui, altro post.

Questa volta per recensire un libro che ho letto qualchjavascript:void(0)
Pubblica poste mese fa', ma che solo ora trovo il tempo di recensire.

Il titolo è:
"Come diventare un Buddha in 5 settimane", si tratta di un libro scritto da Giulio Cesare Giacobbe, autore anche di "Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita", e "Alla ricerca delle coccole perdute".

Lo ho letto per due motivi,
il primo culturale; conoscevo poco della filosofia buddhista, e desideravo conoscerla un pò meglio.
E il secondo, perchè il sottotitolo " Manuale serio di autorealizzazione", mi ha incuriosito, visto che cerco sempre, anche nella vita spicciola di tutti i giorni di trovare un senso più alto, che le dia significato.

Il libro è interessante, dà alcuni buoni spunti da applicare ogni giorno, visto che per chi come noi vive e lavora nella società occidentale, è quasi impossibile rallentare i ritmi, per lo meno imparare a gestire lo stress, non è male.


Il libro parte elencando le 4 nobili verità, e prosegue parlando degli otto nobili sentieri.
Conclude elencando gli esercizi che in 5 settimane portano a farle diventare proprie.

Nel libro lo scrittore, come dice al inizio non parla della religione buddhista, piuttosto ci indica un sentiero psicologico da seguire alla luce dei principi.

Uno dei concetti che più mi ha incuriosito, ed a cui ero parzialmente arrivato anche prima di leggerere il libro, è che spesso molti dei nostri problemi, non provenono dal esterno, ma da come noi interpretiamo quello che ci accade intorno.

Lo ho trovato molto giusto, e spesso cerco di applicarlo con risultati positivi.
Il risultato: una maggiore felicità e serenità, conscio che quello che accade intorno non è ne bene, ne male, lo diventa a seconda di come lo osserviamo.

Spetta a noi decidere se farsi travolgere dai sentimenti, o dominarli.

domenica 12 agosto 2007

Un passo avanti e due indietro, ovvero Debiti Formativi e esami di Riparazione


Se fosse un ballo sarebbe anche divertente, un passo avanti, due indietro, gira a destra e poi a sinistra.

Credo che anche io sarei capace di ballarlo, visto che sono negato per il ballo
( che invidia Richard Gere in Shall We Dance!!!! - Lo avete visto?? ).

Ma ho scelto questo titolo per il post, perchè purtroppo ho l' impressione che in Italia si faccia un passo avanti, verso la competitività, l' innovazione, e due indietro.

Nel post voglio parlare di questa bella, ma strana nazione, e di un ministro della Pubblica Istruzione
http://www.governo.it/Governo/Biografie/ministri/fioroni_beppe_it.html,
che recentemente vedi il link ha avuto una bella pensata, ha detto cose che condivido, tranne una (ecco il motivo del post), e non ha colto, secondo me, il punto del problema.

Fioroni ha detto il 31 luglio 2007:

"Il 41% dei ragazzi accede con debito all’anno successivo di corso e di questi, negli anni scorsi e fino ad oggi, solo uno su quattro riesce a recuperare.

Tre studenti su quattro, invece, sostengono gli esami e si diplomano pur avendo delle lacune non colmate.

Questo con la nuova legge sull’esame di Stato non sarà più possibile.

Ho dunque avviato un monitoraggio e ho stanziato
30 milioni di euro aggiuntivi per i corsi di recupero delle scuole.

Se, nonostante ciò, dovesse perdurare questa situazione anche dopo le verifiche,

credo di dover rimettere mano al ripristino degli esami di riparazione

perché c’è la necessità di avere una data certa che permetta di sapere se il debito è stato superato”. E’ quanto ha affermato oggi il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni presentando i dati sugli scrutini delle superiori con particolare riguardo alla situazione dei debiti scolastici."

Io, come padre di due ragazzi che frequentano le scuole superiori, mi sento parte in causa,
e vorrei dire al Ministro Fioroni (anche se dubito che legga il mio blog):

Trovo come lei preoccupante che 4 ragazzi su 10 vengano promossi con un debito formativo,
ma, ci siamo chiesti perchè questo avviene?

E' possibile che questi 4 su 10 siano sempre e solo ragazzi che non hanno voglia di studiare,
oppure oltre a chi non ha voglia, ci sono anche ragazzi che per qualche motivo,
non traggono il giusto profitto dalle lezioni classiche?

Se cosi fosse come porvi rimedio?

Cosa non ha funzionato in classe affinche il ragazzo non abbia capito con profitto?
Perchè l' alunno in tutto un anno non è riuscito a fare propri gli argomenti?

Ora, certamente il sistema dei debiti non è perfetto,

ma col sistema dei debiti, il ragazzo, la sua famiglia non sono lasciati soli, e impegna o dovrebbe impegnare il sistema scuola, non solo a verificare,
ma anche ad aiutare attraverso i corsi di recupero a colmare il debito formativo.

E cosa facciamo, lo sostitutiamo con gli esami di riparazione, tradotto in parole semplici,
ti rimando a settembre, affari tuoi la preparazione, anzi dei tuoi genitori che sborsano per le ripetizioni, e la scuola è "free", libera.

Ma che soluzione è??

Non è forse troppo facile scaricare la responsabilità solo sugli alunni e i relativi genitori?

Cosa non funziona?

Sono i ragazzi che non hanno voglia di studiare, e di impegnarsi?

Sono forse anche alcuni professori che non sperimentano, non diversificano nuove strade per evitare la dispersione scolastica, per cercare di spiegare in modi che non siano quelli classici (la classica lezione frontale), e che permettano ai ragazzi di imparare, di farsi una cultura?

Viene chiesto anche agli insegnanti il perchè di tanti debiti?
viene chiesto loro cosa possono fare per evitarli?

Vengono pagati adeguatamente?

Sono valutati gli insegnanti?

Da chi, come, in base a quali risultati?

La mie naturalmente sono delle domande retoriche, infatti avendo due ragazzi che frequentano la scuola superiore, ho avuto modo di conoscere dal di dentro, a vari livelli (rappresentante di classe, consiglio di istituto), il "mondo scuola", e i relativi insegnanti.

Ho conosciuto insegnanti meravigliosi (attenzione, non ho detto insegnanti che promuovevano i miei figli), insegnanti che ci mettono una grande passione e altri.....meno (diciamo cosi).

Il problema è, secondo me, che il sistema non funziona e non funzionera fino a che l' insegnante, non sarà responsabile del insuccesso scolastico del alunno, mettendolo in grado attraverso lezioni individualizzate durante l' estate di recuperare quello che non ha capito durante l' anno.

Chiaro, non salveremo il mondo, i pigri, i fannulloni ci saranno sempre,
ma quanti sono?

Quanti sono quelli che semplicemente con lezioni individualizzate capirebbero?

Questa mia affermazione può suonare utopica nella scuola di oggi, ma la domanda da farsi è:
il ragazzo che non colma il debito oggi, che forse andrà zoppicando avanti fino alla maturità,
che forse abbandonerà la scuola, o sceglierà qualcosa di più facile,
quanto costa alla società?

E attenzione, non parlo del costo dei professori, della struttura scuola, ecc,
ma di quello che poteva sapere e non sà.

Di quello che avrebbe potuto fare, lavorativamente parlando e non fà.

Non stupiamoci poi se nei settori trainanti del economia mondiale (software, biotecnologie, telecomunicazioni) siamo drammaticamente indietro.

Un ragazzo che oggi non ha capito la matematica, domani non brevettera un nuovo software,
creando in Italia, lavoro e benessere, al massimo comprera un telefonino prodotto altrove,
o comprera un videogioco prodotto naturalmente altrove.

Un ragazzo che oggi non ha capito la biologia o la chimica, non creera un nuovo farmaco,
lo faranno altrove, noi lo compreremo a prezzo più alto che al estero naturalmente.

Esagero?

Leggetevi, "Il Secolo Cinese", e "L' impero di Cindia" di Rampini.

I ragazzi, sono capitale.

Ministro, lei ha detto:
"Stiamo minando le basi del leggere, scrivere e far di conto – ha commentato Fioroni – e mi chiedo come si sia potuto accumulare in questi anni un debito che per mole e gravità dovrebbe preoccuparci anche di più di quello delle casse dello Stato in quanto più destabilizzante per l’economia del Paese di quello pubblico.

Condivido!

Ma allora andiamo al punto, e con coraggio
1) raddoppiamo lo stipendio agli insegnanti
2) responsabilizziamoli del successo o insuccesso scolastico dei ragazzi;
eliminati i ragazzi fannulloni che non smuoveremo nemmeno con le cannonate, andiamo a recuperare i ragazzi che per qualche motivo, non hanno capito durante l' anno
3) Facciamolo fare agli stessi insegnanti che hanno dato il debito, che si mettano in gioco,
che trovino strategie durante l' estate per recuperare questo "capitale umano" altrimenti perso,
con costi enormi per la società e la competitività della nazione.


P.s. Siccome credo fortemente nel confronto, e nella diversità come ricchezza,
vi linko il sito dove firmare se siete a favore del ripristino degli esami di riparazione.

Naturalmente, io non sono per niente d' accordo, credo come detto che sia un tornare indietro a una scuola che non diventa più seria, migliore.

Ma solo più ingiusta, selettiva nel modo sbagliato, e meno attenta e responsabile della società che ha attorno.
Un passo indietro, insomma.