sabato 31 maggio 2008

La Rana

Di per se non è che come animale mi sia simpaticissimo.

Ma in questa bellissima terra che è l Alto Adige, una rana sta sollevando un polverone incredibile.

Se volete vedere di chi parlo andate qui.

Ma partiamo dal inizio.

Tutto nasce da sabato scorso, quando hanno inaugurato il Museion, cioè il nuovo Museo di Arte Moderna a Bolzano.

Purtroppo fino ad ora non sono riuscito a visitarlo, ma mi sono ripromesso di farlo al più presto.

Ma torniamo alla rana.

Pare che, dico pare, perchè come detto ancora non lo ho visitato, al ingresso, in alto dove in ogni edificio di questa terra trovi un crocifisso, ci sia quest' altro crocifisso con tanto di rana appesa come da foto. 

Si tratta di un opera d' arte, arte contemporanea. E l' autore è Martin Kippenberger.

Si è scatenata subito in questa terra con forti  radici cattoliche, una forte polemica.

Tra chi ritiene offensiva della religione cattolica l' opera, e chi invece la vede come e solo un opera d' arte. 

Io vi racconto semplicemente come ho vissuto la vicenda, per rifletterci su e condividerla con voi.

Premetto che secondo me, in generale, prima di giudicare, sopratutto per l' arte

BISOGNA FARSI DELLE DOMANDE!!!

tipo:

COSA SIGNIFICA?

COSA VOLEVA INTENDERE L' AUTORE?

poi passare alla domanda successiva:

MI PIACE, CONDIVIDO IL MESSAGGIO? 

NON SONO PER NIENTE D' ACCORDO?

Mi pare che qui il problema sia, come al solito, stato affrontato al contrario.

Prima ci dividiamo, pro o contro, bianco o nero, destra  o sinistra.

Poi forse, ma molto forse, e molto poi, cerchiamo di capire.

Io, non sono un critico d' arte, nemmeno principiante, mi sento più un bambino, (provo infatti lo stupore di un bambino) che si sta accorgendo di quanto interessante, bello e meraviglioso è il mondo del arte, e di quanto può darti.

Sto infatti con molta umiltà, e a piccoli passi, leggendo e informandomi, per  avere uno sguardo d' insieme e una mappa concettuale per capire meglio e più a fondo quanto vedo.

E anche per quest' opera andava fatto cosi.

Confesso che appena vista la foto sul giornale, anch' io sono rimasto perplesso.

Mah, chissa? Non sarà una provocazione fine a se stessa?

Colpire, colpisce. Ma cosa vuole dire?

Poi ho letto, e vi invito a leggere, la spiegazione riguardante quest' opera d' arte.

E ho capito. E tutto, almeno ai miei occhi, ha assunto una luce diversa.

Quindi, secondo me, cara la mia Rana e caro Kippenberger

Promossi, e promossi a pieni voti.

Colpito in pieno con il vostro messaggio.

Cerchero di capire e di non trovarmi "abbrutito"

Non capisco invece, ma rispetto, le reazioni di chi non è d' accordo.

Cito dal sito del Alto Adige:

Il vescovo Egger

"La rana crocifissa ha stupito tanti visitatori del Museion e li ha feriti nei loro sentimenti religiosi. Anche se l'autore e il Museion non hanno avuto questo scopo, esiste il diritto che i propri sentimenti religiosi vengano rispettati. Oggi i simboli della fede cristiana vengono spesso disprezzati. Oggi giorno però è fondamentale il rispetto per i simboli e i sentimenti religiosi. Una mostra di opere simili non aiuta la pace tra le culture e le religioni"

Mi permetta vescovo.

Non aiuta la pace tra culture? In che senso?

Sinceramente, almeno con me Kippenberger ha colpito nel segno, e mi sono chiesto "dove e in che modo mi sto abbruttendo? Cosa posso fare per evitarlo?"

In altro modo, e con altri simboli, ma non è il vostro lavoro?

Il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Betori, ha parlato di un'opera che «offende il sentimento religioso di gran parte del popolo italiano» e ha detto che «non è possibile che questo episodio passi sotto silenzio». Secondo Betori, più in generale, «il mondo dell'arte ha perso il dialogo con il mondo religioso».

Mi perdoni mons. Betori, ma il sentimento religioso, secondo me conta poco, conta molto di più il mio comportamento come cattolico, nella vita quotidiana, e quest' opera ben spiegata può scuotere le coscienze, con la mia lo ha fatto.

Diverso è se l' autore volesse dichiaratamente denigrare e offendere Gesù, ma da quello che leggo il senso è esattamente il contrario.

Mi chiedo quindi, perchè non dichiarare:

Avremmo preferito un bel crocifisso, ma se quest' opera  vedendola e comprendendo il senso indurra anche una sola persona a non abbruttirsi, anzi ad elevarsi verso Dio, ben venga.

No, non era possibile?

Possibile, che questa Chiesa non colga l' occasione?

Sbaglio pensando che il problema non è il simbolo o il senso religioso, ma il cambiamento che il simbolo provoca stabilmente in me? Il malessere e il senso di desiderio di cambiamento che provoca in me?

Perchè ancora una volta mi sento più vicino a Dio e meno a questa Chiesa?

mercoledì 28 maggio 2008

Studiando con mio figlio

Ieri stavo aiutando mio figlio più grande a studiare filosofia. Nietzsche, per la precisione.

Infatti se tutto va bene, fra qualche settimana dovrebbe dare l' esame di maturità.

Aiutandolo a ripassare ho trovato una frase molto bella e voglio semplicemente condividerla con tutti coloro che la leggeranno.

La dedico alle persone che stanno passando momenti difficili, o alle persone che li passeranno.

"La vita, dunque, è volontà, e la volontà è forza espansiva infinita.
Che la vita distrugga poi ciò che produce e significhi per l'uomo dolore e crudeltà,
non deve spingere a rinunciare alla vita, a volere il nulla:
di fronte alla crudeltà della vita bisogna essere più crudeli, occorre rispondere con "più vita"

Grazie Friedrich

P.s. se volete saperne di più Nietzsche

sabato 24 maggio 2008

Recensione: Voglia di Cambiare di Salvatore Giannella

Vogliadicambiare  Ho appena finito di leggerlo.

E sinceramente non so se consigliarvene la lettura. Non perchè il libro non sia bello, anzi!!

Ma perchè fa male leggerlo, fa veramente male.

Il libro è diviso in vari capitoli, in ogni capitolo viene trattato uno dei tanti problemi (es. la sicurezza del lavoro, i servizi al infanzia, il problema dei rifiuti, ecc) che bloccano il nostro paese, e viene raccontato come per quel problema una nazione (ad esempio la Spagna) ha risolto in modo eccellente il problema. 

Mentre lo leggerete, la domanda che sorgerà spontanea è:

Ma perchè da noi in Italia, non è possibile?

Dove sta il problema? Perchè in quella nazione funziona e da noi no?

Leggere il libro, come dicevo, fa stare male. 

Sia chiaro, anche in questi paesi ci sono cose che non funzionano, ma la cosa che colpisce è che nel nostro paese nessuno di questi problemi ha avuto negli ultimi 20 anni soluzione.

Colpa della "Casta"?

Sicuramente!

Ma come sempre più mi convinco, la colpa è anche mia, è anche nostra.

Faccio un esempio, uno solo per stuzziccarvi alla lettura, in una città della Germania volevano costruire una centrale nucleare, la popolazione si è opposta duramente, fermamente.

Ma non è stato un no e basta.

La cittadinanza ha proposto un no costruttivo, (cosa MAI VISTA in Italia), ed è nata una gara a cercare soluzioni ecologiche, ed alternative al nucleare.

Il finale? Ve lo lascio immaginare....lo scoprirete leggendolo.

Il modo italiano di risolvere il problema?

Venti anni fa' abbiamo fatto un referendum, (io votai a favore del nucleare), ed è emerso che NON VOLEVAMO IL NUCLEARE.

Benissimo, abbiamo fatto da allora qualcosa come cittadini? Siamo scesi in piazza per chiedere a gran voce l' eolico o altre energie alternative?

NO!

Al italiana, non abbiamo affrontato il problema, lo abbiamo spostato, lo abbiamo rimosso.

Mi piacerebbe vedere questo libro sulla scrivania di ogni politico, e vederli determinati a risolvere i problemi in maniera concreta, non ideologica, e non di parte.

Risolvendo il problema, e non spostandolo.

Cito un altro capitolo, quello, secondo me bellissimo della Flessicurezza, immaginate la situazione: il mio capo, può licenziarmi in 5 gg, non perchè sono un pelandrone, non perchè rubo, ma perchè nella mia azienda non servo.

Immaginate pero' che il giorno dopo l' ufficio di collocamento si metta in moto, io riceva l' 80% dello stipendio per un anno e in qualche giorno mi venga proposto un piano di formazione attraverso il quale io possa trovare in un anno un lavoro adeguato e spesso migliore.

Fantascienza?

Da noi si, parè che in Danimarca funzioni.

Certo costa, certo in Danimarca pagheranno delle tasse molto alte, ma è meglio tenere tutto il personale e far volare una compagnia aerea che perde ATTENZIONE PERDE NON GUADAGNA quasi 1 milione di Euro al giorno?

Chi credete che paghi?

Leggendo il libro ho rafforzato la mia personale opinione, il problema del Italia non è solo "La Casta", siamo anche noi come cittadini che dobbiamo cambiare, e fino a che questo libro non sara' sul comodino di molti, moltissimi italiani, fino a che a scuola, negli uffici, nelle fabbriche questi problemi non diventeranno il centro della discussione, fino a che non saranno lavati da ideologie e non saranno affrontati in maniera pragmatica, in Italia non cambiera niente, ma come sul Titanic  l' orchestra continuera a suonare, per non spaventarci, quando invece sarebbe il caso di preoccuparci e muoversi.

Leggetelo, spegniamo la lavatrice del cervello (=televisione), e parliamone ovunque possibile.

lunedì 12 maggio 2008

Leggere di Corrado Augias

Leggere Di solito mi piace scrivere la recensione di un libro che leggo dicendo se mi è piaciuto o meno.

Mi sono accorto che in realtà, di tutti, ma proprio tutti i libri che ho letto dico sempre che è bello, bellissimo se arriva ad emozionarmi.

Troppo buono? Forse!

Ma non ci posso fare niente, sono fatto cosi.

Infatti credo che un libro sia in realtà come un amico, come gli amici ognuno è diverso, ognuno di cui condividiamo e ci piacciono alcune cose e non capiamo altre, ma nel insieme questa diversità ci arrichisce.

I libri, e i relativi autori sono uguali.

Tornando al libro appena letto diciamo che questo libro è decisamente buono.

Il libro è scritto da Corrado Augias, ed è molto piacevole da leggere. Non è una pedante lezione sul perchè dobbiamo leggere.

Leggerlo è come trovarsi con un caro amico seduti parlando di una passione comune, i libri.

Questo amico ha tanto da darti e ti racconta del perchè lui legge (e nel caso di Augias legge tanto) e accorgerti che sta dicendo con le sue parole quello che tu hai nel cuore riguardo ai libri.

Mentre lui parla, ti accorgi che alcuni, forse molti libri li hai letti anche tu, e sei contento di aver in un certo senso fatto lo stesso cammino, o per lo meno di essere arrivato per strade diverse ad uno stesso luogo, uno stesso libro.

Ti ricordi cosa ti ha lasciato quel libro, cosa ti hanno lasciato quelle pagine, e ti accorgi  spesso che i sentimenti sono gli stessi, solo che lui (Augias) aggiunge particolari e accende riflettori su un punto che non avevi notato e ti si aprono nuovi orizzonti.

Ve lo consiglio caldamente.

Se vi piacciono i libri troverete mille altre ragioni per leggere.

Se non vi piacciono?

Prendo a prestito le parole della poesia del poeta romano del ottocento

Gioacchino Belli dal titolo "20 marzo 1834"

 

"Ch'er mercoledì a mmercato, ggente mie,
sce siino ferravecchi e scatolari,
rigattieri, spazzini, bbicchierari,
stracciaroli e ttant'antre marcanzie,
nun c'è ggnente da dì. Ma ste scanzie
de libbri, e sti libbracci, e sti libbrari,
che cce vienghen' a ffà? ccosa sc'impari
da tanti libbri e ttante libbrarie?
Tu pijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo
che ll'hai tienuto per cquarc'ora in mano,
dimme s'hai fame o ss'hai maggnato troppo.
Che ppredicava a la Missione er prete?
"Li libbri non zò rrobba da cristiano:
fijji, per ccarità, nnu li leggete"

Augias conclude dicendo:

"Foss' anche solo per questo, varrebbe la pena di leggere"

Sante parole signor Augias, e grazie per questo bel libro.

lunedì 5 maggio 2008

Addio Nicola

Sono sconvolto.

Negli ultimi anni, sopratutto grazie a Internet ci arrivano valanghe di notizie, informazioni e quanto altro.

Spesso ci passano cosi, nemmeno le notiamo.

Oppure, a volte ci provocano "l' indignazione da 5 minuti", i 5 minuti a tavola coi colleghi a pranzo, o al bar con gli amici, dove ognuno ha la soluzione del problema pronta in tasca, e poi via con il seguente argomento.

Ma questa notizia no. Non facciamola scivolare.

E' morto Nicola.

Chi era Nicola?

Nicola era un ragazzo, ragazzo qualsiasi, uno dei miei figli per esempio.

E per cosa è morto?

Perchè non ha offerto una sigaretta.

Come è morto?

Pestato, pestato a sangue, pestato a morte da altri cinque ragazzi.

Su tutti i giornali e telegiornali si leggono e si leggeranno particolari, orientamenti politici dei ragazzi che lo hanno aggredito, cause, motivi e conclusioni ed ognuno può dare la propria.

Io ho un pensiero solo:

La violenza non è mai la soluzione. Non è nemmeno un mezzo per arrivare alla soluzione.

Non esiste una buona ragione politica, religiosa, sociale per cui una persona debba morire.

Mai.

Non esiste una buona ragione per cui Nicola sia morto.

Parliamone.

Non impediremo che in futuro muoia un altro "Nicola", ma almeno con i nostri figli, con i nostri amici, con i nostri colleghi ne avremmo parlato e forse uno dei 5 che picchiavano non sara' nostro figlio, non sara' un nostro amico, non sara' un nostro collega.

Inoltre, anche le parole fanno male.

Leggo e linko un post che mi piace moltissimo su un blog - Verona Blog che leggo spesso e con piacere.

Non voglio porre il riflettore su Tosi, il sindaco di Verona.

Ad ognuno può piacere o dispiacere il personaggio, ad ognuno la sua scelta.

Quello che mi preme far notare sono solo le parole che non condivido in nessuno dei due casi:

parlando di Claudiu Stoleru:

"questi criminali"

parlando degli aggressori di Nicola:

"Cinque brutali teppisti neofascisti"

Smettiamola, per cortesia.

Smettiamola di non vedere, che continuamo a mettere etichette (extracomunitario, fascista, comunista, bianco, nero, rosso, giallo, del nord, del sud ecc) serve solo a spostare il problema.

Un ragazzo ha fatto un terribile omicidio

e cinque ragazzi hanno ucciso per futili motivi un altro ragazzo.

Non mi importa se fosse rumeno, non mi importa se fossero neofascisti, mi importa che altri ragazzi la prossima volta ci pensino, ci pensino due, tre, mille volte e scelgano diversamente, scelgano un altra strada invece che quella della violenza. 

Cosi un "Nicola" vivra'.

Addio Nicola.