sabato 13 settembre 2008

Il pugno nello stomaco

 

Spesso parlando con le persone si parla del problema del immigrazione clandestina.

E' chiaro che i problemi esistono, problemi legati ad una cultura diversa, con stili di vita diversi.
E' chiaro che le nostre risorse economiche, sociali non sono infinite.
E che non si può dare tutto a tutti.

Ma quando (purtroppo spesso) ne sento parlare in toni generici e/o superficiali, pongo sempre una domanda:

"Ma tu, pagheresti 3,4, 5000 € per imbarcarti su una bagnarola con cui non attraverserei nemmeno un lago, affrontando il Mediterraneo per arrivare in un paese in cui sei un problema, e se ci arrivi, sarai clandestino, quindi diretto a fare (se ti va bene) un lavoro in nero sottopagato e sfruttato?"

La risposta di solito, non arriva mai.

Quando arriva mi si fa' presente che in effetti non possiamo dare tutto a tutti.
Ed è vero.

Mi si fa' presente che le risorse non sono infinite.
Ed è vero.

Ma io chiedo allora: "Quanta fame ha, quanta paura ha, quanto male sta nel proprio paese, questa gente per venire nel nostro paese nonostante i mille pericoli e insicurezze?"

Le risposte a questo punto non arrivano mai.

Questa è la mia riflessione.

E mi perseguita.

Ma il post lo ho scritto sopratutto per segnalare un articolo di un giornalista di Repubblica  che ha scritto un bellissimo articolo (spiegando molto meglio di me cosa succede) su questo argomento.

Bello, perchè fa' male come un pugno nello stomaco, ti toglie il fiato e non lo dimentichi facilmente.

Non mi interessano le considerazioni politiche. 
Voglio evidenziare l' aspetto umano, le persone, la sofferenza.

Questo conta. Questo mi perseguita. Il resto non mi interessa.

Sia chiaro, io non ho risposte al problema, ma sono felice, i pugni nello stomaco (come questo) mi fanno ancora male, e mi tolgono il fiato come un pugno nello stomaco.

Ricordiamoci questo punto di vista la prossima volta che ne parliamo........pretendiamo soluzioni vere e nuove al problema, libere da ogni demagogia.

 

1 commento:

  1. Ciao Max.Ho letto l'articolo,tutto estremamente reale.
    Mi domando in questa società dove non di rado, si ignorano le esigenze molto meno difficili nella realizzazione, del nostro dirimpettaio, quanto ci si mette a farci passare quel senso di nausea provocato dal pugno in argomento?
    Proprio a Lampedusa si organizza da anni una manifestazione di spettacolo,ben sovvenzionata da uffici istituzionali in nome della problematica sociale-umanitaria.
    In pratica richiama un nutrito numero di turisti ad essa legata, che probabilmente poco interessa il fratello che nel frattempo è diventato cibo per pesci.Qualche inaugurazione di monumenti a tema e poi il silenzio torna a regnare, per mesi fino al prossimo preventivo di bilancio.
    Ormai i nostri stomaci sanno digerire un talebano con tutti gli anfibi, per poi tornare a piangere lacrime di coccodrillo a comando.
    Henry

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