mercoledì 19 novembre 2008

Sondaggio

 

Oh, chiaro Silvio, non ti voto, le tue idee non mi piacciono.

Ma devo dire che la cosa comincia a intrigarmi, curioso come sono, mi chiedo:

Ma al prossimo incontro con un capo straniero cosa farai?

No, no, no non me lo dire mi piacciono le sorprese.

Secondo voi che ci combina??

Godetevi Crozza TROPPO MITICO!!!

domenica 16 novembre 2008

Recensione: L' Audacia della Speranza

Ho appena finito di leggere il libro "L' Audacia della Speranza", scritto nel 2006 da Obama, l' attuale presidente degli Stati Uniti.

Vi consiglio vivamente di leggerlo (sto seriamente pensando di regalarlo a Natale a tutte le persone intelligenti che conosco), per capire meglio quest' uomo, per capire cosa è successo negli Stati Uniti, per capire cosa, (speriamo) potra' succedere.

Il libro è diviso in 9 capitoli divisi per argomenti, nei quali Obama con semplicità e concretezza parla di se stesso, della sua vita, delle sue scelte, di quello che è e vorrebbe fare.

E' un uomo migliore di me, ma è semplice. E' un uomo di sinistra, o come direbbero loro liberal, ma della sinistra che mi piace, e da cui da sempre mi sento attratto, di quella sinistra che conosce il mondo, e vede quanto vi è di brutto, e non smette mai di sognare un mondo diverso, e di provare a cambiarlo, e non accetta di chiudere gli occhi e girarsi dal altra parte. 

Ma di quella sinistra pragmatica che sa scendere a compromessi con i propri sogni e i propri ideali, per realizzare soluzioni imperfette certo, ma che costruiscono giorno dopo giorno un mondo piu' giusto.

E' un uomo che si rende conto della complessità del mondo attuale, e sa che non esistono soluzioni facili a problemi complessi, e che gli slogan e le ideologie del passato che ci hanno portato (spesso bene fino a qui), non sono la strada per il futuro.

Non appare un uomo immobile, un intellettuale astioso che ha capito tutto, ma non riesce a decidere.

Mi ci ritrovo in pieno, mi piace il suo modo di affrontare i problemi, non evitandoli, non cercando una facile retorica, non dando sempre la colpa agli altri.

Mi attrae la sua capacita' di ascoltare, di essere convinto delle proprie ragioni, ma di lasciare una porticina aperta per il dubbio, che forse qualcosa possa essere sfuggita e di non aver capito bene.

Come ho detto piu' volte temo per la sua vita, per il fatto che ci sono persone che non gli perdonano il colore della pelle, per il fatto che se riuscira a portare avanti anche solo un decimo delle sue idee, portera' ad un cambiamento profondo nella società americana e quindi mondiale.

Intendiamoci, non cambiera tutto, andremo ancora a lavorare, a combattere giorno per giorno, per sopravvivere e portare avanti decentemente il nostro vissuto quotidiano, ma qualcosa (spero) cambiera' li lontano negli Stati Uniti, e forse il movimento sara' impercettibile.

Ma in questo libro, di quest uomo che ora è l' uomo al comando della nazione piu' potente della terra ho scoperto una persona, curiosa, intelligente, e semplice.

Ho seguito Dukakis, Clinton, Reagan, i vari Bush, Kerry, Gore, ma questa è una persona che inviterei volentieri una serata a cena a casa mia, con la quale parlare e condividere i pensieri, i dubbi, le angosce.

Il libro ha al inizio una prefazione a cura di Walter Veltroni, e questo mi fa' pensare alla situazione politica in Italia (decisamente penosa) dove ancora stiamo a battibeccare e a darci dei comunisti o fascisti.

Quando saremo noi italiani in grado di eleggere il nostro Obama?

Negli Stati Uniti, il paese dello schiavismo, il paese del Ku Klux Klan, sono riusciti a cambiare a tal punto da eleggere un presidente di pelle nera.

Per non parlare della situazione politica locale, dove si discute e si manifesta per dei monumenti.

Quanto lontana è l' America? Quanto sono lontani i suoi richiami a soluzioni condivise?

e si rafforza sempre di piu' in me il concetto per cui questi cambiamenti partono dal basso, dentro me stesso, e forse gli americani avevano toccato il fondo, ed ora dal fondo quest' uomo gli sta chiedendo di alzarsi e di cominciare un cammino.

Io credo, per quanto vedo intorno a me, che ancora in Italia non siamo pronti, forse ancora non abbiamo toccato il fondo, ancora non ci facciamo le domande giuste, ancora non pretendiamo dalla nostra classe politica quello che in fondo non vogliamo..... (il cambiamento).

venerdì 7 novembre 2008

"Giovane, bello, abbronzato"

Dai diciamolo, a volte può capitare.

E' capitato anche a me, vuoi dire una cosa, e te ne esce un altra.

E anche al Presidente Berlusconi è capitata la stessa cosa, capita.

Poi l' intelligenza e l' umiltà fanno si che uno si accorge del errore, e chiede scusa.

Che ne so, dice:

"Scusatemi, io intendevo dire questo, ma a posteriori mi rendo conto che le parole che ho usato lasciavano intendere altro."

Cose come queste fanno grandi gli uomini.

Ripeto, capita.

Ma considero grave quello che sto leggendo detto dopo la frase incriminata.

Riporto dal Corriere

«Perché c'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendere una laurea pubblica ogni occasione è buona. Io - ha concluso il premier - mi sono veramente rotto e dico quello che penso»."

Non la ha detta vero? Spero che si siano sono inventati tutto i giornalisti.

Ecco se la avesse detta signor Presidente, mi permetta, lei rappresenta l' Italia e non può dire quello che pensa come se fossimo al bar.

Puo sbagliare (capita) e correggersi (fa grande l' uomo), ma non può dire quello che pensa cosi liberamente.

Politicamente non mi riconosco nelle sue politiche, piuttosto in quelle del PD (non mi dia del comunista, che mi arrabbio - vede come si fa', mi veniva incazzo - ma è molto meglio arrabbio, basta stare attenti!!).

Le faccio un esempio, se non sbaglio (non la ho mai conosciuta di persona), lei non è molto alto. Eppure quando uno di idee politiche diverse dalle sue la definisce "un nano", io mi in...ehm arrabbio.

Perchè non è corretto, lei ed io abbiamo idee diverse ma comunque merita il mio rispetto.

Quindi Presidente battuta infelice, ok.

Ma non persista, ci provi, lo dica, ho sbagliato, e che sarà mai ammetterlo.

Ah, dimenticavo Presidente Berlusconi.

Obama oltre a essere "giovane, bello e abbronzato" è pure molto preparato e intelligente e ha delle idee che mi piacciono tantissimo.

E riporto qui la parte che piu' mi piace da pagina 56 del libro di Obama che sto leggendo:

"Forse hanno ragione i critici. Forse non c'è via d'uscita alla nostra grande divisione politica, un infinito scontro armato, e ogni tentativo di cambiare le regole della partecipazione è futile. O forse la banalizzazione della politica ha raggiunto un punto di non ritorno tale che molte persone la vedono solo come un diversivo e nient'altro, uno sport, con i politici come gladiatori panciuti e i simpatizzanti semplici tifosi a bordo campo: ci dipingiamo le facce di rosso o di blu, inneggiamo ai nostri e fischiamo i loro, e se ci vuole un ultimo punto o un colpo basso per battere l'altra squadra, ebbene sia, perché l'importante è vincere.

Io però non la penso così

. Là fuori ci sono, penso tra me, quei cittadini comuni che, cresciuti in mezzo a tutte le battaglie politiche e culturali, hanno trovato un modo - nelle loro vite, almeno - per fare pace con i loro vicini e con se stessi. Immagino il bianco del Sud che crescendo ascoltava suo padre parlare di «negri», ma che in ufficio ha fatto amicizia con un ragazzo di colore e sta cercando di insegnare qualcosa di diverso a suo figlio, e pensa che la discriminazione sia sbagliata ma non vede perché il figlio di un dottore di colore dovrebbe essere ammesso alla Facoltà di legge prima del suo. O l'ex Black Panther che ha deciso di entrare nel mercato immobiliare, ha comprato qualche edificio nel vicinato ed è stanco degli spacciatori di droga di fronte a questi palazzi quanto lo è dei banchieri che non gli concedono un finanziamento per espandere la sua attività. La femminista di mezza età che ancora piange sul suo aborto e la donna cristiana che ha pagato per l'aborto della figlia adolescente, e il milione di cameriere e segretarie temporanee, di infermiere e cassiere del supermercato che ogni fine mese trattengono il fiato nella speranza di avere abbastanza soldi per mantenere i figli che hanno messo al mondo.

Immagino che tutte queste persone stiano aspettando una politica che abbia la maturità di bilanciare idealismo e realismo, di distinguere tra quello su cui si può o non si può venire a patti, di ammettere la possibilità che l'altra parte possa avere ragione qualche volta. Spesso non capiscono le controversie tra destra e sinistra, conservatori e liberai, ma riconoscono la differenza tra dogmatismo e senso comune, responsabilità e irresponsabilità, tra le cose che durano e quelle che passano.Sono là fuori, in attesa che repubblicani e democratici li raggiungano".




Quindi Presidente Berlusconi, secondo me, si scusi.



E caro Veltroni, ok Berlusconi ha sbagliato, ma andiamo avanti.



Negli Stati Uniti sono riusciti a eleggere un presidente nero, da noi possiamo vedere maggioranza e opposizione lavorare



INSIEME per il bene del paese?




Vi diro una cosa, Presidente Berlusconi e On. Veltroni, comincio a invidiare gli americani

mercoledì 5 novembre 2008

Yes they can (si loro possono)

 

Stanotte causa un colpo d' insonnia alle 2.00 ero in piedi, e dopo essermi girato e rigirato nel letto mi sono arreso e alzato per seguire dal mio pc attraverso il sito della CNN le elezioni americane.

Devo dire la verità, speravo vincesse Obama, ma non credevo che lo avrei mai visto nella mia vita, e per un attimo ho pensato davvero, che tutto è possibile.

Mi ha fatto un gran piacere, per diversi motivi.  Ma provo per lui anche tanta pena.

Ecco le mie riflessioni:

 

1) Secondo me il mondo è messo male, talmente male, che le aspettative della gente nei suoi confronti sono elevatissime, e chiaramente Obama non può dal oggi al domani soddisfarle, forse nemmeno in quattro anni.

Quello che può fare, è prendere la barra e invertire con determinazione, ma con delicatezza, la rotta perchè sia chiaro che la direzione verso cui stiamo andando ci porta verso qualcosa di gia' visto, e di non piacevole.

2) Ho sinceramente paura per lui, altre persone hanno usato le stesse parole, indicato la stessa direzione, e poi sappiamo come è finita.

Perchè il "Change", non si esaurisce con l' elezione, ma riguarda tutti, ogni persona d' ora in poi.
Lui da solo non potra' fare niente, il "change" riguarda ognuno di noi, quotidianamente.

Ed è la cosa più difficile del mondo, perchè il "change" fa' male, ti da fastidio, devi cambiare, mollare le tue abitudini, che credevi giuste, che forse erano giuste, ma cambiare fa' paura.

Tanta paura. E alle persone puoi chiedere tutto, ma di cambiare questo, no.

3) sto leggendo il libro scritto da lui, è un uomo abile. Anche Mc Cain, ma Mc Cain assomiglia troppo a quello che gia' viviamo e in cui ho vissuto (bene) i miei primi 43 anni, ma bene e per sempre non vanno d' accordo, e se ancora non ve lo hanno detto, la fuori, fuori dal cortile di casa, intesa come casa, comune, provincia, o nazione sta cambiando tutto.

E bisogna capire cosa sta succedendo, leggere, documentarsi perchè comunque cambiera, anche se non lo vogliamo, e servono uomini che adottini

 

SOLUZIONI COMPLESSE A PROBLEMI COMPLESSI,

NON ESISTONO SOLUZIONI FACILI PER PROBLEMI COMPLESSI

4) il colore della pelle conta, e il fatto che lui sia di pelle nera e sia stato eletto conta il doppio.

E' tragico, ridicolo dirlo, ma è cosi, lui per il colore della sua pelle non deve dimostrare niente, solo di essere un buon presidente.

Se è esistito un problema di pelle, di razza, la colpa è nostra, non sua. In America hanno dimostrato che il "Change" nella testa delle persone in questo senso è possibile, ora Obama è presidente.

Concludo con il titolo:

non yes we can (si noi possiamo), ma yes They can (si loro possono), perchè credo che siamo davvero al anno zero in Italia, e da qui dobbiamo partire.

e per farvi capire vi prego di leggere qui, e ditemi che non è vero, che non lo ha mai detto, nemmeno se non intendeva dire questo.

(P.s. Grazie ministro Maroni, non condivido la sua parte politica, ma in questo caso le sue sono parole giuste)

e poi mi permetto di linkare un post triste ma significativo di un blogger che leggo con attenzione, perchè in questo caso ha davvero ragione, rappresenta dove siamo e bisogna capire che per noi il "change" parte da qui.

Si, perchè non tocca a Obama fare il "Change", tocca a noi cambiare, ognuno di noi, oggi, nelle proprie case, negli uffici, togliendoci il vestitino comodo delle ns. certezze e mettendoci in discussione, leggendo, confrontandoci.

Cominciando a mettere in primo piano il rispetto per chi è diverso da noi.

Cominciando a chiedere soluzioni che siano condivise e non contro qualcun' altro, ma con qualcun altro.

Sono ingenuo? Forse!!!

Ma ho visto eleggere un presidente di colore, comincio a credere che tutto sia possibile......................

YES WE CHANGE

 

domenica 2 novembre 2008

Recensione: Il matematico impertinente di Piergiorgio Odifreddi

Riflettevo sulla strana sensazione che provo quando finisco un libro.

Lo chiudi e sai che probabilmente non lo riprenderai piu' in mano, certo quello che hai letto ti rimane, spesso ti ha cambiato, magari poco, ma ti ha cambiato, ma difficilmente lo riprenderai in mano.

E' un addio, più che un arrivederci.

Il libro che ho letto "Il matematico impertinente" di Piergiorgio Odifreddi è sicuramente un libro da arrivederci, di quelli che finiti ti costringono a tornarci.

Il libro è una raccolta di articoli e  brevi saggi, divisi in 6 categorie: Storia e Politica, Religione, Lingua e Letteratura, Logica, Matematica, Scienze.

In questi saggi attraverso interviste vere o inventate a personaggi che hanno lasciato il segno nella nostra epoca, o parlando di argomenti di attualita' o di domande irrisolte dal uomo nei secoli, evidenzia e approfondisce aspetti che troppo spesso lasciamo per scontati, immersi come siamo in certezze, che in verità poi certezze non lo sono......

Il punto centrale del pensiero del autore è che la scienza e la matematica sono nella nostra cultura preminenti, e ampiamente sottovalutate rispetto ad altre discipline, e che se piu' studiate e comprese molti grossi problemi sociali, religiosi, sarebbero evitabili.

In questo, non posso che dargli completa ragione, ma devo dire in completa onesta, che io per primo, faccio fatica a fare mio questo atteggiamento.

Non penso che la soluzione sia tutta li.

Infatti rimango davvero stupito, e emozionato, quando (cerco) di aiutare mio figlio nello studio di Biologia e Chimica, e nello scoprire la perfezione, e la meraviglia del comportamento della materia vivente.

Ma proprio a questo punto in cui la scienza, mi colpisce e stupisce, ecco che dalla finestra rientra Dio, 
perchè hai l' impressione che abbia lasciato piccole, flebili tracce in ogni cosa, in ogni creazione.
(Nota bene: Dio non le religioni, le quali meriterebbero un post a parte, e Dio, non il Dio di una religione)

E non riesco quindi ritrovarmi completamente nel pensiero del autore. 

Il libro in alcuni punti, sopratutto quando parla di Matematica e Scienze è un po' difficile, e nel leggerlo richiede una particolare attenzione, ma nel suo complesso lo trovo decisamente buono, e sara' uno di quei libri che prenderò in mano spesso per successivi approfondimenti come con una guida.

Ne consiglio la lettura, proprio perchè stimola a confrontarsi con se stessi, e spesso ti può fare sentire a disagio, il che è buon segno, vuol dire avere la necessità di andare più a fondo e capire/capirti meglio, cercando magari di cambiare il proprio modo di osservare le cose, e non darle per scontate, cosa che davvero oggi, richiede un gran coraggio.