lunedì 5 gennaio 2009

Recensione: La Paura e la Speranza di Giulio Tremonti

Avevo deciso di leggere un altro libro, ma ho sentito la necessita' di proseguire il discorso che sto portando avanti con la lettura dei libri di Rampini su quanto sta avvenendo in Cina e India, e con altre letture a titolo di curiosita' e cultura personale sulla crisi economica e finanziaria in atto.

Dopo aver letto i libri di Rampini (davvero molto interessanti e che consiglio), ho sentito la necessità di sentire una voce diversa e di capirne le ragioni.

Ho letto quindi, anche molto velocemente (un giorno circa), il libro di poco piu' di 100 pagine scritto da Tremonti e intitolato "La Paura e la Speranza".

Il libro è diviso in due parti,

la prima, la paura, in cui analizza le cause di quanto sta avvenendo.

La seconda, la speranza, nella quale parte indica alcune soluzioni.

Devo dire che il libro, come tutti i libri, offre alcuni spunti interessanti che in futuro approfondirò.

Ma nel complesso, riguardo al analisi e le possibili soluzioni, il mio giudizio è decisamente negativo, ho l' impressione che serva ben altro per affrontare i cambiamenti che avverranno che le indicazioni di Tremonti.

Da subito, quello che non condivido è l' approccio al problema, leggendolo ho sempre l' impressione che l' autore affronti l' argomento come se i cambiamenti epocali che avvengono siano sempre colpa di qualcun altro che rompe il nostro quieto vivere e le nostre abitudini, di qualcun altro che poteva fare qualcosa e non lo ha fatto, o di qualcuno che viveva in un certo modo e lo ha cambiato.

Trovo che questo sia un approccio sbagliato al problema, perchè non lo pone nella giusta luce.

I fatti economici, politici e sociali che stanno avvenendo sono inarrestabili. Bisogna farsene una ragione, e agire di conseguenza a livello europeo, nazionale ma anche personale, ma guai a guardare (solo) con nostalgia al passato.

E chiaro che tutto non puo' essere come 40 anni fa, la Storia non si ferma mai, non lo ha mai fatto e non lo fara' mai.

Dare la colpa a qualcuno puo' farci sentire meglio nel immediato, ma semplifica il discorso, mentre semplice non lo è.

Tremonti nel libro indica tra la soluzioni per affrontare in maniera appropriata gli avvenimenti futuri la necessità di rivalutare alcuni concetti quali:

Valori,  Famiglia, Identità, Ordine, Autorità, Responsabilità, Federalismo.

Un ritorno alle nostre radici giudaico-cristiane e di rendere piu' efficiente la struttura del Europa Unita (in effetti quando parla di un Unione Europea che non decide e pone solo limiti non ha torto!)

Per i primi concetti su molte cose si può parlarne, ma quando parla di richiamarci alle radici giudaico-cristiane faccio fatica a seguirlo.

Sono d' accordo con lui che sia necessario sapere chi siamo, e da dove partiamo per sapere dove vogliamo arrivare.

Ma cosa si intende per radici giudaico-cristiane? Perchè qui ci sta dentro davvero di tutto.

Volete conoscere le mie radici giudaico-cristiane?

"Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: «Il primo è: "Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più importante di questo » (Mc 12,29-31)."

Eccole le mie radici giudaico-cristiane, si tratta di

accoglienza, di rispetto per il prossimo, di tolleranza.

Chiaro, sono anche pragmatico, e non sto dicendo che si debba dare tutto a tutti, non si tratta di aprire le frontiere a chiunque, e di tollerare qualsiasi cosa.

Ma di possedere questo spirito si. Di non credere che abbiamo il diritto "divino" di disporre e consumare le risorse del pianeta solo perchè in passato lo abbiamo fatto, di non essere migliori di altre razze, o civiltà quando ci dimentichiamo i valori primari delle nostre radici giudaico-cristiane.

In realta' credo che sia necessario essere piu' e meglio informati, e accettare i necessari cambiamenti che avverrano nei prossimi anni, per fare scelte consapevoli e non rischiare pericolose derive razziste o vedere nei conflitti armati la soluzione dei problemi.

Concludo con una frase che conclude il libro e decisamente non mi è piaciuta.

Scrive Tremonti:

"Un tempo sui tram c' era un cartello che invitava i passeggeri a "Non parlare al conducente". Ora è come se quel cartello non ci fosse piu'. Il tram si è fermato, i passeggeri litigano tra di loro e per parte sua il conducente discute con i passeggeri.
Non c'è un progetto comune se non c'è rispetto comune, se non c'è unita' di intenti, se non c'è perseveranza nel perseguirli.
Questo libro vorrebbe essere di aiuto tanto al conducente quanto ai passeggeri. Di aiuto al conducente, per fare il suo lavoro. Di aiuto ai passeggeri, per proseguire serenamente nel loro viaggio"

Non sono d' accordo non siamo sul tram, i passeggeri (cittadini) hanno il dovere (non solo il diritto, ma il dovere) di discutere con il conducente (chi governa) per stabilire la direzione e hanno bisogno (i cittadini) di informazioni chiare, precise e a volte anche non serene, per scegliere e cambiare consapevolmente.

Ecco perchè pur non piacendomi vi consiglio di leggere questo libro.

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