venerdì 31 dicembre 2010

Recensione: Doveva morire di Sandro Provvisionato e Ferdinando Imposimato

 

Il libro parla delle vicende legate al rapimento Moro che avvenne nel 1978.

Ricordo che ero molto giovane quando avvenne il rapimento, e che la cosa mi colpì, in seguito nel tempo a piccoli pezzi lessi vari articoli e mantenni alta la mia attenzione su quelle vicende.

Ho avuto quindi un gran piacere nel leggere questo libro che ha il grande pregio di raccogliere con estrema precisione e dettaglio tutto quanto Ferdinando Imposimato, magistrato che segui il caso ha potuto in svariati anni raccogliere e ne viene fuori un quadro delle vicende a dir poco sconvolgente.

Ne consiglio la lettura per un sano bagno di realismo, o almeno per leggere e controbattere quanto scritto se secondo voi errato, e per farsi alcune domande, di cui alcune rimangono aperte.

Come e perchè nacque il fenomeno terroristico degli anni 70-80? Io ho la necessità di altre future letture per capire il perchè.

Premesso che quanto scritto nel libro sia vero (e io ne sono convinto), come fu possibile un simile intreccio di interessi, sviste più o meno casuali?

Quale è il limite che come cittadini responsabili e attivi possiamo, dobbiamo tollerare, oltre il quale "la ragion di stato" cessa e inizia il non senso, la caduta dei valori fondanti la nostra cultura e civiltà?

Come è possibile che ancora oggi in Italia ci siano "zone oscure" che ci riguardano e di cui come cittadini non abbiamo/possiamo ancora capire e sapere.

Può sembrare banale o solo curiosità letteraria, ma nessuno, e quindi tanto meno noi come cittadini possiamo crescere se non abbiamo il coraggio di metterci difronte allo specchio della storia e di affrontare le verità, anche quelle spiacevoli.

domenica 19 dicembre 2010

Addio e grazie

 

E' di ieri la notizia che è morto Tommaso Padoa Schioppa.

Ho avuto modo di conoscerlo e stimarlo attraverso la sua esperienza di governo nel governo Prodi, ma sopratutto attraverso un libro "La veduta corta".

Il ricordo che ne ho attraverso il libro è di una persona pacata, preparata, concreta e molto lontana da un certo modo di fare politica oggi. Quello che servirebbe.

Il libro in forma di intervista lo ho trovato decisamente bello, preciso, non fazioso e chiaro nel indicare le cause della crisi in corso, ma anche profetico e a suo modo ottimista.

Ancora una volta sta a noi scegliere, se Padoa Schioppa è "bamboccioni" o "tasse bellissime da pagare" o una persona che forse non era un grandissimo comunicatore, ma ha e aveva molte cose saggie da dire e su cui riflettere.

A me mancherà, quindi grazie, e buon viaggio nella nuova esperienza.

Qui sotto trovate:

scheda riguardante Padoa Schioppa su Wikipedia

ultimo articolo apparso sul Corriere della Sera (consiglio di cuore di leggerlo)

sito personale

link nel sito al libro

giovedì 16 dicembre 2010

Sapere aude

 

Sapere Aude è secondo me una delle più belle esortazioni che abbia mai letto, (sembra del poeta latino Orazio e resa famosa da Kant) e in italiano è tradotta come "Abbi il coraggio di conoscere!"

La trovo bella perchè unisce due principi, il coraggio e il conoscere, ed esorta ad applicarli assieme.

Il coraggio di conoscere sarebbe necessario averlo quando leggiamo, quando ascoltiamo la radio o guardiamo la tv (se proprio dovete), per evitare di esprimere giudizi sommari o superficiali, per evitare le indignazioni a comando, e sopratutto di generalizzare, o ragionare per categorie.

Abbiamo in questi tempi uno strumento potentissimo che si chiama Internet.

Possiamo ribaltarlo per cercare e capire, scandagliare tutti gli aspetti di una questione e poi se ci piace e se ci sentiamo preparati scriverne.

Facciamolo!

Il rischio altrimenti è di fare da megafono di opposti estremismi e non cogliere l' essenza del problema, che se non viene colta impedisce di trovare la soluzione allo stesso problema, che guarda caso....come amo dire non sono semplici e richiedono analisi e studio perchè non esistono soluzioni semplici a problemi complessi.

Un buon Sapere Aude a tutti (me per primo!!!).

domenica 12 dicembre 2010

Recensione: Il cimitero di Praga di Umberto Eco

 

Di solito per abitudine non corro dietro nella scelta dei libri da leggere alla moda o al ultimo uscito, ma Umberto Eco è Umberto Eco!

Come dire, non mi aspettavo niente di meno e vi ho trovato tutto quello che mi aspettavo da un autore di cosi grande fama.

Il romanzo è bello, scorrevole, infatti volendo si legge velocemente.

Ma come molte opere di Eco può trarre in inganno visto che permette diversi livelli di lettura e di godibilità, sta al lettore scegliere e affinare il proprio particolare gusto per coglierne le sfumature.

Il libro è paragonabile a una passeggiata in montagna, puoi farla velocemente per arrivare alla meta finale, ma rischi di perderne i particolari e non comprendere la bellezza di quello che ti circonda, ecco perchè a volte è necessario fermarsi, sedere su una panchina e osseravare.

Cosi anche per questo libro puoi leggerlo tutto di un fiato, ma per goderlo appieno bisogna a tratti fermarsi.

Per approfondire o conoscere per la prima volta i fatti storici che fanno da sfondo alla vicenda del protagonista, e che se compresi permettono di comprendere al meglio e a fondo il periodo in cui vive il protagonista e tutto il romanzo.

E' anche un libro inquietante, bella e tremenda la frase del autore

"Eccetto il protagonista, tutti gli altri personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi"

Inquietante davvero, e vi invito a leggere il libro per capire al meglio la mia frase.

Il libro è inoltre di una stretta attualità anche se narra di fatti non recentissimi, perchè le nostre paure sono le stesse, come purè il modo di crearle, questo mi ha fatto molto riflettere considerando a quali conseguenze ha poi portato.

Buona lettura.

Consigliatissimo è Umberto Eco.

mercoledì 17 novembre 2010

Ecco un mio eroe!

 

64 anni matrimonio e il trucco? Non andare mai a letto senza aver chiarito. E' sempre stata la mia ricetta.
Questo è uno dei miei eroi, sopratutto in questi squallidi tempi.

Grazie Presidente.

Dedicato alle donne meravigliose che abbiamo accanto.

domenica 26 settembre 2010

Due compagni di strada

 

Ripropongo due citazioni che leggendo mi avevano colpito e fatto compagnia, inducendomi a riflettere sul loro significato e dandomi nuova forza e grinta per affrontare la vita quando come a volte le strade si faceva più dura e in salita.

La prima:

Viaggiando, cambiano gli orizzonti, cambiano i paesaggi ma le vere meraviglie come i veri problemi rimangono dentro di noi.
(Francesco Petrarca)

Questa mi ha fatto pensare come a volte noi "viaggiamo" e davvero cerchiamo "nuovi orizzonti", cambiando per esempio modi e stili di vita, il nostro corpo, gli hobby e le abitudini, le amicizie, i vestiti e tante altre cose; in pratica prima lasciamo, poi riprendiamo, poi lasciamo di nuovo ma spesso è solo un trucco per non guardaci dentro.

Per scappare dalla verità, da noi stessi, da quello che potremmo essere ma non siamo, dal fatto che la vita da sempre è cambiamento, evoluzione e noi siamo morti dentro paralizzati dalla paura di cambiare, di migliorare e da false sicurezze.

Poi la seconda citazione è di un filosofo che ha detto una frase bellissima, valida in particolare proprio quando la strada si fa dura e siamo li ad un attimo dal crollare.

"La vita, dunque, è volontà, e la volontà è forza espansiva infinita.
Che la vita distrugga poi ciò che produce e significhi per l'uomo dolore e crudeltà,
non deve spingere a rinunciare alla vita, a volere il nulla:
di fronte alla crudeltà della vita bisogna essere più crudeli, occorre rispondere con "più vita"
(Friedrich Nietzsche)

Che forza in queste parole, a volte davvero capita di sentirsi desiderosi del nulla, del lasciatemi in pace voglio scendere, ma è proprio allora che bisogna non arrendersi, non mollare, non appiattirsi.

giovedì 23 settembre 2010

Recensione: La questione Immorale di Bruno Tinti

 

Essere parte di una comunità richiede l' osservanza di regole.

In cambio otteniamo diritti, ma anche doveri.

Secondo me uno dei doveri (non specificato lo sto inventando io) è quello di essere cittadini responsabili e informati.

Per informarci oggi giorno abbiamo molti mezzi (i quotidiani e i libri sicuramente i migliori) ma molto spesso le informazioni che riceviamo ci arrivano dando per scontato che molte parti del discorso siano per noi utenti gia acquisite.

Spesso non è cosi (almeno per me) per esempio: Ultimamente sentiamo dire che la politica, intesa in senso generale, vuole cambiare e riformare la giustizia e cambiare alcune norme della costituzione,  si parla infatti di PM, intercettazioni, separazione delle carriere ecc, e  come detto se siamo dei cittadini responsabili è nostro preciso dovere farci una precisa opinione.

Per farcela non ci sono santi che tengano, bisogna dedicarci del tempo e leggere, leggere, leggere, il pericolo altrimenti è di esprimere opinioni senza avere cognizione di causa, di esprimere opinioni perchè secondo me......

A questo proposito il libro di Bruno Tinti, ex magistrato, parla appunto di come funziona il sistema giudiziario, dei pregi, dei difetti, di quali sarebbero le riforme necessarie a migliorarne l' efficenza, e di come alcune riforme proposte dal mondo politico siano non solo sbagliate e non efficenti, ma anche addirittura pericolose.

Con uno stile scorrevole, spiegazioni semplici e pratiche, e con una sana dose di umorismo aiuta a farci più chiarezza su un argomento che può essere estremamente complesso.

Voglio essere molto chiaro e prendere posizione; condivido praticamente tutto di quanto dice l' autore, anche perchè da tempo ho cercato di leggere e seguire con grande attenzione sui giornali ciò che riguardava queste riforme e trovo che quanto detto dal Tinti sia giusto, ben spiegato e argomentato.

Ma per onesta intellettuale e completezza di informazione continuero a cercare altri libri che spieghino le ragioni opposte.

E' un libro che consiglio con il cuore che rimarra sul mio comodino anche se gia letto è infatti un ottima base di partenza per approfondire le leggi citate, conoscerne le modifiche, e capire il perchè dei cambiamenti attuati.

P.s. L' autore gestisce un blog che ho aggiunto tra quelli che seguo se volete conoscerlo meglio ecco il link

http://togherotte.ilcannocchiale.it/

domenica 19 settembre 2010

Recensione: Noi di Walter Veltroni

 

Il personaggio Walter Veltroni politicamente mi piace e ne conoscevo le idee e posizioni politiche, molto di quanto dice infatti lo condivido, e mi ha incuriosito molto scoprire che aveva scritto un romanzo, e facile decidere di acquistarlo.

Come mi capita spesso lo ho lasciato sullo scaffale per un pò, non mi piace infatti correre dietro alle mode, nemmeno quelle letterarie.

E quando ho iniziato a leggerlo ho scoperto un bel libro, un bel romanzo.

Il libro racconta le vicende di una famiglia, la famiglia Noi appunto, e le racconta attraverso 4 capitoli che sono 4 snodi fondamentali della loro vita Il 1943, il 1963, il 1980 e il 2050.

E' un libro semplice, forse non un capolavoro della letteratura, ma un bel libro scorrevole e piacevole nella lettura, ma impareggiabile quando con assoluta semplicità parla di cosa sia il grigio nella vita degli uomini, o del rapporto tra noi e Dio.

I libri infatti sono un po' come le persone, ne conosci tante con le quali intrecci parole, frasi, discorsi ma poche sono quelle che ti colpiscono, per una frase, un pensiero, un gesto magari inconsapevole.

E in quel istante la tua mente si ferma, il mondo è li ti scorre a fianco, e pure tu sei li in quello spazio in quel tempo, ma la tua mente è da un altra parte e ti accorgi che quella frase, quel pensiero, quel gesto ti ha lasciato il segno, ti ha cambiato e da allora sei diverso.

E forse varrebbe anche solo per questo leggerlo, perchè leggendo quei passi, quelle righe, forse ci capiremmo meglio e magari comincieremo a pensare prima di agire, prima di parlare, prima di scrivere.

Per far si che in questi tristi tempi fossimo un pò diversi.

sabato 11 settembre 2010

Recensione: Costruire una cattedrale di Enrico Letta

 

Spesso nella casella della posta elettronica mi è capitato arrivassero simil catene di Sant Antonio in cui si pregava di diffondere il messaggio inerente lo scandalo dei guadagni  dei parlamentari e i privilegi inarrivabili ai comuni mortali di cui godrebbero.

Le ho sempre odiate e stroncate sul nascere.

Non tanto perchè non ci fosse del vero, e per questo basta leggere "La Casta" di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, decisamente documentato e preciso.

Ma quanto perchè non sopporto in assoluto le generalizzazioni, le opinioni "un tanto al chilo", e la superficialità.

Infatti la tentazione è sempre stata quella di rispondere ai mittenti delle mail con delle domande.

Per esempio: Quale deputato o senatore hai votato o avresti votato o comunque rappresenta la tua zona? Cosa ha fatto? Quali sono le idee politiche che segue? Sai quali leggi ha proposto? gli hai scritto per e-mail per manifestare approvazione o disappunto?

Ebbene, leggere un libro come "Costruire una cattedrale" di Enrico Letta serve proprio a questo, a conoscere idee e argomenti dei personaggi che abbiamo votato o che non voteremo mai.

Il titolo gia indica quale sia l' idea portante del libro, quella di cominciare sopratutto dopo questa crisi a costruire "Cattedrali".

Intese chiaramente non come grandi chiese per il culto religioso, ma come volontà a cominciare o a ricominciare a progettare e costruire la nostra cattedrale, che si chiama Italia.

Letta scrive che per costruire una cattedrale cioè qualcosa di imponente che rimarra nel tempo e rappresenterà i progressi e il livello raggiunto da una civiltà, è necessario il lavoro di molti persone legate ad un obiettivo unico e comune (un obiettivo che forse molti dei soggetti che vi partecipano non vedranno mai completato nella loro vita), ma a cui lavorare con la prospettiva del lungo periodo e della creazione di  valore che duri nel tempo e non solamente al presente.

Come non dargli ragione!  Anche se sinceramente ho la netta impressione che l'  ottica di molte persone sia rivolta non al lungo periodo, e nemmeno al presente, ma allo ieri addirittura.

Il libro sempre ben scritto e leggibile spiega con grande chiarezza quali siano i problemi che frenano questa visione in Italia e analizza gli errori della classe politica di destra e di sinistra, e i gravi pericoli che stiamo correndo.

Un obiezione che può venire leggendo il libro e che si tratti si buone idee ma utopiche, poco "pratiche", e molto teoriche.

Io non penso sia cosi, anzi voglio essere chiaro.

Creare e pretendere una nazione e una società competitiva, flessibile, dinamica non è puro stile intellettuale, ma puro sano egoismo, una garanzia che anche domani quando sarò anziano e avrò diritto alla pensione qualcuno potrà pagarla!

Che finalmente il merito conti più del privilegio, e della cooptazione.

Occuparsi del Italia leggendo e confrontandosi (magari anche solo per non essere d' accordo e proporre altro) su queste idee è dimostrazione di intelligenza e responsabilità.

Invece credere che davvero l' Italia possa continuare cosi con tendenze di invecchiamento della società, natalità a zero o quasi (1,3%).

Pensioni e sanità che assorbono 87% del bilancio del Welfare non lasciando spazio per esempio a risorse per ripartire e riqualificarsi a chi ha perso il lavoro,  o per politiche per la famiglia serie.

Crescita economica bassa da troppi anni.

Tagli invece che ottimizzazione delle risorse e investimenti nella scuola e nel istruzione, cercando come fanno tutte le nazioni che fanno crescita economica di aumentare il livello di  istruzione (guarda caso c'è una stretta relazione tra aumento del reddito pro-capite e livello istruzione).

Risorse destinate ai settori che traineranno la crescita economica del futuro pari a zero.

è essere realmente poco pratici e poco realisti. Anche se è comodo, anche se era cosi fino a ieri e non ci piace cambiare.

Ecco perchè bisogna leggere libri come questo e poi parlarne, magari per non essere d' accordo e proporre altro, ma l' importante è non fare le solite "chiacchere da bar", ma leggere, informarsi, scrivere al proprio politico di riferimento.

Anche questo sarebbe un buon modo di cominciare nella società a cambiare, come dice Letta a costruire Cattedrali.

domenica 5 settembre 2010

L' albatros, i marinai, il Poeta e i miei pensieri

 

C'è una poesia di Charles Baudelaire, molto bella e tra le mie preferite, il cui titolo è Albatros.

Dice così:

Spesso, per divertirsi, i marinai,
catturano albatri, grandi uccelli di mare,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli abissi amari.
Appena deposti sulla tolda
questi re dell'azzurro, vergognosi e timidi,
se ne stanno tristi con le grandi ali bianche
penzoloni come remi ai loro fianchi.
Com'è buffo e docile l'alato viaggiatore!
Poco prima così bello, com'è comico e brutto!
Uno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro, zoppicando, scimmiotta l'infermo che volava.
Il Poeta è come quel principe delle nuvole,
che sfida la tempesta e ride dell'arciere;
ma, in esilio sulla terra, tra gli scherni,
con le sue ali di gigante non riesce a camminare.

 

La trovo bella perchè paragona la maestosità del albatros in volo, la sua bellezza, la sua superiorità quando è nel cielo, a paragone con la goffaggine di quando si trova sulla terra.

Mi fa pensare a cosa è l' uomo, capace di volare in alto di elevarsi e migliorare, di tirare fuori quanto di divino c'è nel proprio animo.

Ma anche capace di scendere a bassezze, sotterfugi e di inventarsi scuse, di creare muri fisici e culturali, per complicare la propria vita e quella degli altri in modo tale che come nel suo inconfondibile stile dice Saramago in Memoriale del Convento "persino il Diavolo si stupisce della sua innocenza e misericordia, lui un supplizio cosi non lo ha mai immaginato a coronamento delle punizioni del suo inferno"

A volte su questo rifletto e mi capita davvero di sentirmi come il Poeta della poesia, tra gli scherni di "marinai" che non sanno concepire altro che la tolda della nave, o terrestramente parlando di persone che hanno perso o non hanno mai avuto la capacità di immaginare che si può vivere diversamente.

Penso che il problema non è il povero albatros goffo sulla tolda, ma la ciurma che non vuole elevarsi e realizzare le proprie potenzialità.

sabato 4 settembre 2010

Recensione: Il mistero degli Esseni - I figli della Luce

 

Verso il 1947 casualmente furono scoperti nella zona di Qumran  che si trova in Cisgiordania (quindi proprio nella zona contesa oggi tra Israele e la Palestina) circa 900 rotoli o pergamene in 11 grotte.

L' importanza di questa scoperta deriva dal fatto che circa il 40% dei rotoli sono relativi a libri presenti ne testi biblici canonici, (es Isaia, Daniele per citarne qualcuno) e dalla datazione attribuita a circa 2000 anni fa.

Non mancano nella vicenda i misteri e le polemiche, infatti ci furono forti ritardi (oltre 30 anni) nella pubblicazione dei testi e dei risultati.

Il libro non è altro che una piccola guida in cui vengono illustrate le possibili origini, il contenuto dei rotoli e le affinità tra i rotoli scoperti e gli Esseni.

Gli Esseni erano una setta guidaica che in un preciso contesto storico (tra il 100 ac e il 200 dc) scelsero di isolarsi nel deserto per condurre una vita in comune cercando di purificarsi in attesa di un messia che gli avesse liberati da questo mondo corrotto, pare avessero grandi capacità curative con le erbe.

Tra i rotoli ritrovati abbiamo Il documento di Damasco (che ci permette di capire le regole di vita i questa setta ebraica), i libri di Enoch (apocrifo del Antico Testamento).

Ho apprezzato di questo libro come lasci spazio a tutte le opinioni, e responsabilità al lettore di approfondire su successivi testi.

Avrei gradito però un libro più completo, con una maggiore analisi delle varie opinioni e citazione delle fonti.

Mi ha molto colpito la teoria del Gesù esseno e  di Yuzu Asaph, teoria sconvolgente per il mondo cristiano se vera, e che sarà oggetto di altre mie letture.

sabato 28 agosto 2010

Recensione: Memoriale del Convento - Cecità di Josè Saramago

DSCF3768Avevo sentito parlare di Saramago non per i suoi libri, ma per alcune sue opinioni e le conseguenti difficolta di pubblicazione del suo ultimo lavoro.

Ne ero rimasto incuriosito; ed è stato così che accompagnando mio figlio per l' acquisto di un libro, ma con la ferma intenzione di non comperare niente. (Visto che ho una lista di attesa di libri da leggere che al confronto quelle per le visite mediche negli ospedali sono niente)

Ma quando lo ho visto sullo scaffale e lo ho sfogliato sulla comoda poltroncina della libreria mi è stato impossibile non comperarlo e iniziare a leggerlo.

Bene, se desiderate leggerlo ed io ve lo consiglio caldamente, sappiate che vi troverete con uno stile completamente diverso da quello che avevo fino ad ora conosciuto, (o per lo meno che io avessi mai letto).

La punteggiatura, l' uso delle virgole, le storie, sono raccontate in modo particolare e unico, travolgente e a tratti irriverente, sia che parli del alto dei cieli, che delle bassezze del nostro corpo.

Saramago è cosi, prendere o lasciare, amarlo o odiarlo.

E io lo ho amato in particolare nel racconto Cecità.

Il racconto Memoriale del Convento racconta le vicende e la vita nel Portogallo del 1700, mescolando fantasia, storia e varie umanità e disumanità con l' inconfondibile stile di Saramago.

Ma il vero capolavoro secondo me è Cecità in questo racconto Saramago racconta di una strana malattia che rende improvvisamente ciechi e con il suo stile sarcastico e irriverente esplora tutti gli aspetti dell' animo umano capace di elevarsi verso l' alto dei cieli e creare un paradiso in terra e di abbassarsi più in basso del inferno.

Da incorniciare la frase che conclude il racconto, eternamente attuale, e assolutamente vera, con la speranza che anche noi un giorno....

Ci vuole coraggio

 

In quest' epoca in cui la cosa più facile è dire cosa gli altri dovrebbero fare, ma non cambiare le proprie opinioni o abitudini negative.

In quest' epoca in cui tutto è relativo, tutto è giusto, tutto è opinabile,  anche il bene e il male, anche il nostro comportamento; e invece non è mai cambiato nulla, semplicemente ci siamo  ritagliati un  vestito di ipocrisie per coprire il fatto che alcune cose sono sbagliate e non vogliamo cambiare in meglio.

In quest' epoca in cui la massima aspirazione sono tanti soldi che si riempiono la vita, ma non ti cambiano dentro o se lo fanno è in peggio, e quindi se valevi poco  con pochi soldi, dopo sarai uno con tanti soldi ma che vale comunque poco.

In quest' epoca in cui ci sentiamo superiori della nostra civiltà occidentale, delle nostre tradizioni; ma in verità non sapremo spiegarne le basi e il perchè pensiamo e agiamo così.

In quest' epoca in cui non conosciamo, ne leggiamo i testi che hanno formato la nostra cultura collettiva, il nostro modo di vedere e interpretare i fatti, ma pur non avendoli letti e capiti li riteniamo "superiori".

In ques' epoca in cui la parola "diversità" è un problema, e non un opportunità.

In quest' epoca in cui non ci si accorge che la civiltà umana è progredita solo quando culture diverse hanno imparato a convivere e contaminarsi con il meglio di ognuna di esse nel reciproco rispetto, mentre è più facile contrapporsi l' una contro l' altra.

In cui c'è sempre qualcuno che sa tutto, che sa come risolvere tutto, e ti viene sempre meno chiesto di pensare da te stesso. Anzi se non pensi è proprio meglio..

In quest' epoca in cui lo slogan potrebbe essere "Si salvi chi può e chi se ne frega del altro" forse è il caso di accettare la sfida di una preghiera e di smetterla di sopravvivere e di cominciare a vivere.

Certo ci vuole coraggio!

 

La vita è un'opportunità, coglila.

La vita è bellezza, ammirala.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere, compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è ricchezza, valorizzala.

La vita è amore, vivilo.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La via è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è un'avventura, rischiala.

La vita è la vita, difendila.

La peggiore malattia oggi

e’ il non sentirsi desiderati

ne’ amati, il sentirsi abbandonati.

Vi sono molte persone al mondo

che muoiono di fame,

ma un numero ancora maggiore

muore per mancanza d’amore.

Ognuno ha bisogno di amore.

Ognuno deve sapere

di essere desiderato, di essere amato,

e di essere importante per Dio.

Vi e’ fame d’amore,

e vi e’ fame di Dio.

Ama la vita così com'è

Amala pienamente,senza pretese;

amala quando ti amano o quando ti odiano,

amala quando nessuno ti capisce,

o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,

o quando ti esaltano come un re.

Amala quando ti rubano tutto,

o quando te lo regalano.

Amala quando ha senso

o quando sembra non averlo nemmeno un pò.

Amala nella piena felicità,

o nella solitudine assoluta.

Amala quando sei forte,

o quando ti senti debole.

Amala quando hai paura,

o quando hai una montagna di coraggio.

Amala non soltanto per i grandi piaceri

e le enormi soddisfazioni;

amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,

amala anche se non è come la vorresti.

Amala ogni volta che nasci

ed ogni volta che stai per morire.

Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

Il giorno più bello? Oggi.

L’ostacolo più grande? La paura.

La cosa più facile? Sbagliarsi.

L’errore più grande? Rinunciare.

La radice di tutti i mali? L’egoismo.

La distrazione migliore? Il lavoro.

La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.

I migliori professionisti? I bambini.

Il primo bisogno? Comunicare.

La felicità più grande? Essere utili agli altri.

Il mistero più grande? La morte.

Il difetto peggiore? Il malumore.

La persona più pericolosa? Quella che mente.

Il sentimento più brutto? Il rancore.

Il regalo più bello? Il perdono.

Quello indispensabile? La famiglia.

La rotta migliore? La via giusta.

La sensazione più piacevole? La pace interiore.

L’accoglienza migliore? Il sorriso.

La miglior medicina? L’ottimismo.

La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.

La forza più grande? La fede.

Le persone più necessarie? I sacerdoti.

La cosa più bella del mondo? L’amore.

Le opere dell’amore

sono sempre opere di pace.

Ogni volta che dividerai

il tuo amore con gli altri,

ti accorgerai della pace

che giunge a te e a loro.

Dove c’e’ pace c’e’ Dio,

e’ cosi’ che Dio riversa pace

e gioia nei nostri cuori.

Siamo solo sassolini buttati nel mare

che fanno increspare l’acqua.

Trova un minuto per pensare, trova un minuto per pregare,

trova un minuto per ridere.

Inno alla vita - Madre Teresa di Calcutta

giovedì 12 agosto 2010

Recensione: Sopravvivere alla Crisi di Jacques Attali

 

A scuola, nel lavoro, nella vita in generale impari molte cose ma quasi mai ad acquisire quelle capacità critiche che ti permettono quando sei in difficoltà di analizzare la situazione, di prendere le opportune decisioni, di prepararsi adeguatamente a eventi che forse sono lontani, forse improbabili, ma comunque possibili.

L' ottimo libro di Attali fa questo.

Parte con un analisi della crisi in cui siamo immersi, e che contrariamente a quanto qualcuno dice è tutt' altro che finita; ne illustra le cause, dimostra che in realtà nulla o poco è cambiato ed è quindi ripetibile.

Prosegue analizzando alcuni potenziali pericoli che si profilano e a breve possono trasformarsi nelle prossime crisi.

Infine spiega 7 concetti, al apparenza molto teorici, in realtà molto utili e pratici per attrezzarci  a sopravvivere alla/e crisi prossime venture.

Il mo giudizio su questo libro è ottimo.

Oltre alla lucida analisi sul perchè siamo in questa crisi, al analisi dei pericoli che potrebbero trasformarsi nelle prossime crisi, ho trovato decisamente interessanti i sette consigli, o le sette linee guida che Attali ci suggerisce come necessari per sopravvivere alle crisi.

I consigli indicati infatti sono applicabili non solo alle crisi politiche, sociali e economiche, ma anche alle crisi personali (divorzi, separazioni, lutti), e non sono come dice l' autore stesso di facile attuazione, ma concordo con Attali cambiare se stessi non lo è mai.

E' proprio questo che mi piace del libro, evidenzia con estrema chiarezza che se anche a noi non piace, se anche non lo vogliamo, se anche guardando giorno per giorno il movimento sembra non esserci e tutto sembra uguale in realtà tutto sta cambiando e ci troviamo immersi in un momento storico, pieno di grandi e profonde trasformazioni.

Non capire cosa sta avvenendo e perchè, badare solo alla propria rassicurante quotidianità, pensando che come i temporali estivi tutto passerà e sarà come prima, potrebbe essere fatale.

Per essere più presenti, consapevoli e poter incidere nelle scelte del tempo in cui stiamo vivendo vi invito alla lettura di questo ottimo libro concludendo con una frase di Gandhi citato dallo stesso Attali

"Siate voi stessi il cambiamento che volete vedere nel mondo"

domenica 11 luglio 2010

Recensione: Per l' alto mare aperto di Eugenio Scalfari

 

Provate a immaginare di incontrare un caro amico, lo salutate e dopo i necessari convenevoli decidete di proseguire assieme la passeggiata che vi eravate proposti di fare.

Cominciate a camminare con ricercata lentezza, ed allora si crea la necessaria atmosfera di spazio e di tempo per parlare di comuni interessi e comuni amici. 

Il libro è proprio questo.

Scalfari ci guida in questo libro in un immaginario dialogo con gli autori della modernità, attraverso la nascità, il culmine, e il tramonto del pensiero moderno.

Il pensiero moderno (non contemporaneo, che è quello attuale) nasce nel 1700 e termina durante il secolo scorso, non è voglio sottolinearlo a caratteri cubitali, pura astrazione letteraria o filosofica, (anche se di libri e di filosofi parliamo), ma è la dimostrazione di come un idea, un pensiero, una filosofia, cioè quanto di più astratto e poco tangibile ci sia, sia la base, la genesi di qualcosa di estremamente pratico, ciò che per esempio mi permette oggi di essere un libero cittadino, in un regime democratico, relativamente istruito, o comunque con la possibilità di accedere a maggiore istruzione e informazione.

Anche solo per capire le ragioni tutt' altro che automatiche, scontate e acquisite per cui oggi sono maggiormente libero rispetto al passato, varrebbe la pena di leggerlo, ma non è questo il solo pregio di questo consigliatissimo libro.

Mi ha permesso infatti di approfondire autori gia letti, esempio Goethe di cui avevo letto Le affinità elettive, di conoscere aspetti diversi della sua arte attraverso nuove future letture (Il Faust).

Mi ha dato opportunità di vedere con occhi diversi classici greci (Omero e Odissea) e romani (Apuleio, di cui ho trovato bellissima la leggenda di Eros e Psiche) e di pensare a come attraverso le leggende e i miti, e poi la letteratura e la filosofia da sempre cerchiamo di capirci e di spiegarci sul senso del umanità.

Mi ha fatto conoscere nuovi autori, eppure cosi significativi in questo cammino.

In particolare tra questi grandi personaggi Alexis de Tocqueville, è stupefacente come un estratto dal suo libro "Democrazia in America" edito nel 1835 e citato nel libro di Scalfari sia tutt' oggi cosi attuale e assolutamente profetico.

Mi chiedo, come mai nelle ore di educazione civica o di Storia non si affronti, non se ne parli, non si discuta di argomenti come questo.

Leggetelo con calma questo libro, senza fretta, godrete di buona compagnia.

sabato 10 luglio 2010

Di quando una foglia che cade ti parla della vita....

 

Ero parte del bosco,

ero parte di qualcosa di grande,

come me, tante, piccole, verdi foglie,

piene di vita,

e insieme davamo senso alla nostra esistenza. 

 

 

Sotto i grandi rami, noi proteggevamo la vita, dal sole caldo e battente.

Poi i giorni hanno cominciato a correre rapidi, intensi e sfuggenti.

Ingiallivo un po' alla volta, e avevo paura,

paura di non fare più parte di qualcosa di grande,

paura della vita che scappa e non la hai presa, non la hai vissuta, non la hai capita.

 

Paura semplicemente di non essere più nulla,

e il giorno è arrivato,

in cui ho perso il colore, ho sentito scivolare la vita,

sempre più lontana,

e lievemente quasi come una danza,

con leggiadra lentezza sono caduta volteggiando sulla terra,

 

Allora, solo allora quando ho toccato la terra, ho capito.

Sono di nuovo e sarò sempre parte di qualcosa di grande,

sono di nuovo parte del bosco.

domenica 4 luglio 2010

Recensione: I Buddenbrook di Thomas Mann

 

Dopo aver indirizzato le vele della mia curiosità su libri di argomento economico o legati alla spiritualità avevo deciso di tornare ai grandi romanzi del ottocento, e ho scelto il romanzo di Thomas Mann "I Buddenbrook".

Thomas Mann, è uno scrittore tedesco nato nel 1875 e morto nel 1955, e attraverso questo romanzo scritto nel 1901 all’ inizio della sua carriera letteraria, ha acquisito fama e notorietà oltre che ad un Premio Nobel nel 1929.

Leggerlo è stata un esperienza gratificante, un piacere per la mente e per lo spirito.

Ci si trova infatti ad osservare la vita, i pensieri, a volte le meschinità di una famiglia di commercianti di Lubecca che attraverso quattro generazioni passa dal agiatezza, successo, potere, dal senso di avere le redini della propria esistenza nelle proprie operose mani ad una condizione di  perenne, inevitabile, fatale decadenza.

Il tutto sullo sfondo di una Germania durante l' ottocento che rapidamente cambia e come capita anche a noi con la nostra vita ci lascia a volte incapaci di  interpretare, capire, vivere in pratica il cambiamento e non solo assistervi.

Sono rimasto profondamente colpito dal pezzo in cui Thomas personaggio principale vive un autentica esperienza spirituale e di come ne reagisce.

Forse l' unica pecca che trovo in questo libro è legata alla mia passione per la letteratura russa del ottocento, trovo infatti che Mann anche se in alcuni punti ti costringe a fermarti e a riflettere sul senso della tua esistenza, non riesca ad avvicinarsi alla capacità degli autori russi di prendersi amabilmente in giro, anche parlando delle peggiori abitudini del proprio popolo (vedi per esempio Gogol).

Consigliatissimo!

sabato 26 giugno 2010

Visita al Mart per la mostra: Arte americana 1850-1960. Capolavori dalla Phillips Collection di Washington

 

Oggi complice una meravigliosa giornata di sole sono andato a Rovereto con mia moglie a visitare il Mart per vedere la mostra sul arte americana dal 1850 al 1960.

Devo dire che la visita ha ampiamente esaudito tutte le mie aspettative.

La mostra nella splendida collocazione del Mart a Rovereto si articola in una decina di sale in cui partendo dal Romanticismo e Realismo si arriva poi ai periodi più recenti.

La dislocazione delle opere nelle varie sale dedicate ognuna ad un epoca permette davvero di viaggiare nel tempo, e di vedere come la pittura e quindi il modo di trasmettere le sensazioni del artista  si trasformi.

Colpisce come la necessità del artista di raccontare il suo tempo  si evolva in stretta relazione alle vicende politiche, economiche e culturali del luogo e ambiente che lo circonda, sia per esaltarne le positività, sia le negatività. 

Tra le opere che più mi hanno colpito sicuramente quelle del famoso Hopper (Realismo urbano) seguite da quella di Kenneth Hayes Miller.

Se posso darvi un consiglio vi invito per un piccolo sovraprezzo a comprendere nel biglietto ingresso la visita alla Casa Depero raggiungibile dal Mart a piedi in pochi minuti attraverso la parte vecchia di Rovereto. 

Depero artisticamente parlando aderiva al movimento Futurista, e la visita alla casa museo mi ha piacevolmente colpito, riappacificandomi con un movimento artistico quello futurista, che forse memore di ricordi scolastici, legavo al fascismo connotandolo negativamente, e che invece attraverso le opere di Depero ho meglio compreso.

lunedì 31 maggio 2010

45 anni quando sarai grande...

 

Siccome domani è il mio compleanno e in fondo 45 anni non sono molti ma nemmeno pochi, mi dedico una canzone che ho sempre trovato bella e piena di significato

Ora sono grande, eppure.........

sabato 22 maggio 2010

Recensione: Il ritorno dell' Economia della depressione e la crisi del 2008 di Paul Krugman

 

Purtroppo tutti o quasi conosciamo gli effetti di questa crisi nata nel 2008 e che sta proseguendo in questi mesi, chiunque infatti ha avuto parenti, amici, conoscenti o se stesso colpito da licenziamenti, casse integrazioni o comunque riduzione di stipendi e di entrate.

Nel 2008 attraverso la lettura dei giornali ho cominciato a rendermi conto che stava arrivando una grossa e pericolosa crisi economica, e pur comprendendo quanto trovavo scritto, ho cominciato a leggere tutto il possibile per capire a fondo fenomeni  e vicende economiche che  sembrano o sembravano molto lontani dalla nostra vita quotidiana, ma invece sono estremamente vicini e collegati.

Per esempio che relazione c'è tra una banca americana che stipula un mutuo casa a totale copertura dell' valore del immobile ad un americano che non ha molte o nessuna proprietà e garanzie del mutuo, e il fatto che io perda il lavoro?.

Ho iniziato cosi a leggere diversi libri sul argomento per cercare di orientarmi nel mondo del economia e della finanza rendendomi conto di alcune cose:

1) in genere, io per primo, in Italia si parla e si comprende molto poco di economia e di finanza, e invece è necessario e obbligatorio comprenderne.
Per farla semplice, non basta saper amministrare bene le proprie entrate e uscite, pur essendo parsimonioso e oculato potresti scoprire che siamo in un sistema economico estremamente interdipendente (per fortuna!) ciò che avviene per esempio in Cina può avere conseguenze sul tuo posto di lavoro.

2) la finanza non fa' cose astruse, la finanza non è cattiva per partito preso, lo speculatore non è nessariamente come i cattivi delle favole, cattivo a prescindere, e a volte potresti scoprire che lo speculatore sei tu stesso.

3) Forse non riusciamo a cambiare i fenomeni macroeconomici, ma gia comprenderne le dimamiche aiuta a non bersi proprio tutto quello che ci viene proposto

4) il mondo in cui viviamo (ma ormai lo dico da anni) non è semplice, anzi è estremamente complesso e non esistono soluzioni semplici, poluliste e demagociche a problemi complessi.

per questa serie di motivazioni ho letto anche il libro di Krugman.

Se volete conoscere meglio Paul Krugman ecco qui la scheda su  Wikipedia, è stato insignito nel 2008 del Premio Nobel per l' Economia.

Ho trovato il libro molto bello e interessante, non eccessivamente difficile a tratti semplice e divulgativo, ma se volete davvero comprendere l' argomento dovete leggerlo con estrema attenzione, tanto che dopo averlo letto una prima volta lo ho riletto per comprenderne a fondo i meccanismi descritti.

E' un libro che consiglio, mi ha permesso di inquadrare e capire meglio vicende economiche che come lettore di quotidiani da quando avevo 18 anni  ricordo di aver letto, infatti ho compreso meglio eventi di cui avevo memoria come il crollo delle borse del 1987, la crisi del Messico del 1994, quella del Argentina, la crisi thailandese e quella russa.

Il libro di Krugman infatti parte da molto lontano e spiega passo dopo passo come questa crisi sia in realtà figlia di quelle precedenti, e di come se non si prendono gli adeguati provvedimenti ci prepareremo alla prossima.

Krugman trae delle conclusioni e propone anche la sua soluzione, che se pur da profano del settore e semplice interessato, condivido in pieno.

 

P.s. Se avete piacere di seguirlo regoalrmente Paul Krugman scrive abitualmente sul Sole 24h 

sabato 17 aprile 2010

Recensione: Divina Commedia Inferno

 

Come altre volte ho detto leggere con i propri figli è un esperienza assolutamente gratificante.

In questa occasione visto che mio figlio deve preparare un esame di letteratura italiana che prevede la lettura di due cantiche della Divina Commedia, ho letto e commentato con lui l' Inferno.

Leggere la Divina Commedia (meglio se con un buon commentario) è  un esperienza assolutamente unica, e se riuscite a superare al inizio le difficoltà causate dal linguaggio e modo di scrivere sicuramente diverso da quello odierno, diventa poi un piacere quotidiano.

Quasi una necessità, una dipendenza, infatti a me questo è successo e si riesce allora a capire perchè oltre che Commedia essa è anche Divina, non solo perchè tratti di argomenti divini, ma  perchè piacevole, gratificante ed edificante come la migliore poesia, incredibile per  la ricchezza e complessità del linguaggio, stupefacente per la capacità espressiva, per la visione morale, e per l' intrecciarsi di vicende storiche che sono raccolte in questo capolavoro e legate alla nostra storia.

Vi consiglio davvero di leggerla, prendendovi tutto il tempo che serve, con calma, gustandone tutti gli aspetti o vari livelli di lettura e approfondimento, perchè a me ha regalato grandi soddisfazioni e gratificazioni.

Ci saranno allora frasi che potranno diventare parte della nostra vita e infatti voglio condividere con voi i versetti 118-120 che mi piacciono particolarmente del Canto 26

 

Considerate la vostra semenza:

fatti non foste a viver come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza".  

Strano, no.

700 anni dopo è ancora cosi attuale. Buona lettura.

lunedì 5 aprile 2010

Mostra: La luce del Rinascimento

 

Continua nella mia città una bellissima iniziativa portata avanti dal Assessorato alla Cultura in Lingua Italiana, infatti presso il Centro Trevi sono esposti 7 quadri e una terracotta che idealmente portano avanti un discorso iniziato con le precedenti mostre.

Nelle precedenti mostre il tema era prima il Barocco Napoletano e in quella seguente il Barocco Romano, mentre in questa occasione si fa un salto indietro cronologicamente parlando del periodo Rinascimentale.

Le opere esposte sono di Bellini, Botticelli, Bergognone e Donatello, Foppa e Tiziano, sono come sempre molto belle e interessanti e permettono di accostarsi direttamente a questi grandi artisti, permettendone la lettura a vari livelli e sotto molti aspetti e vari particolari.

Tra tutti, quello che più mi ha colpito è sicuramente è la Storia di Virginia Romana del Botticelli proprio per i diversi livelli a cui è possibile accostarsi a questo dipinto e per la stupefacente capacità di raccontare e far ragionare su principi e problemi che non sono mai variati nel arco di oltre 2500 anni.

Infatti permette di apprezzarne di primo impatto la semplice bellezza estetica, ma leggendolo poi con attenzione permette di ascoltarne il racconto del artista, e per ultimo ma non meno importante la morale che l' artista vuole lasciarci.

Le opere, ora in prestito fino al 09 Maggio nella mia città provengono dal Accademia Carrara di Bergamo.

Buona visita a tutti.  

qui il link

domenica 4 aprile 2010

Egli non è qui, ma è risuscitato

 

Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento; ma il primo giorno della settimana, la mattina molto per tempo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che aveano preparato. E trovarono la pietra rotolata dal sepolcro. Ma essendo entrate, non trovarono il corpo del Signor Gesù. Ed avvenne che mentre se ne stavano perplesse di ciò, ecco che apparvero dinanzi a loro due uomini in vesti sfolgoranti; ed essendo esse impaurite, e chinando il viso a terra, essi dissero loro: Perché cercate il vivente fra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi com'egli vi parlò quand'era ancora in Galilea, dicendo che il Figliuol dell'uomo doveva esser dato nelle mani d'uomini peccatori ed esser crocifisso, e il terzo giorno risuscitare. Ed esse si ricordarono delle sue parole; (Luca 24:1-8)

Ecco qui il centro della Pasqua, ecco lo scopo della festa.

Questa tomba vuota.

E la frase che disse poi l' apostolo Paolo

"che il Cristo soffrirebbe, e che egli, il primo a risuscitar dai morti, annunzierebbe la luce al popolo ed ai Gentili" (Atti 26:23)

E' resuscitato. Il primo. Per tutti noi.

Poi ognuno può decidere nella propria vita cosa fare, come vivere, cosa seguire ma da 2010 anni la nostra vita in occidente deve fare i conti con questa tomba vuota.

Simbolicamente credo che dovremmo accettare la sfida affiancandoci alle donne che andaronò al sepolcro di Gesù, entrare e trovarlo vuoto, rimanere perplessi e cercare delle risposte.

E vivere di conseguenza alle risposte che troviamo.

Se posso consigliarvi la lettura del Vangelo di Luca capitolo 24

Il dipinto è Le Marie al sepolcro di Bartolomeo Schedoni presso Galleria Nazionale di Parma

P.s. Buona Pasqua

venerdì 2 aprile 2010

Buona Pasqua?

 

E' prassi in questi giorni scambiarsi questo augurio: "Buona Pasqua".

Ma Buona Pasqua perchè? Cosa è la Pasqua?

Dovete sapere o ricordare che duemila e dieci anni fa un uomo innocente di nome Gesù, è stato imprigionato.
Chi aveva allora l' autorità cercò di liberarlo non trovando colpe tali da giusticarne la pena capitale, ma alcuni (non ben intenzionati), fecero pressione perchè venisse condannato, e chi ne aveva l' autorità lasciò scegliere al popolo, che scelse, e condannò un innocente (ricordiamocelo  quando ci riempiamo la bocca di volontà del popolo).

L' uomo fu messo in croce soffrì, e morì.

Assieme a lui c' erano anche due ladroni, anche loro presumo hanno sofferto e saranno morti.

Il punto è questo, l' uomo diversamente dai ladroni disse una frase negli anni prima della morte:

"Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà"   - Vangelo di Giovanni 11:25

Ecco, oggi stasera, voglio ricordare questo uomo che è morto molti anni fa, e la frase che ha detto.

Perchè il senso della Pasqua, il senso di questo venerdi è tutto qui, oserei dire il senso della vita, e in quest uomo, quello che gli accadde in questi giorni e la sua frase.

Il resto, i giorni di festa, i pranzi, le cene, le tradizioni, le visite, gli auguri, le uova di pasqua sono nulla, sono contorno, e il  contorno non è il piatto principale, il contorno appunto serve ad esaltare qualcosa che è il centro, la cosa più importante.

Comunque la pensiate, sulla religione e su quest uomo, proviamo ad aprire oggi il vangelo e leggere, ricordare i fatti di tanti anni fa.

Se posso esservi utile consiglio:

Vangelo di Luca capitoli 22 e 23

L'immagine è il Cristo crocifisso di Diego Velasquez dipinto del 1631 attualmente a Madrid al Museo del Prado

domenica 21 marzo 2010

21 marzo 2010: Giornata mondiale della Poesia

 

Eppure sono solo segni, segni fatta con del inchiostro su un foglio, oppure battuti su una tastiera di un freddo monitor.

Ma a volte, qualche anima eletta e sensibile, le mescola in modo sapiente, mette i giusti ingredienti, e quei segni diventano poesia.

Poesia, parole che ti toccano, ti fanno battere il cuore, restituiscono un senso alla quotidiana lotta del vivere.

Oggi si festeggia la giornata della Poesia.

Ed io che poeta non sono, voglio per commemorarla semplicemente condividere una poesia che da quando la ho conosciuta oltre 30 anni fa, mi accompagna, mi fa pensare, e mi emoziona ancora.

L' infinito di Giacome Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

 

Ecco anche il link della Giornata mondiale della poesia

Giornata mondiale della Poesia 2010

sabato 20 marzo 2010

Recensione: "Tutto quello che dovresti voluto sapere sull Islam e che nessuno vi ha mai raccontato" di John L. Esposito e Dalia Mogahed

 

Molti anni fa una persona che conoscevo aveva problemi di comunicazione con un suo parente e parlando in confidenza mi disse una frase che mi rimase impressa:

"Il silenzio genera mostri".

Trovo che questa frase ben si adatti a questo libro, infatti spesso se abbiamo un incomprensione con una persona e lasciamo passare il tempo non provando a risolverla, giorno dopo giorno, il rancore scaverà fossati sempre più grandi e una piccola crepa diventerà una valle invalicabile di  diffidenze e incomprensioni.

E' un po' questo quello che avviene oggi giorno tra le nostre culture, quella occidentale e quella mussulmana, e leggendo il libro ho pensato a come sia paradossale che nella nostra società in cui siamo sommersi da informazioni, in realtà conosciamo cosi poco delle persone, del pensiero, dei desideri, della civiltà mussulmana, e del Islam la loro religione.

(Devo dire da buon occidentale che in verità conosciamo poco anche le nostre di religioni)

Il libro, di cui consiglio assolutamente la lettura, partendo da un sondaggio fatto con metodi scientifici dal Istituto Gallup nei paesi musulmani, ci permette di conoscere e capire quali siano i desideri, i punti di vista di circa un quarto della popolazione mondiale.

Volutamente in questa recensione non parlo delle conclusioni a cui il libro arriva, questo perchè vorrei che incuriosito da questa recensione ognuno di voi leggesse questo libro e si stupisse.

A me è successo di stupirmi.

Nonostante credo di essere assolutamente ben disposto verso la multiculturalità, aperto al confronto, e cerco di tenermi il più possibile informato, questo libro mi ha aperto gli occhi su un mondo (quello mussulmano) facendomi cadere alcuni preconcetti e indicandomi la strada verso la reciproca comprensione.

Questo libro indica per le persone di buona volontà una strada da seguire, che guarda caso è sempre la stessa rispetto per il prossimo, conoscenza reciproca, buona volontà.

Gli slogan, le notizie calibrate e usate per i propri scopi, le frasi razziste ad effetto, il senso di superiorità, le generalizzazioni, le campagne d' odio lasciateli a chi in realtà non si è accorto che il mondo è cambiato e cambierà.

Io seguo uomini coraggiosi che vogliono costruire un futuro diverso, ed infatti vi lascio qui sotto il link al discorso fatto da Obama all Università del Cairo.

Leggetelo e se leggete il libro potrete capire ancora meglio il senso delle sue parole, la grandezza delle idee di quest' uomo che stimo enormemente.

Discorso di Obama fatto nel 2009 all Università del Cairo

 

mercoledì 10 marzo 2010

Noch mal Leben

 

Oggi complice una giornata di ferie per svolgere varie mansioni, mi sono ritagliato un pò di tempo per visitare una mostra presso la locale università.

La mostra si intitola "Noch mal Leben" o "Vivere ancora" in italiano.

Si tratta di una mostra composta da fotografie di persone che mentre erano malati terminali hanno autorizzato gli autori della mostra a fotografarle, a raccogliere i loro pensieri e a fotografarle poco dopo la loro morte.

Mi è capitato di visitarla di  mattina e come unico visitatore nel più assoluto silenzio, ed è stata un esperienza davvero unica.

Consiglio vivamente di visitarla, la mostra infatti permette di fermarsi un attimo nella frenesia della vita quotidiana e di confrontarsi con quello che come dice il pannello iniziale è forse il più grande "tabu" della nostra cultura e civiltà.

L' incontro inevitabile con la certezza della propria morte e il rapporto con essa, e in fondo con  il senso di tutti i giorni che la precedono.

Qui potete trovare il sito della mostra.

sabato 6 marzo 2010

Recensione: Negri, Froci, Giudei & Co di Gian Antonio Stella

Ho da poco finito di leggere il libro di Gian Antonio Stella "Negri, Froci, Giudei & Co", libro davvero bello.

E mi è difficile recensirlo.

Di Gian Antonio Stella ho gia letto "La Casta" e "La Deriva" scritto assieme a  Sergio Rizzo, ambedue scritti molto bene e la  cui lettura, arrabbiature a parte scorre agevolmente, ma questo libro è secondo me diverso.

Infatti leggendo "La Casta" o "La Deriva", il lettore può indignarsi e votare di conseguenza, rassegnarsi e far finta di niente, ma in quei libri un colpevole c'era, ed era sempre qualcun altro, che ne so il politico della fazione avversa, le varie caste, gli statali, gli evasori ecc.

In questo libro NO! I "colpevoli" siamo noi.

Si, perchè le vicende abilmente descritte non riguardano solo il fascismo o il nazismo, ma leggendo ti accorgi che tutti, ma proprio tutti, a tutte le latitudini e in tutte le epoche storiche, ci sono caduti, segno che il razzismo inteso come paura del diverso è insito in noi e riaffiora sempre, con esiti imprevedibili e drammatici.

E allora il gran merito di questo libro è che se ti poni onestamente difronte alle parole che leggi, se accetti la sfida, il confronto, ti accorgi che il razzismo è stupido. Senza se e senza ma!

E che di conseguenza lo devi evitare.

Mi chiamo Massimo e sono nato in Italia, sono stato cattolico e poi mormone.

Come giudichereste chi dicesse che siccome ho commesso un reato tutte le persone che si chiamano Massimo sono delinquenti?

o che siccome sono italiano tutti gli italiani sono delinquenti?

o che essendo stato cattolico e mormone tutti i cattolici o mormoni sono delinquenti?

Come minimo le giudichereste come persone superficiali, che generalizzano.

Eppure leggendo il libro ti rendi conto che questo e non altro è il metro del pensiero razzista, leggendo sempre più ti rendi conto che nulla, davvero nulla, giustifica leggi, decreti che discriminano l' altro solo perchè appartenente ad una diversa religione, etnia, lingua o colore della pelle.

Ti rendi conto che i problemi di oggi hanno radice negli errori, nelle non-soluzioni di ieri.

Intendiamoci, questo non vuol dire che dobbiamo tollerare tutto, anzi dobbiamo diventare intolleranti, intolleranti si, ma contro il crimine, quale esso sia.

Ma guai, se il giudizio dalla persona che ha commesso il reato si trasmette a tutta l' etnia a cui appartiene, a tutti le persone della sua religione, a tutte le persone che hanno lo stesso colore della pelle, o una lingua diversa dalla mia.  

Sembra ovvio, sembra semplice, sembra logico ma non è cosi e bisogna stare al erta perchè come ho detto riguardo al Olocausto: E' successo, potrebbe risuccedere!

Il mio augurio è che sempre più persone leggano questo libro e che possano riflettere per pretendere soluzioni nuove e mai scritte a problemi vecchi.

C'è bisogno per questo di persone coraggiose, consapevoli.

Coraggiose come quelle che leggendo accettano di mettere in discussione le proprie idee, consapevoli che i problemi esistono ma non si risolvono generalizzando o addossando la colpa al "diverso" di turno.

Non è questione di voti, di colpe della classe politica o altro, il cambiamento parte da me, oggi.

La mia impressione è che se non aumenteranno le persone coraggiose e consapevoli ci prepariamo a nuove pagine per libri come questo.

Ma permettemi, io mi chiamo fuori! Utopista? Forse si, ma io credo che sia maggiore l' utopia di chi chiude gli occhi spaventato dalla complessità del problema e si rifugia in facili slogan.

domenica 14 febbraio 2010

La preghiera di Voltaire

 

Leggere è una bella cosa, leggere tiene attiva la mente.

Leggere ti può anche far trovare parole come quelle che posto qui sotto, parole che ho trovato nel libro che sto leggendo "Negri Froci Giudei & Co" di Gian Antonio Stella, (si quello di "La Casta") libro che parla del razzismo.

Parole che sono tratte da un libro di Voltaire intitolato "Trattato sulla Tolleranza".

Parole che ti fanno emozionare, pensando che se 250 anni fa un uomo le ha pensate e scritte allora non sei solo e sei in buona compagnia a pensarlo, anche se ti senti strano nel pensarle e a non fare/essere come tanti che vedono solo l' ovvio.

Parole che ti mettono tristezza perchè ci pensi e ti rendi conto che in mezzo tra queste parole e te ci sono state ripetute guerre, vari genocidi, la Shoah, e che nel corso del tempo la casacca del diverso, della vittima è stata indossata da diversi popoli, da diverse persone, mentre costante è rimasta la stupidità del concetto di razzismo e di chi in esso ci si riconosce.

Ve le posto qui sotto perchè trovo siano universalmente valide, non risolvono i problemi che certamente esistono, ma inducono a pensare.

Preghiera a Dio Capitolo XXIII del libro "Trattato sulla Tolleranza Voltaire"

"Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te,
Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi:
se è lecito che delle deboli creature,
perse nell'immensità e impercettibili al resto dell'universo,
osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato,
a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa' sì che questi errori non generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l'un l'altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda;
fa' che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera.
Fa' sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,
tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole,
tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate,
tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te,
insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa' in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole;
che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera;
che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa' che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo,
e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano "grandezza" e "ricchezza",
e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c'è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!
Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,
come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell'attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace,
ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse,
dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante."

sabato 30 gennaio 2010

Recensione: Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

Conoscevo questo libro da diversi anni pur non avendolo mai letto, e sapevo per sommi capi di cosa parlava.

Girovagando in una mattinata di ferie, mi è capitato di notarlo sullo scaffale di una libreria, ne ho aperto una pagina rimanendone stregato.

Il libro è composto da una serie di poesie-epitaffi, che si dispiegano nella visita in cui l' autore ci conduce al cimitero di Spoon River, e mentre transitiamo, ogni tomba, ogni defunto, finalmente libero da ogni costrizione e convenzione sociale oltre che dalla vita, narra quello che pensa della vita stessa, o di ciò che in vita gli è accaduto.

E' un opera bellissima, di cui ne consiglio la lettura, da leggere con calma, è un libro che lega la verità, la vita e la morte, amalgamandole nelle poesie dei personaggi, poesie nello stesso tempo profonde ma sempre semplici, immediate.

Alcune di esse mi hanno toccato il cuore e stimolato la mente, costringendomi a fermarmi, a considerare o a riconsiderare alcuni aspetti e significati della mia esistenza.

mercoledì 27 gennaio 2010

Ricordiamolo

 

Oggi è la Giornata della Memoria, 65 anni fa' i russi entrarono nel campo di Auschwitz e scoprirono quella che secondo me è la dimostrazione di quanto gli uomini possono scendere in basso.

Di quanto si possa perdere il senso della parola uomo, il senso della parola umanità.

Proprio in questi tempi, in questi travagliati tempi, perchè non risucceda leggiamo, parliamone, discutiamo e litighiamo se serve, ma per favore non dimentichiamo.

E' successo, può risuccedere.

Non deve più succedere!

Ps un grazie di cuore alla redazione di Repubblica Tv per l' ottimo servizio e la possibilità di condividerlo.

 

domenica 24 gennaio 2010

Recensione: In principio era Darwin di Piergiorgio Odifreddi

Ho letto questo breve ma intenso libro (circa 130 pagine) a due livelli.

Il primo, leggendolo senza preoccuparmi di comprenderne a fondo le terminologie scientifiche e tecniche, cercando piutttosto di coglierne il senso generale del discorso; e il secondo approfondendo, rispolverando, o conoscendo termini, concetti e implicazioni dei risultati degli esperimenti brevemente descritti.

Ho trovato molto interessante questo libro, perchè mi ha dato la possibilità di conoscere meglio e con mia grande soddisfazione la teoria evoluzionista di Darwin, cercando ancora una volta risposte su quale sia la reale origine della nostra specie.

Le domande senza risposta sono se sia  provata o meno la teoria del evoluzione, nelle cui implicazioni si tende ad escludere l' intervento nella Creazione e in fondo anche l' esistenza di Dio, o se sia vero il contrario, cioè le le teorie creazioniste (fortemente volute e spinte dalla Chiesa), che nelle moderne interpretazioni vedono un Disegno Intelligente nel creato.

Il libro è scritto da Odifreddi, autore che conosco per aver letto il Matematico Impertinente, vedi post di recensione qui, e come relatore di un paio di DVD di Filosofia che ho visto per il ciclo "Il Caffè Filosofico".

E' un autore molto interessante, provocatore a tratti, ma di sicuro dopo aver letto i suoi libri non riesci a passare ad altro senza sentire lo stimolo di riflettere, di approfondire, e di trarre conclusioni dai suoi ragionamenti.

L' autore parla di scienza, e a volte è necessario quindi fermarsi, approfondire e comprendere concetti che se non ben capiti, rendono inutile la lettura dei suoi libri.

E questo, in una società in cui esiste una scarsa conoscenza e cultura scientifica, è gia un ottimo motivo per leggere i suoi libri.

Rimane, di fondo, il costante dubbio, e la Domanda su chi, cosa e come sia Dio, perchè nonostante tutto non è facile emarginarlo dalla nostra vita interiore e esteriore.

sabato 23 gennaio 2010

Il tarlo silenzioso e nascosto

 

In senso figurato il tarlo è inteso come noia, tormento, pena insistente.

E  ultimamente di nuovo, penso di averne uno.

Il Tarlo è Dio.

Chi sei mio Dio? Cosa vuoi da me? So che esisti! Ma mi conosci non mi accontento di risposte facili.

E' da quando ero piccolo che cerco di capirti, di conoscerti, di comprenderti.

Nel corso della mia vità ho avuto varie "fasi", cattolico per nascità, ateo fiducioso nelle virtù della scienza verso i 18 anni, mormone per molti formativi e interessanti anni.

Ti ho cacciato dalla mia mente, ti ho cercato poi con forza, sei uscito e poi rientrato.

A volte credo di averti capito, a volte credo di averti percepito, a volte ho cambiato strada per evitarti.

Ora sto leggendo di Darwin, del evoluzione del uomo, delle sue e di altri scoperte scientifiche, riconosco che è vero, che è giusto, e mi appassiona ciò che leggo, mi ci ritrovo, e ricordo sentimenti, pensieri dei miei 18 anni, ma nello stesso tempo mi sono anche iscritto ad una newsletter che mi manda quotidianamente nella casella di posta elettronica 4 brani della Bibbia al giorno, e ciò mi stimola a leggerli.

E cosi è ricominciata silenziosa, dentro di me, una vecchia guerra.

In mezzo come allora, io.

E di nuovo ricominciano, eterne domande e infiniti silenzi nel mio cuore e nella mia mente, in attesa di capire, cercando di conciliare scienza e fede.

Ma dove sei mio Dio e quali sono le tue risposte?

domenica 17 gennaio 2010

Recensione: La Mano di Fatima di Idelfonso Falcones

 

Mescolate lentamente in poco meno di 1000 pagine un bel racconto pieno di colpi di scena con fatti storici, vicende di popoli,  di religioni e civiltà, con palazzi espressione di fede e arte del uomo, con simboli di fede, amalgamate il tutto con una scrittura scorrevole e otterrete il libro "La mano di Fatima" di Idelfonso Falcones.

L' avvincente romanzo ruota attorno alle vicende di Hernando o anche Ibn Hamid, un ragazzo puro di cuore, che persino nel duplice nome, cristiano e mussulmano, si trova sempre in bilico tra due mondi, quello cattolico e quello islamico, al apparenza inconciliabili, nella Spagna di fine 1500.

Attorno a lui si sviluppano le vicende del libro, che ho trovato davvero bello, e che consiglio di leggere anche perchè oggi, in un momento in cui la Storia ha ripreso a muoversi è o può essere di un attualità sorprendente.

Per godere appieno del libro, il mio consiglio è di fare prima una breve ripassata delle vicende che riguardano la Spagna, e in particolare del epoca che va dal 700 dc al 1500-1600, questo permetterà al lettore di godere pienamente dei fatti narrati comprendendoli nel loro quadro storico.

Inoltre, non guasta la comprensione e conoscenza di alcuni aspetti base della religione islamica per capire meglio il personaggio e la sua fede, a tale proposito segnalo (e recensirò a breve) il libro "Atlante Illustrato dell' Islam" Ed Giunti Autore Raffaele Russo ( lo ho trovato davvero ottimo come guida base)

La bellezza di questo romanzo, sta anche in questo, alle persone di buona volontà, a coloro che non si vogliono arrendere, permette di riflettere su quello che è stato, su quello che oggi sta succedendo, su quello che potrebbe risuccedere, e di farsi delle domande chiedendosi se forse oggi è evitabile e nuove pagine inedite possano essere scritte nel grande libro della Storia del uomo, senza che ancora si debba parlare di conflitti, odi e contrasti religiosi, politice e razziali.

Fosse anche scritto male e non lo è, varrebbe la pena di leggerlo solo per questo.

giovedì 7 gennaio 2010

E' ora di tornare.

 

Ebbene si!

Ad aprile del anno scorso in preda a momenti davvero difficili, e sopratutto allo sconforto, non riuscivo più a scrivere.

Non avevo nulla dire, non sentivo voglia di condividere i miei pensieri.

Ma mi sono accorto in questo mesi di silenzio, che scrivere, come dice una cara persona, non è per gli altri, è per se stessi.

E infatti cosi sia, ci riprovo, ne ho bisogno.

Abbiate pazienza, e se proprio non avete altro da fare di meglio perdetevi nei mie pensieri, nelle mie osservazioni.

La vita in fondo è un viaggio.

E questo non vuole essere altro che un diario di viaggio, quello della mia vita, mentre la osservo dal finestrino

Si parte..