domenica 14 febbraio 2010

La preghiera di Voltaire

 

Leggere è una bella cosa, leggere tiene attiva la mente.

Leggere ti può anche far trovare parole come quelle che posto qui sotto, parole che ho trovato nel libro che sto leggendo "Negri Froci Giudei & Co" di Gian Antonio Stella, (si quello di "La Casta") libro che parla del razzismo.

Parole che sono tratte da un libro di Voltaire intitolato "Trattato sulla Tolleranza".

Parole che ti fanno emozionare, pensando che se 250 anni fa un uomo le ha pensate e scritte allora non sei solo e sei in buona compagnia a pensarlo, anche se ti senti strano nel pensarle e a non fare/essere come tanti che vedono solo l' ovvio.

Parole che ti mettono tristezza perchè ci pensi e ti rendi conto che in mezzo tra queste parole e te ci sono state ripetute guerre, vari genocidi, la Shoah, e che nel corso del tempo la casacca del diverso, della vittima è stata indossata da diversi popoli, da diverse persone, mentre costante è rimasta la stupidità del concetto di razzismo e di chi in esso ci si riconosce.

Ve le posto qui sotto perchè trovo siano universalmente valide, non risolvono i problemi che certamente esistono, ma inducono a pensare.

Preghiera a Dio Capitolo XXIII del libro "Trattato sulla Tolleranza Voltaire"

"Non è più dunque agli uomini che mi rivolgo; ma a te,
Dio di tutti gli esseri, di tutti i mondi, di tutti i tempi:
se è lecito che delle deboli creature,
perse nell'immensità e impercettibili al resto dell'universo,
osino domandare qualche cosa a te, che tutto hai donato,
a te, i cui decreti sono e immutabili e eterni, degnati di guardare con misericordia gli errori che derivano dalla nostra natura.
Fa' sì che questi errori non generino la nostra sventura.
Tu non ci hai donato un cuore per odiarci l'un l'altro, né delle mani per sgozzarci a vicenda;
fa' che noi ci aiutiamo vicendevolmente a sopportare il fardello di una vita penosa e passeggera.
Fa' sì che le piccole differenze tra i vestiti che coprono i nostri deboli corpi,
tra tutte le nostre lingue inadeguate, tra tutte le nostre usanze ridicole,
tra tutte le nostre leggi imperfette, tra tutte le nostre opinioni insensate,
tra tutte le nostre convinzioni così diseguali ai nostri occhi e così uguali davanti a te,
insomma che tutte queste piccole sfumature che distinguono gli atomi chiamati "uomini" non siano altrettanti segnali di odio e di persecuzione.
Fa' in modo che coloro che accendono ceri in pieno giorno per celebrarti sopportino coloro che si accontentano della luce del tuo sole;
che coloro che coprono i loro abiti di una tela bianca per dire che bisogna amarti, non detestino coloro che dicono la stessa cosa sotto un mantello di lana nera;
che sia uguale adorarti in un gergo nato da una lingua morta o in uno più nuovo.
Fa' che coloro il cui abito è tinto in rosso o in violetto, che dominano su una piccola parte di un piccolo mucchio di fango di questo mondo,
e che posseggono qualche frammento arrotondato di un certo metallo, gioiscano senza inorgoglirsi di ciò che essi chiamano "grandezza" e "ricchezza",
e che gli altri li guardino senza invidia: perché tu sai che in queste cose vane non c'è nulla da invidiare, niente di cui inorgoglirsi.
Possano tutti gli uomini ricordarsi che sono fratelli!
Abbiano in orrore la tirannia esercitata sulle anime,
come odiano il brigantaggio che strappa con la forza il frutto del lavoro e dell'attività pacifica!
Se sono inevitabili i flagelli della guerra, non odiamoci, non laceriamoci gli uni con gli altri nei periodi di pace,
ed impieghiamo il breve istante della nostra esistenza per benedire insieme in mille lingue diverse,
dal Siam alla California, la tua bontà che ci ha donato questo istante."

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