domenica 21 marzo 2010

21 marzo 2010: Giornata mondiale della Poesia

 

Eppure sono solo segni, segni fatta con del inchiostro su un foglio, oppure battuti su una tastiera di un freddo monitor.

Ma a volte, qualche anima eletta e sensibile, le mescola in modo sapiente, mette i giusti ingredienti, e quei segni diventano poesia.

Poesia, parole che ti toccano, ti fanno battere il cuore, restituiscono un senso alla quotidiana lotta del vivere.

Oggi si festeggia la giornata della Poesia.

Ed io che poeta non sono, voglio per commemorarla semplicemente condividere una poesia che da quando la ho conosciuta oltre 30 anni fa, mi accompagna, mi fa pensare, e mi emoziona ancora.

L' infinito di Giacome Leopardi

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

 

Ecco anche il link della Giornata mondiale della poesia

Giornata mondiale della Poesia 2010

sabato 20 marzo 2010

Recensione: "Tutto quello che dovresti voluto sapere sull Islam e che nessuno vi ha mai raccontato" di John L. Esposito e Dalia Mogahed

 

Molti anni fa una persona che conoscevo aveva problemi di comunicazione con un suo parente e parlando in confidenza mi disse una frase che mi rimase impressa:

"Il silenzio genera mostri".

Trovo che questa frase ben si adatti a questo libro, infatti spesso se abbiamo un incomprensione con una persona e lasciamo passare il tempo non provando a risolverla, giorno dopo giorno, il rancore scaverà fossati sempre più grandi e una piccola crepa diventerà una valle invalicabile di  diffidenze e incomprensioni.

E' un po' questo quello che avviene oggi giorno tra le nostre culture, quella occidentale e quella mussulmana, e leggendo il libro ho pensato a come sia paradossale che nella nostra società in cui siamo sommersi da informazioni, in realtà conosciamo cosi poco delle persone, del pensiero, dei desideri, della civiltà mussulmana, e del Islam la loro religione.

(Devo dire da buon occidentale che in verità conosciamo poco anche le nostre di religioni)

Il libro, di cui consiglio assolutamente la lettura, partendo da un sondaggio fatto con metodi scientifici dal Istituto Gallup nei paesi musulmani, ci permette di conoscere e capire quali siano i desideri, i punti di vista di circa un quarto della popolazione mondiale.

Volutamente in questa recensione non parlo delle conclusioni a cui il libro arriva, questo perchè vorrei che incuriosito da questa recensione ognuno di voi leggesse questo libro e si stupisse.

A me è successo di stupirmi.

Nonostante credo di essere assolutamente ben disposto verso la multiculturalità, aperto al confronto, e cerco di tenermi il più possibile informato, questo libro mi ha aperto gli occhi su un mondo (quello mussulmano) facendomi cadere alcuni preconcetti e indicandomi la strada verso la reciproca comprensione.

Questo libro indica per le persone di buona volontà una strada da seguire, che guarda caso è sempre la stessa rispetto per il prossimo, conoscenza reciproca, buona volontà.

Gli slogan, le notizie calibrate e usate per i propri scopi, le frasi razziste ad effetto, il senso di superiorità, le generalizzazioni, le campagne d' odio lasciateli a chi in realtà non si è accorto che il mondo è cambiato e cambierà.

Io seguo uomini coraggiosi che vogliono costruire un futuro diverso, ed infatti vi lascio qui sotto il link al discorso fatto da Obama all Università del Cairo.

Leggetelo e se leggete il libro potrete capire ancora meglio il senso delle sue parole, la grandezza delle idee di quest' uomo che stimo enormemente.

Discorso di Obama fatto nel 2009 all Università del Cairo

 

mercoledì 10 marzo 2010

Noch mal Leben

 

Oggi complice una giornata di ferie per svolgere varie mansioni, mi sono ritagliato un pò di tempo per visitare una mostra presso la locale università.

La mostra si intitola "Noch mal Leben" o "Vivere ancora" in italiano.

Si tratta di una mostra composta da fotografie di persone che mentre erano malati terminali hanno autorizzato gli autori della mostra a fotografarle, a raccogliere i loro pensieri e a fotografarle poco dopo la loro morte.

Mi è capitato di visitarla di  mattina e come unico visitatore nel più assoluto silenzio, ed è stata un esperienza davvero unica.

Consiglio vivamente di visitarla, la mostra infatti permette di fermarsi un attimo nella frenesia della vita quotidiana e di confrontarsi con quello che come dice il pannello iniziale è forse il più grande "tabu" della nostra cultura e civiltà.

L' incontro inevitabile con la certezza della propria morte e il rapporto con essa, e in fondo con  il senso di tutti i giorni che la precedono.

Qui potete trovare il sito della mostra.

sabato 6 marzo 2010

Recensione: Negri, Froci, Giudei & Co di Gian Antonio Stella

Ho da poco finito di leggere il libro di Gian Antonio Stella "Negri, Froci, Giudei & Co", libro davvero bello.

E mi è difficile recensirlo.

Di Gian Antonio Stella ho gia letto "La Casta" e "La Deriva" scritto assieme a  Sergio Rizzo, ambedue scritti molto bene e la  cui lettura, arrabbiature a parte scorre agevolmente, ma questo libro è secondo me diverso.

Infatti leggendo "La Casta" o "La Deriva", il lettore può indignarsi e votare di conseguenza, rassegnarsi e far finta di niente, ma in quei libri un colpevole c'era, ed era sempre qualcun altro, che ne so il politico della fazione avversa, le varie caste, gli statali, gli evasori ecc.

In questo libro NO! I "colpevoli" siamo noi.

Si, perchè le vicende abilmente descritte non riguardano solo il fascismo o il nazismo, ma leggendo ti accorgi che tutti, ma proprio tutti, a tutte le latitudini e in tutte le epoche storiche, ci sono caduti, segno che il razzismo inteso come paura del diverso è insito in noi e riaffiora sempre, con esiti imprevedibili e drammatici.

E allora il gran merito di questo libro è che se ti poni onestamente difronte alle parole che leggi, se accetti la sfida, il confronto, ti accorgi che il razzismo è stupido. Senza se e senza ma!

E che di conseguenza lo devi evitare.

Mi chiamo Massimo e sono nato in Italia, sono stato cattolico e poi mormone.

Come giudichereste chi dicesse che siccome ho commesso un reato tutte le persone che si chiamano Massimo sono delinquenti?

o che siccome sono italiano tutti gli italiani sono delinquenti?

o che essendo stato cattolico e mormone tutti i cattolici o mormoni sono delinquenti?

Come minimo le giudichereste come persone superficiali, che generalizzano.

Eppure leggendo il libro ti rendi conto che questo e non altro è il metro del pensiero razzista, leggendo sempre più ti rendi conto che nulla, davvero nulla, giustifica leggi, decreti che discriminano l' altro solo perchè appartenente ad una diversa religione, etnia, lingua o colore della pelle.

Ti rendi conto che i problemi di oggi hanno radice negli errori, nelle non-soluzioni di ieri.

Intendiamoci, questo non vuol dire che dobbiamo tollerare tutto, anzi dobbiamo diventare intolleranti, intolleranti si, ma contro il crimine, quale esso sia.

Ma guai, se il giudizio dalla persona che ha commesso il reato si trasmette a tutta l' etnia a cui appartiene, a tutti le persone della sua religione, a tutte le persone che hanno lo stesso colore della pelle, o una lingua diversa dalla mia.  

Sembra ovvio, sembra semplice, sembra logico ma non è cosi e bisogna stare al erta perchè come ho detto riguardo al Olocausto: E' successo, potrebbe risuccedere!

Il mio augurio è che sempre più persone leggano questo libro e che possano riflettere per pretendere soluzioni nuove e mai scritte a problemi vecchi.

C'è bisogno per questo di persone coraggiose, consapevoli.

Coraggiose come quelle che leggendo accettano di mettere in discussione le proprie idee, consapevoli che i problemi esistono ma non si risolvono generalizzando o addossando la colpa al "diverso" di turno.

Non è questione di voti, di colpe della classe politica o altro, il cambiamento parte da me, oggi.

La mia impressione è che se non aumenteranno le persone coraggiose e consapevoli ci prepariamo a nuove pagine per libri come questo.

Ma permettemi, io mi chiamo fuori! Utopista? Forse si, ma io credo che sia maggiore l' utopia di chi chiude gli occhi spaventato dalla complessità del problema e si rifugia in facili slogan.