martedì 13 dicembre 2011

Caravaggio

 

Il tempo è spesso tiranno e vicino a Natale sembra che si debba fare tutto e  trovare il tempo per tutto e tutti, ma nei giorni scorsi uno di questi impegni mi ha regalato emozioni e serenità.

Ho partecipato infatti ad una conferenza e mostra organizzata dal locale Circolo Culturale di quartiere (a cui vanno tutte le mie lodi).

La mostra “Caravaggio: L’ urlo e la luce” è davvero interessante, è dedicata a Caravaggio ed articolata su 31 pannelli che ritraggono altrettanti quadri tra i più significativi dipinti da Caravaggio in varie fasi della sua vita.

Oltre che bella la mostra stupefacente è stata la serata introduttiva organizzata all’ interno della locale chiesa di quartiere in cui su un maxi schermo il Prof Roberto Filippetti relatore della serata ha illustrato con grande abilità oratoria stimolando la curiosità dei presenti la vita di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

Mi ha colpito oltre al grande valore dell’ opera pittorica anche la vicenda dell’ uomo che ho sentito vicino a me, in una vita la sua come la nostra costellata da cadute ed errori, ma anche di grandi risalite e soprattutto di una grandissima sensibilità e umanità che traspare dai suoi quadri.

Veramente piacevole la possibilità alla conferenza grazie alle moderne tecnologie di esaminare nei minimi particolari ingranditi i dipinti sul maxischermo scoprendo dettagli nascosti e piacevole è stato constatare come 400 anni dopo attraverso un linguaggio non scritto sia possibile ancora comunicare cosi tanto, commuovere, emozionarsi per esempio nel vedere negli occhi di un animale dipinto pronto e funzionale al sacrificio in sostituzione del figlio e scoprire in quei occhi in un modo che le parole non saprebbero descrivere la massima fiducia e serenità ad abbandonarsi nelle mani e al volere di Dio.

Ringrazio gli organizzatori e le persone che volontariamente si prestano a tenere aperta e visitabile questa mostra per la possibilità di condividere la bellezza espressa in forma d’ arte che può trasformarci quanto la ricerca di Dio e dare un senso al quotidiano.

Alcuni link

Caravaggio – la voce su Wikipedia

il sito del Prof Filippetti

un sito dove ammirare quadri e dipinti ad alta definizione

lunedì 12 dicembre 2011

Tanto tuonò che piovve..

 

Premesso che non sono un economista, ma un lavoratore e cittadino normale con il “difetto” di leggere e informarmi (perché tale sembra, ormai vale molto di più l’ opinione di pancia buttata lì e l’ emozione); 

premesso che non è detto che abbia ragione, e che cerco su alcuni argomenti di documentarmi il più possibile prima di dire la mia.

Con questo post vorrei esporre il mio pensiero sulla recente manovra economica sperando nello scrivere di evitare l’ inutile demagogia e il facile populismo.

Finalmente dopo settimane in cui su cosa ci sarebbe stato nell’ incombente manovra del Presidente Monti si aggiravano ipotesi di vario genere ecco che presentata in forma reale si può ragionare sui fatti e non solo sulle ipotesi.

La manovra è dunque arrivata e come prevedibile fa male, ora non scordiamocelo! passerà sotto il vaglio del parlamento (lo stesso che fino a ieri non riusciva proprio a imbastire questa manovra tanto necessaria! ops scusate avevo detto che avrei evitato il populismo) e grande merito va a Monti che disponibile a cambiamenti per trovare maggiore equità e nel rispetto delle prerogative di chi detiene il potere legislativo (il parlamento appunto siamo per fortuna in democrazia!) mette in chiaro che i saldi devono rimanere invariati.

Ho notato ascoltando le persone che se in un primo momento vi era una certa consapevolezza e rassegnazione della necessità di invertire la rotta, di cambiare e migliorare le condizioni dell’ economia nazionale ora che nello specifico si cominciano a conoscere le norme, e si comincia a realizzare come incidano in peggio nella propria vita cominciano le prime lamentele e arrabbiature.

La manovra come detto prima è pesante (io stesso subirò direttamente diverse penalizzazioni: età della pensione, benzina ecc) ma è necessaria e va purtroppo a colpire i soliti noti (anche se devo dire che alcune norme indicano una chiara direzione e inversione di tendenza).

Quello che non finisce mai di stupirmi sono alcuni ragionamenti che ho letto o sentito chiaccherando o parlando sia in giro e per la rete che discutendo con le persone o nelle lettere ai giornali e mi stupiscono perchè non ne capisco il senso e la logica.

Per esempio chi propone di uscire dall’ Europa.

seguendo un esempio semplice e banale sarebbe come dire che se spendo più soldi di quanti ne guadagno e quindi genero deficit (accumulo debito) quando la banca che copre o ha coperto i miei debiti mi richiama all’ ordine finanziario, mi arrabbio esco dalla banca e comincio a fare da me, che ne so per esempio mi stampo da solo la moneta.

Come dire che Il “cattivo” non sono io che vivo oltre le mie capacità economiche ma la banca che “cattivissima” non vuole farmi vivere come mi pare e piace pretendendo invece che viva entro le mie entrate, ma come si permette questa banca, ma come si permette quest’ Europa?

In pratica non risolvo il  problema (spendo troppo rispetto alle mie entrate e quindi o guadagno di più o riduco le spese) ma mi arrabbio, sbatto la porta ed esco dall’ Europa.

Bella soluzione!

Quando sento-leggo queste cose penso che sempre un accordo su valori, percentuali si può trovare ma non sul principio che se sono debitore sto usando soldi di altri.  

QUINDI ANCHE SE FA MALE, ANCHE SE SI PUO’ DISCUTERE CHI E COME FAR PAGARE, COME E DOVE TAGLIARE, UNA POLITICA DI RIGORE NEI BILANCI  STATALI E’ NECESSARIA! QUESTO E’ CIO’ A CUI L’ EUROPA CI CHIAMA E SI RICHIAMA (riguarda anche altri stati mica solo noi!)

Altra categoria all’ opposto è quella di coloro che io definisco i “tagliatutto”, secondo la Vulgata di queste persone lo Stato dovrebbe tagliare, tagliare, tagliare, ridursi all’ osso.

Come sempre non è completamente sbagliata come idea (oltre che essere una precisa teoria economica e politica), infatti ricordo che negli  anni in cui ero molto giovane lo Stato produceva per interposta persona (leggi partecipazioni statali) di tutto; anche e soprattutto in modo anti-economico (detto in parole povere ci costava di meno lasciare la gente a casa).

E condivido che la spesa pubblica possa e debba essere ottimizzata, ma attenzione anche qui è necessario distinguere, infatti secondo me la spesa pubblica non è il “male assoluto”, e come nella vita privata ci sono spese inutili e spese utili che si chiamano investimenti.

Per fare un altro esempio semplice, ammesso che me lo possa permettere se vado tutte le sere in pizzeria, il pizzaiolo è contento, in fondo anche io se fa le pizze buone, i soldi sono miei e quindi fino a che non faccio debito nessuno può dire niente.

Diverso è se spendo per fare un corso o compro un libro che mi aiuta ad acquisire o approfondire competenze e abilità utili nel mio lavoro.

Quando arrivano i tempi di magra se dovrò tagliare anche questa spesa lo farò; ma se devo e posso scegliere questa seconda sarebbe meglio di no.

Perché se domani perdo il lavoro forse è più facile trovarne uno nuovo grazie alle competenze del corso che ho fatto, meno come mangiatore di pizze

QUINDI RIDURRE LE SPESA PUBBLICA INUTILE SI, OTTIMIZZARE SI, MA NON QUELLA MIRATA AGLI INVESTIMENTI   

Altra categoria è quella di chi dice che in fondo abbiamo troppo e quindi un po’ di crisi ci fa bene.

Anche qui, in parte è vero ma conosco a vari livelli sociali, di sesso e di età persone che scelgono una vita “a profilo basso”, se vanno a scuola studiano il minimo e male, se lavorano lo fanno per anni senza impegno e passione facendo il minimo necessario, meglio se meno del minimo e nulla di più, poi arrivano alla pensione (il prima possibile) e quando arrivati ad essa si accontentano vivendo con poco e bastandosi.

E non parlo di chi povero davvero si trova disoccupato o sottooccupato, ma di chi pur nella libera scelta di ognuno sceglie  di vivere così, ottimo se vive in cima alla montagna e autoproduca tutto il  necessario a vivere (ma lo possono fare 60.000.000 di persone?), pessimo se come in genere succede vanno in pensione o lavorano perchè la poca o tanta pensione/stipendio che percepiscono viene pagato da chi lavora e consuma.

Difatti se la gente lavora produce servizi o beni che se non venduti rendono inutile anche il loro lavoro e il relativo stipendio  e non si pagano le pensioni, quindi se l’ economia non cresce…sta male anche chi vive così, se l’ economia cresce sta meglio anche chi sceglie di vivere così.

QUINDI MENTRE CI LAMENTIAMO DI QUANTO TARDI ANDREMO IN PENSIONE (COMPRENSIBILE) MENTRE CI ARRABBIAMO DEL RIPRISTINO DEL ICI (GIUSTIFICATO) CHIEDIAMOCI ANCHE E SOPRATUTTO SE E QUALI DECISIONI SIANO STATE PRESE PER STIMOLARE LA CRESCITA ECONOMICA PER FAR SI CHE LA GENTE TROVI LAVORO, CONSUMI E … PAGHI LE PENSIONI

Ma soprattutto fatti carico di queste tasse in più, la speranza è che assorbita questa “dose da cavallo” (mi ripeto: ma non potevamo iniziare prima?) finalmente in Italia si cominci a colpire seriamente anche quelli che appartengono alla categoria dei “furbi”.

Furbi per intenderci che si trovano ovunque:

stime indicano che l’ evasione fiscale a vario titolo è pari a € 120 miliardi di euro (leggo nel interessante libro “Le troppe tasse degli Italiani” che ho trovato in edicola edito dal Corriere della Sera), calcolando che si parla di 20,2 miliardi di euro complessivi di manovra fate un pò voi, quindi se qualcuno ci propone di non fare la ricevuta facendomi pagare di meno o di non emettere lo scontrino quando domani pagheremo di più la benzina o se possessore di casa pagheremo l’ ICI o IMU riflettiamoci su.

Oppure se qualcuno fatto salve le categorie che fanno lavori veramente usuranti chi non si è fatto i regolari e effettivi 40 anni di vita lavorativa di minimo previsto e con leggi, leggine, norme e aggiustamenti vari  per quanto legali e approvate gode oggi di pensione sarebbe giusto che contribuisse con qualche contributo ad hoc data la drammatica situazione.

Per capirci a parità di vita media se io vado in pensione a 65 anni ne godrò per un certo periodo, se ci vado a 55 anni ne godo per più anni.

Oppure che finalmente ci sia un mercato del lavoro davvero flessibile, in cui non ci sia chi è precario a vita e chi intoccabile e inlicenziabile a vita a prescindere dall’ effettiva utilità produttiva, ma un mercato del lavoro in cui in entrata e in uscita ci sia più flessibilità ma con una rete di protezione statale come altri paesi in Europa hanno (e mi viene veramente rabbia perché leggevo e trovavo corrette queste idee almeno 4 anni fa, mi chiedo perché se ne debba parlare adesso che siamo con l’ acqua alla gola e non prima) che non mi paghi per non fare niente (leggi cassa integrazione), ma che mi permetta  e premi il mio impegno personale a riqualificarmi e magari in futuro trovare un lavoro con cui guadagnare di più.

La mia speranza è che ciò che sembrava fantascienza in  un paese bloccato come è l Italia, possa diventare oggi con questa crisi l’ occasione di cambiare e permettere a questo bel paese di tirare fuori il meglio compiendo finalmente le necessarie riforme.

lunedì 28 novembre 2011

Recensione: “I Miserabili” di Victor Hugo

 

Come si fa a definire un libro come “I Miserabili”?

Bello? Troppo poco.

Capolavoro? Lo è indubbiamente, ma anche qui non basta, lo definisce in parte ma non rende l’ idea di cosa veramente è leggere “I Miserabili”.

Forse si potrebbe dire che leggere questo libro è un viaggio.

Un viaggio all’ interno dell’ animo umano con una guida d’ eccezione come solo Victor Hugo può essere.

Se avrete il coraggio di affrontare le circa 1000 pagine di questo viaggio vi capiterà di salire sulle vette altissime a cui l’ animo umano con grande semplicità può arrivare e di pensare che in alcuni punti sia un 5 vangelo.

Vi capiterà di percepire il disagio di non vivere in quel modo semplice e cristiano e cogliere il silenzioso invito e la sfida a provarci, almeno a provarci, con coraggio.

Ma vi capiterà di scendere in basso, molto in basso nello stesso animo, in luoghi dell’ anima che volenti o nolenti fanno anch’ essi  parte dell’ essere umani.

Vi scontrerete in quelle pagine con l’ incapacità di cambiare delle persone, farete fatica a tratti a definire con taglio netto cosa sia il giusto e il bene, affronterete l’ ostinato pregiudizio che spesso uccide più che le stesse armi.

Il tutto mescolato con incredibile abilità con la Storia, quella scritta in grande della Francia dopo il 1820, e con la storia quella scritta in piccolo dei personaggi che vi vivono immersi e che vicendevolmente si intersecano e condizionano.

In questo libro troverete frasi buttate li, quasi insignificanti, che vi faranno bloccare nella lettura e vi frulleranno nella testa per settimane.

Una certezza. Questo libro vi cambierà se oltre che con gli occhi lo leggerete con la mente aperta e il cuore in ascolto.

Ecco, secondo me la migliore definizione de “I Miserabili”  è che è la vita.

La nostra stessa vita, per farci capire che possiamo essere un Jean Valien, un Marius, un Gillenormand, una Cosette, una Fantine, un Thernadier, un Javert, ma che lo decidiamo noi, anche quando crediamo di non decidere.

Victor Hugo dal punto di vista letterario è iscrivibile al Romanticismo ed è l’ autore di altri romanzi memorabili quali “Notre Dame de Paris” e “Novantatre” oltre a molte opere teatrali.

domenica 27 novembre 2011

Recensione: “Lo Straniero” di Albert Camus

 

E’ possibile passare attraverso quell’ esperienza che chiamiamo vita, fare tutto o quasi, come da manuale condurre insomma una vita “normale”, e non aver capito nulla della stessa vita? Oppure il non riuscire o non voler capirne il senso è in realtà il senso, l’ aver capito tutto?

Queste domande sono quanto  ti lascia il bel romanzo di Camus.

Il romanzo narra di un uomo, Meursault, e della sua vicenda. Meursault è un uomo che non prova niente, non sa, non desidera, non gioisce, non prende posizione, vive “la vita reale”, lavora regolarmente, ma non ne capisce il perchè, non trova il senso e nemmeno lo cerca, non capisce gli altri, non capisce cosa vogliano da lui.

Bello da leggere, inquietante a tratti irritante.

Camus è inquadrabile nell’ esistenzialismo e leggendone e approfondendo le caratteristiche di questa  corrente letteraria si può capire meglio e gustare a fondo il perchè Camus scrisse un romanzo come questo.

Personalmente il romanzo mi è piaciuto perchè ancora una volta leggendolo ho potuto riflettere sulla mia vita, sulle cose che gli danno valore, sul senso o meglio sulla ricerca di un senso che tutto avvolge e coinvolge in ogni attimo e ogni istante della stessa.

(Divagazione a tale proposito: ho trovato molto bella in un altro libro una citazione di Platone “Non conduce una vita umana chi non si interroga su di sè”)

Leggendolo ho pensato a come si possa se pur non arrivando agli estremi narrativi del personaggio descritto da Camus, vivere in maniera simile.

Studiare, lavorare e poi andare in pensione; essere figli, padri e madri, nonni condurre insomma “una vita normale” e non capire o cercare almeno il senso di tutto, persi in mille stupidaggini e dettagli insignificanti se appunto un senso non diamo.

Anche stavolta anche in un libro molto diverso dal mio sentire in cui il personaggio a volte mi irritava, il mio consiglio è di dedicare tempo lasciando dietro altre mansioni per leggere.

La letteratura come la poesia è l’ abilità dell’ uomo di raccontare in maniera che ci penetra intimamente trasformandoci cose  che potrebbero essere dette in 4 righe; ma facendolo, rinunceremo al viaggio nelle profondità dell’ animo umano.

P.s. proseguendo su questo filone letterario uno dei prossimi libri sarà “La Nausea” di Jean Paul Sartre.

domenica 9 ottobre 2011

Il senso del Natale

 

Siamo al 09 Ottobre 2011 ed è un pò strano parlare di Natale, ma desidero farlo per raccontare qualcosa di personale, di molto intimo.

Mia madre sta combattendo da oltre un anno con un tumore, grazie a Dio (è il caso di dirlo) ad oggi sta reagendo abbastanza bene.

Ma poco prima dell’ inizio delle festività dello scorso natale per problemi con la precedente chemioterapia le sue condizioni psico-fisiche crollarono improvvisamente arrivando molto vicina, troppo vicina ad essere irrecuperabile e a perderla.

Decisi insieme a quell’angelo di mia moglie di colpo di trasferirla a casa nostra e durante il periodo delle vacanze di Natale adattammo la casa in modo che avesse il massimo riposo e tutta la nostra assistenza.

Si riprese. Lentamente, ma si riprese in un modo che mia sorella ed io non avevamo nemmeno sperato.

Perchè vi racconto questo?

Perchè in quei giorni attorno a Natale, ricordo ancora con commozione che ero molto triste, rischiavo seriamente di perdere mia madre, e sommato ad altri problemi il peso delle difficoltà si stava rendendo insopportabile, dormivo poco e male e riflettendo conclusi che:

Primo, finchè era li, anche se malata, anche se in pericolo di vita, potevo ancora godere della sua presenza.

Secondo, era un opportunità, pensavo infatti che potevo restituire notti insonni e preoccupazioni che mia madre aveva dato a me quando ero piccolo.

Ma a notte fonda verso il natale ascoltando casualmente questo brano compresi una piccola ma bella lezione, che ancora mi accompagna, e mi commossi alle lacrime quando ascoltando questa musica realizzi che in realtà non stavo donando niente, ancora una volta stavo imparando, dal Maestro!.

Imparavo il senso del Natale, quei giorni in cui cerchiamo di ricordare che è nato un uomo capace di dare molto e di chiedere poco, di avere una pazienza infinita, di correre quando spiritualmente corriamo, di camminare quando camminiamo, di fermarsi quando ci fermiamo, di aiutarci a rialzarci quando cadiamo, e di farlo con la massima discrezione e nel silenzio tanto da non accorgersi spesso che lui è li.

E il bello che lui è li sempre! Forse e sopratutto quando meno lo sentiamo o lo cerchiamo, quando ci bastiamo.

E’ un gran padre, e come i migliori padri, darebbero la loro vita per te, ma sanno che amarti veramente vuol dire indicarti la strada giusta e lasciare che la percorri, autonomo da solo e il loro più gran successo è quando cresciamo ed esprimiamo tutto il meglio che è dentro di noi. 

Imparai questo quella notte.

Imparai il silenzioso valore di mia madre, incredibilmente semplice, incredibilmente grande e la grande fortuna di averla ancora vicino a me.

Da allora altre prove si sono aggiunte, alcune difficili, forse difficilissime, ma la lezione è rimasta.

Che questi siano mesi meravigliosi in attesa del Natale.

Max

lunedì 26 settembre 2011

Recensione: Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi

 

Conoscevo questo libro avendo letto “La fortuna non esiste” dello stesso autore e mi ero ripromesso di comperarlo ben sapendo di cosa parlava.

Sabato accompagnando mia moglie a fare la spesa per gratificarmi dell’ incombenza (lo so è necessario fare la spesa se si vuole mangiare ma lo trovo noioso) sono andato per prima cosa diretto verso il cestone dei libri, lo ho visto e cominciato a leggere, a fine spesa ero a pagina 20 e tre ore dopo lo avevo finito.

Questo libro intenso come i sentimenti più profondi e coinvolgente e commovente come quando succede qualcosa a qualcuno a cui tieni, permette di entrare per il tempo della lettura del libro a far parte di una famiglia delle vittime del tragico periodo del terrorismo; Mario Calabresi infatti è figlio di Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972 a Milano, le cui vicende le potete approfondire qui.

Non è il primo libro che leggo sull’ argomento degli anni del terrorismo, e lo faccio per continuare il filo del discorso iniziato anni fa, quando ero molto giovane, ma già curioso di capire quanto avveniva intorno a me nei drammatici anni che vanno dalla fine degli anni settanta ai primi anni ottanta.

Mi è capitato di parlare con molte persone dei fatti di quei anni, con alcune è stato interessante, con molte triste, incapaci come erano di capire che il condividere il dolore dei famigliari delle vittime, non esclude l’ obbligo di capire le ragioni dell’ avversario, del nemico.

Questo perchè per evitare che una cosa riaccada bisogna capire perchè è successa.

E infatti la grandezza e bellezza di questo libro non sta solo nella capacità di raccontare fatti molto personali, sensazioni intime e interiori ma anche nel trasmettere un grande messaggio, opposto, diametralmente opposto a quanto oggi stesso riceviamo da molti personaggi della nostra classe dirigente.

Memorabile la frase della madre dell’ autore a pagina 122, Grazie Sig. Calabresi, una grande lezione. 

mercoledì 21 settembre 2011

Recensione: Disputa su Dio e dintorni di Corrado Augias e Vito Mancuso

 

Avevo iniziato questo libro a metà aprile, poi per vari motivi ho dovuto smetterne la lettura e riprenderla solo ora tra fine agosto e settembre.

Ma ricominciarne la lettura ne è valsa la pena!

Infatti il libro che consiglio caldamente affronta un tema difficile e una domanda che almeno una volta nella vita abbiamo affrontato, anzi è “la Domanda” madre da cui spesso derivano le altre: Dio esiste?

Il libro si presenta in forma di dialogo su vari argomenti etici, filosofici ma alcuni anche molto pratici mettendo a confronto le opinioni di uno scrittore ateo che stimo molto (Augias) e di un teologo cattolico che ho scoperto attraverso questo libro (Mancuso).

Il confronto, serio, a volte molto diretto, non scade mai in polemica ed è estremamente interessante e ricco di spunti per successivi approfondimenti e riflessioni, inoltre senza mai essere pedanti attraverso la lettura gli autori ci guidano nel capire come si sono formate le diverse sensibilità e opinioni e come si è formato il pensiero moderno su molti argomenti.

Questo è importante perché spesso noto che le persone persone parlano esponendo opinioni come se fosse “normale” e “giusto” pensarla in quel modo, non rendendosi conto che il “loro pensiero” altro non è che il pensiero ora diventato comune di ben altri pensatori; è bene io credo anche capire come ci si è arrivati.

Tra le due opinioni ho trovato molto vicina al mio sentire quella di Mancuso, ma per scelta non starò qui ad elencarvi i punti che mi piacciono proprio per indurvi alla scoperta se avrete la pazienza di leggere questo libro di una teologia pratica, di un pensiero coraggioso (come tutti i cambiamenti) e  di un autore che in alcuni punti mi ha lasciato senza parole.

Il punto di vista di Augias, riflette invece le mie condizioni di quando ero giovane e se pur ne condivido molti punti credere in Dio può essere la marcia in più che aiuta a superare la vita nei momenti facili ma sopratutto in quelli difficili.

Per concludere cito una frase che ho scoperto ed è per me molto importante, frase che Mancuso scrive a pagina 115 riprendendola da Kant nella sua opera “Critica della ragion pura”.

“Io crederò inevitabilmente nell’ esistenza di Dio e in una vita futura, e sarò sicuro che nulla può far vacillare questa fede, poichè altrimenti risulterebbero rovesciati i miei stessi principi morali”.

Se consideriamo che proprio Kant e l’ Illuminismo sono usati spesso come antitesi della fede e del credere io trovo che questa frase sia proprio quello di cui in questi tempi tristi abbiamo bisogno.

Come sempre Kant diceva:

“Due cose riempiono l’ animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me”

Quindi la certezza di Dio che prima di tutto mi ama e la consapevolezza intima e personale del dover fare il bene. Serve altro?

lunedì 22 agosto 2011

Se di Rudyard Kipling

 

Conosco questa poesia da molto tempo, ma oggi mi è parsa particolarmente vera e ho piacere a condividerla. Come tutte le cose vere sono difficili da avere o vivere, mentre è invece molto facile trovare ipocrisia e  mediocrità.

“Se
Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno
La perdono, e se la prendono con te;
Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,
Ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi;
Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere;
Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,
Odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono,
E a evitare di far discorsi troppo saggi;
Se sai sognare - ma dai sogni sai non farti dominare;
Se sai pensare - ma dei pensieri sa non farne il fine;
Se sai trattare nello stesso modo due impostori
- Trionfo e Disastro - quando ti capitano innanzi;
Se sai resistere a udire la verità che hai detto
Dai farabutti travisata per ingannar gli sciocchi;
Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consumati,
Le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante;
Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio
E te lo giochi, all'azzardo, un'altra volta,
E se perdi, sai ricominciare
Senza dire una parola di sconfitta;
Se sai forzare cuore, nervi e tendini
Dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza,
A tener duro, quando in te nient'altro
Esiste, tranne il comando della Volontà;
Se sai parlare alle folle senza sentirti re,
O intrattenere i re parlando francamente,
Se né amici né nemici riescono a ferirti,
Pur tutti contando per te, ma troppo mai
nessuno;
Se riesci ad occupare il tempo inesorabile
Dando valore a ogni istante della vita,
Il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro,
E, ancor di più, ragazzo mio, sei Uomo!“


Rudyard Kipling

giovedì 18 agosto 2011

Riflessioni

 

Continuano le ferie e con esse l’ occasione di dedicare tempo a se stessi, di ricaricarsi, per nuove sfide e nuovi orizzonti professionali, familiari e personali.

Tempo per se stessi appunto, occasione di riflessioni, considerazioni e di visitare persone che conosci da sempre ma complice la vita quotidiana e la distanza non hai mai tempo di ricordare e contattare.

Ritrovare persone dicevo, ritrovare persone meravigliose esattamente dove le avevi lasciate tempo fa, e accorgersi che quello che negli anni hai imparato è vero, nello stesso tempo drammaticamente e meravigliosamente vero.

Siamo noi con quello che abbiamo dentro, che facciamo la differenza, che scriviamo la nostra piccola storia di vita o il grande romanzo, che tracciamo il nostro percorso e lo facciamo scegliendo giorno per giorno nelle piccole cose del quotidiano e nelle grandi cose della vita, ma tutto dipende da come ci poniamo di fronte a quella cosa strana e misteriosa che si chiama vita, ripeto dipende da cosa abbiamo dentro, dal coraggio di andare oltre al minimo comune denominatore, al senso comune nel vedere, sentire, vivere.

Come sempre la fuori c’è un mondo di opportunità, ma anche di difficoltà, di rischi, di delusioni.

Sta a noi decidere.

Nessuno ti punirà per la scelta che farai, ma bisogna essere consapevoli che portano in due luoghi diversi.

Da una parte scegliere di cambiare, lottare, provarci e spesso dolorosamente fallire, ma accorgersi che persino nel fallimento hai imparato, sei cambiato, sei diverso, spesso migliore.

Dall’ altra quello di accontentarsi, di bastarsi, di costruirsi un “Piccolo mondo più o meno antico” a propria misura fatto di sicurezze, certezze e apparente tranquillità perché in fondo il mondo lo ho trovato cosi (e quando va bene) non ho fatto nulla per migliorarlo!

Come dicevo in questi giorni ho avuto l’ ennesima conferma, scelte diverse portano a strade diverse, luoghi diversi da raggiungere, nessuno ti punisce per la tua scelta, ma alla fine ci sono due diversi me stesso.

La mia scelta la ho fatta tanto tempo fa, e davvero anche il fallimento mi ha insegnato:

A non rinunciare; mai!

 

Per concludere una parabola tratta del Vangelo di Matteo cap 25 versetti da 14 a 30 che da sempre mi ha fatto riflettere:

14 Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.

16 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque.

17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.

20 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21 Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

22 Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. 23 Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

24 Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo.

26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.

28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 30 E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

venerdì 12 agosto 2011

Visita a Castel Tirolo per la mostra “Ich Wolkenstein”

 

Complici dei giorni di ferie ho approfittato per visitare a Castel Tirolo presso Merano la mostra “Ich Wolkenstein” (Io Wolkenstein per chi non conosce il tedesco).

Nella stupenda cornice di Castel Tirolo che merita da solo una visita, è stata allestita questa mostra dedicata ad un personaggio vissuto tra il 1300 e il 1400, con una storia interessantissima e dai poliedrici interessi.

Egli era secondogenito di una famiglia nobile locale, in un periodo in cui essere secondogeniti era un problema visto che tutto o quasi andava al primogenito, così viaggiò, combatté, acquisii esperienze, imparo 9 lingue, fu compositore di musica (bellissima l’ idea in una delle sale di permetterne l’ ascolto e contemporaneamente leggere i volumetti con il testo).

Ho conosciuto meglio un personaggio di cui sapevo qualcosa, e che questa mostra ben organizzata mi ha permesso di comprenderlo a fondo, di conoscerne la sua epoca, il modo di vedere gli avvenimenti e le persone che lo circondavano di sentirsi in fondo molto vicini a un uomo e un epoca distante da noi 600 anni.

Qui il link alla mostra:

http://www.schlosstirol.it/content.php?id=7005&lang=1

domenica 31 luglio 2011

La lunga crisi

 

Mattina presto di una domenica soleggiata (finalmente), passeggio piacevolmente nel parco vicino a casa mia quando vedo un tavolo in legno con panche collegate ad occupare completamente il sentiero di terra in mezzo al verde, di solito esso si trova opportunamente più in la nel verde sotto gli alberi e non in mezzo al sentiero, ma evidentemente se non era posto li in mezzo per qualcuno ieri sera non era divertimento; attorno come corollario di festeggiamenti vari, lattine e bottiglie in vetro e un cestino invece vuoto, orfano delle sue funzioni.

Piccola riflessione: Io non sono di quelle persone che vorrebbero un mondo a misura di se stesso e quindi se la sera del sabato qualcuno esce e si diverte ben mi sta, ma mi piacerebbe che sempre e comunque rimanesse il rispetto per gli altri.

In questo parco, su quel sentiero molti bambini hanno imparato a pedalare, molti podisti vi corrono al fresco degli alberi; basta un poco d’ osservazione per capire che spazio c’è ne è per tutti ma è necessario condividere rinunciando a qualcosa per godere tutti assieme di un bene comune.

Sembra facile e invece non è cosi.

Questo piccolo fatto troverà soluzione rapidamente e presto sicuramente il tavolo verrà ricollocato nel suo posto (lo avrei fatto io ma servono almeno 4 uomini), per fatti simili notavo che spesso si prendono due strade una quella legislativa (è proibito ecc…), l ‘ altra giuridica (vado dall’ avvocato e ti denuncio visto art … del … ecc dice che ) ambedue a mio modo di vedere inutili o quanto meno inefficaci.

Non esistono infatti leggi che possano disciplinare tutto e nemmeno devono esistere, non esistono telecamere per ovunque, dovrebbe esistere invece il buon senso e il rispetto, il senso di responsabilità, il senso del limite.

E’ per questo che ho intitolato il post “La lunga crisi”, partendo da questa piccolo fatterello per riflettere sul fatto che la crisi attuale non è solo economica ma sociale, personale, di atteggiamenti.

E al riguardo non esistono “manovrine” solo una vecchia cosa: la propria coscienza.

Non è molto diverso mettere il proprio interesse (il tavolo in mezzo al sentiero e lasciarlo li), da non pagare le tasse, da andare in pensione troppo presto approfittando di leggi, leggine e quanto altro, studiare poco di malavoglia e con scarso impegno, impegnarsi  sul lavoro al minimo delle proprie potenzialità.

Qualcun’ altro rimuoverà il tavolo, qualcuno pagherà le tasse al posto nostro, qualcuno andrà in pensione più tardi, qualcuno studierà con impegno,  qualcuno rimarrà al lavoro di più per fare quello che potevo fare io.

Qualcuno un giorno ci presenterà il conto…..

sabato 23 luglio 2011

Recensione: “Scuote l’ anima mia eros” di Eugenio Scalfari

 

Per scelta personale e piccola soddisfazione i libri io li compro e ho una bella libreria ben dotata di tanti argomenti diversi che guardo e sfoglio spesso con grande orgoglio.

Come dicevo piccole soddisfazioni della vita, e ho usato questo metro (la presenza o meno di libri in casa) per farmi delle persone una prima idea. Spesso la prima impressione era quella giusta e ho trovato “povere dentro” persone che non ne avevano.

Ricordo poi che la mia compianta maestra delle elementari raccontò una volta che a casa dei genitori con cui viveva vi era una stanza completamente dedicata alla lettura, la cosa mi colpì e divenne un mio desiderio che piano piano sto realizzando.

Inoltre nel periodo in cui fui mormone ricordo che un alto dirigente della Chiesa scrisse nella rivista mensile che anche lui nella casa dei genitori aveva una stanza completamente dedicata alla lettura e quanto avesse appreso e amato da quei libri che i saggi genitori avevano comperato e messo a disposizione; diceva inoltre che se non si ha una stanza intera poco importa, l’ importante è creare un luogo dove si possano trovare libri da leggere, un’ occasione per nutrire la mente, uno spazio di edificazione.

Ma premessa questa valangata di ricordi vorrei parlarvi del libro che ho letto partendo da quello precedente dell’ autore,  “Per l’ alto mare aperto” che decisamente mi era piaciuto.

Quindi informato dell’ uscita di questo l’ acquisto è partito automatico.

Il libro è bello, come il primo e forse ancora di più perché mentre il primo è un interessantissimo e dotto viaggio attraverso ciò che ha gettato le basi della nostra cultura, questo è invece un viaggio che Scalfari fa dentro di se e nella sua vita attraverso le letture e gli studi che lo hanno formato.

E’ un ottima guida se si vuole leggere i testi citati per approfondire, e una bellissima compagnia  perché ce ne fossero tanti di anziani e nonni che sapessero guidare i più giovani al piacere della conoscenza, al gusto della lettura a capire che un libro può davvero segnarti la vita.

Mi permetto di citare una frase che mi ha colpito e cerco di ricordare nei (troppi) momenti difficili che ho trovato in questo libro:

“Vivetela bene la vostra piccola vita perché è la sola e quindi immensa ricchezza di cui disponete. Non dilapidatela, non difendetela con avarizia, non gettatela via oltre l’ ostacolo. Vivetela con intensa passione, con speranza e allegria”.

sabato 2 aprile 2011

Recensione: Breve Storia del Fascismo di Renzo De Felice e considerazioni collaterali

 

Ho notato spesso che quando si parla di Fascismo e Mussolini le posizioni tendono a radicalizzarsi.

Ho notato che sia i giudizi a favore che quelli contro spesso sono giudizi emotivi e acritici, senza che dietro ci sia un attenta conoscenza di fatti, vicende, analisi di cause, motivazioni e conseguenze.

Ho sentito quindi la necessità nei riguardi di questo periodo storico di capire meglio, di approfondire e ho trovato utilissimo questo libro convinto come sono che se vuoi davvero capire qualcosa devi anche un po' faticare sui libri, visto che tutti possiamo esprimere opinioni ma se non documentate lasciano il tempo che trovano.

In questo senso il libro di De Felice raggiunge appieno lo scopo.

Il libro infatti è ben scritto, non troppo superficiale, ma nemmeno troppo approfondito, equilibrato e utilissimo per chi come me aveva un quadro generale dei fatti del epoca ma bisogno di riordinare idee e concetti. 

La lettura del libro ha lasciato però irrisolte in me una serie di domande:

La prima: Come è potuto succedere che un popolo come quello italiano, (ma successe anche ad altri popoli come quello tedesco e russo con nazismo e comunismo) sia arrivato ad accettare la trasformazione da un regime democratico a una dittatura?

La seconda: Come è stato possibile che fosse accettabile presumo alla maggioranza degli italiani che il mio vicino di casa con una serie di provvedimenti (leggi razziali) diventasse di colpo diverso, senza diritti pari ai miei?

Come è stato possibile che colui che incontravo sul pianerottolo di casa, cittadino italiano come me dovesse  per esempio dimettersi da lavoro di insegnante o da altri lavori solo perchè di etnia o religione ebraica?

Perchè di colpo il bambino amico di mio figlio non poteva più frequentare la stessa classe solo perchè ebreo?

La risposta che mi sono dato è che SEMPRE  è necessario in ogni tempo e senza nessun intevento esterno (non deve essere il mio capo, la mia religione, il mio partito preferito) darsi una scala di valori invalicabili, insuperabili, non commerciabili in modo che quale che sia il regime (di destra, sinistra, centro), o qualsiasi religione o organizzazione mi indichi di scendere a patti con i miei valori  io mi fermi, mi indigni e sia disposto al estremo limite a perdere la mia vita per difenderli.

E quali sono?

Il rispetto della persona e dei suoi diritti per esempio, ben citato nella Dichiarazione dei diritti dell uomo

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

o nella nostra bellissima Costituzione

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ambedue sono state scritte dopo la seconda guerra mondiale, dopo che come civiltà occidentale ci siamo addormentati rispetto a questi valori, e  riprendono concetti espressi 200 anni prima

La domanda è: Cosa avrei fatto io in quei tempi? Cosa farò se dovesse risuccedere?

La risposta: Non lo so, le idee sono chiare ma a volte il coraggio di fare il bene e pagarne le conseguenze viene meno.

Ecco perchè è bene rifletterci spesso, per capire meglio,  a non accettare tutto, a non girarmi dall altra parte, altrimenti come dice una bella poesia di Niemoller

"Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa"

ed inoltre come dice Gandhi

"Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo"

Quale che sia il lavoro che faccio, la prima responsabilità non delegabile è quella di essere un cittadino responsabile e il più possibile informato.

sabato 26 marzo 2011

Giornata del Fai: Visita a Castel Trostburg

 

Da qualche anno attendo con piacere la primavera, perchè finalmente tornano le belle giornate ma anche perchè si ripetono le Giornate Fai di Primavera.

Cosa è il FAI?

Il FAI è il Fondo per l' Ambiente Italiano che ha come scopo la valorizzazione del patrimonio artistico e naturalistico italiano, e ogni anno in primavera in ogni provincia prende un opera o un bene artistico-architettonico-ambientale e ne permette la visita di solito gratuita.

Quest' anno nella mia provincia era possibile visitare Castel Trostburg.

Il castello sotto il quale sono passato moltissime volte ma non avevo mai visitato internamente, è uno degli oltre 400 castelli che costella questa bellissima terra in cui sono nato e vivo (non ringraziero mai abbastanza mio padre e mia madre), terra ricca di storia e tradizioni, e sorge sopra l' abitato di Ponte Gardena in Val d' Isarco tra Bolzano e Bressanone e merita tutta il tempo che gli dedicherete.

Sorto probabilmente attorno al 1100, passò attraverso diverse vicissitudini alla famiglia dei Signori di Wolkenstein che lo tennerò per oltre 600 anni facendo si che nel tempo ricevesse le necessarie opere di mantenimento e permettendo cosa che lo caratterizza la stratificazione di opere artistiche e stili di oltre 600 anni.

Stupenda e raccolta la Cappela in onore di sant' Antonio Abate, e meravigliosa la sala rinascimentale con soffitto a cassettoni adorno di stemmi.

Oggi è proprietà del Burgerinstitut.

Quest' anno ho deciso di associarmi al FAI per dare un segno tangibile e un ringraziamento ai tanti volontari che in giro per tutta l' Italia ci permettono con passione e il loro tempo di accorgersi che intorno a noi esiste tantissima bellezza e tanta gente che la ama, vuole conoscerla, la sostiene e la apprezza.

Prossimo gita: Mostra sugli Impressionisti al Mart di Rovereto

giovedì 17 marzo 2011

Auguri Italia

 

 

Oggi tutti lo sapete si festeggia l' Unita d' Italia.

E' abitudine quando qualcuno compie gli anni fare gli auguri e spesso un regalo.

Partiamo dagli auguri.

Auguri Italia giovane nazione, giovane perchè per una nazione 150 anni sono davvero pochi.
Nel 1861 quando sei stata riunita altre nazioni (Francia, Inghilterra, ecc) lo erano da secoli, in questo noi Italiani forse dobbiamo ancora imparare a sentirci nazione, popolo.

Auguri Italia, che tu possa godere ancora di molti altri anni, e che come si spera di chi è giovane tu possa crescere e possa sviluppare appieno il tuo potenziale.

Auguri, che ci possa essere e possa nascere una diversa classe politica che abbia il coraggio di  darci una visione, un progetto costruttivo, e che noi come cittadini possiamo volerlo, sostenerlo.

Un progetto che non sia quello di dividerci perchè siamo diversi, che non sia quello di uscire da qualcosa (dalla Ue, dal Italia, dalla mia regione per andare in un altra, dalle riunioni del Consiglio regionale quando si suona l' Inno!!!) per rinchiudersi . Non è la soluzione!

Questa è politica vecchia. Vorrei vedere e sentir parlare di soluzioni nuove per vecchi problemi, vorrei vedere cittadini meno rassegnati pretendere il cambiamento.

Auguri Italia, che come si spera per chi è giovane tu possa crescere e non rimanere sempre adolescente (perdendosi in un nazionalismo sterile e di contrapposizione) ma possa diventare qualcosa di più grande, e capisca che per farlo bisogna lasciare qualcosa e prendere altro, che tu possa infatti cedere sovranità e farti/ci diventare parte di un progetto più grande e adatto ai nostri tempi, l' Europa unita, non solo economicamente, ma un grande progetto nel rispetto delle diverse identità unite nello stesso intento e stesso progetto.

Per credere che è possibile, dopo la bruttura di due guerre mondiali, per credere che la diversità possa diventare ricchezza comune.

Il regalo?

Il regalo potremmo farlo noi. Gli Italiani.

Perchè il cambiamento parte dal singolo, quando lo si sente proprio, quando lo desidera, quando si tocca il fondo e ultimamente se non lo abbiamo toccato, ci siamo molto vicini, vedo infatti molto silenzio, molta mediocrità, molta furbizia.

Che il cambiamento parta da qui da ognuno di noi.

Auguri Italia

P.s. La speranza che questo avvenga esiste, leggete queste belle e semplici parole

domenica 27 febbraio 2011

I nostri 40 anni

 

Storia o leggenda che sia, desidero condividere un brano del Antico Testamento che mi ha dato spunto di riflessione per imparare a comprendere meglio la vita e mi ha aiutato in momenti particolarmente difficili.

Infatti nel Antico Testamento nel libro di Numeri si narra del popolo ebraico che guidato da Mose esce dal Egitto dove era schiavo e affronta il più grande ostacolo e la più grande sfida che avesse mai dovuto affrontare: la propria libertà, la possibilità di scegliere se rimanere schiavo o diventare qualcosa di più.

E' cosi che dopo alterne vicende arrivano alle porte della terra promessa.
Mose manda delle spie a vedere come è la situazione ma....la gente, il popolo ha paura:

Numeri 14:1 Allora tutta la raunanza alzò la voce e diede in alte grida; e il popolo pianse tutta quella notte.
2 E tutti i figliuoli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la raunanza disse loro: 'Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! o fossimo pur morti in questo deserto!
3 E perché ci mena l'Eterno in quel paese ove cadremo per la spada? Le nostre mogli e i nostri piccini vi saranno preda del nemico. Non sarebb'egli meglio per noi di tornare in Egitto?'
4 E si dissero l'uno all'altro: 'Nominiamoci un capo, e torniamo in Egitto!'

Logicamente Mose loro capo e guida cerca di incitarli, di far loro superare le paure e andare oltre per cogliere le opportunità che li aspettano.


5 Allora Mosè ed Aaronne si prostrarono a terra dinanzi a tutta l'assemblea riunita de' figliuoli d'Israele.
6 E Giosuè, figliuolo di Nun, e Caleb, figliuolo di Gefunne, ch'erano di quelli che aveano esplorato il paese, si stracciarono le vesti,
7 e parlarono così a tutta la raunanza de' figliuoli d'Israele: 'Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo, è un paese buono, buonissimo.
8 Se l'Eterno ci è favorevole, c'introdurrà in quel paese, e ce lo darà: è un paese dove scorre il latte e il miele.
9 Soltanto, non vi ribellate all'Eterno, e non abbiate paura del popolo di quel paese; poiché ne faremo nostro pascolo; l'ombra che li copriva s'è ritirata, e l'Eterno è con noi; non ne abbiate paura'.

ma la reazione del popolo non è delle migliori e Dio si arrabbia:

10 Allora tutta la raunanza parlò di lapidarli; ma la gloria dell'Eterno apparve sulla tenda di convegno a tutti i figliuoli d'Israele.
11 E l'Eterno disse a Mosè: 'Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? e fino a quando non avranno fede in me dopo tutti i miracoli che ho fatto in mezzo a loro?
12 Io lo colpirò con la peste, e lo distruggerò, ma farò di te una nazione più grande e più potente di lui'.

ma Mose cerca di intercedere per il suo popolo e Dio perdona ma stabilisce che quella generazione non sarebbe entrata nella terra promessa e avrebbe vagato per 40 anni nel deserto.

31 I vostri piccini, che avete detto sarebbero preda de' nemici, quelli vi farò entrare; ed essi conosceranno il paese che voi avete disdegnato.
32 Ma quanto a voi, i vostri cadaveri cadranno in questo deserto.
33 E i vostri figliuoli andran pascendo i greggi nel deserto per quarant'anni e porteranno la pena delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri non siano consunti nel deserto.
34 Come avete messo quaranta giorni a esplorare il paese, porterete la pena delle vostre iniquità quarant'anni; un anno per ogni giorno; e saprete che cosa sia incorrere nella mia disgrazia. 

Come dicevo ho voluto riassumere brevemente le vicende del capitolo 14 di Numeri per parlare delle volte in cui anche noi ci liberiamo di una schiavitù (che chiaramente ci limita, ci impedisce di essere ciò che potremmo essere), percorriamo con determinazione la strada del cambiamento comnciamo ad intravvedere la terra promessa, ma cominciamo a realizzare che è un incognita, e.....ci fermiamo.

Perchè in fondo a dirla tutta eravamo legati alla fonte della nostra schiavitù, tanto che a volte la situazione diventa confusa, non si capisce se eravamo noi schiavi o eravamo talmente avvinghiati ad essa per paura che fosse lei a staccarsi da noi.

Cosi spesso anche a me è capitato di aver abbandonato  "la mia personale schiavitù", ho iniziato il cammino con passo deciso e mi sono reso conto che li difronte c' era la "mia terra promessa".

Non importa cosa rappresenti "la terra promessa",  per me può essere perdere una cattiva abitudine, un aspetto odioso del mio carattere, un metodo di vedere le cose, è compilabile a libera e soggettiva scelta, ma implica sempre e comunque un cambiamento, un prima e un dopo, un essere diverso, un diventare migliore, per cui per forza è necessario un atto di coraggio, l' andare oltre radicate convinzioni, abitudini, consuetudini, chiavi di lettura che ci davano e danno sicurezza.

E li nella tua mente realizzi. E hai paura. Ti stai spogliando di una parte di te stesso, non conosci invece quella che stai o dovresti indossare e umanamente a volte mi sono fermato.

Allora mi sono arrabbiato con Dio, con il prossimo, con chiunque perchè era troppo per me.

Cosi qualche volta sono tornato sui miei passi e ho percorso "i miei personali 40 anni nel deserto".

Invece di andare avanti, di lasciarmi alle spalle le paure, per scoprire che in realtà ero capace, dovevo solo crederci e avere fiducia in me e se ci crediamo in quello lassù.

Quando lo ho fatto mi sono accorto che avevo spostato in avanti il limite delle mie capacità. Ero diverso, ero cresciuto.

Avevo fatto ciò per cui sono qui, crescere, imparare, andare oltre, espandermi.

Sta a noi decidere. La vita infatti io penso sia principalmente una continua scelta, un continuo cambiamento, come scriveva Eraclito filosofo greco del 500 ac : "Nulla è permanente tranne il cambiamento".

Un lasciare qualcosa che mi ha accompagnato ed è stato utile per il tratto percorso e prendere altro necessario per il tratto da percorrere.

Certo ci vuole coraggio,  ma il coraggio sta appunto nello stabilire la rotta verso il bene, la costante e positiva crescita personale.

Perchè se è vero che l' uomo è fatto anche di lati oscuri o grigi la rotta del cambiamento va indirizzata verso il bene, non è mai verso l' ovvietà del male, l' accettazione dei limiti umani come scusante, la banalità della volgarità, questo è fare i giretti "dei 40 anni", ci è concesso, possiamo sceglierlo; ma il cambiamento verrà e non lo avremo fatto noi.

Peccato, no? 

P.s.: vi rovino il finale, poi il popolo ebraico entra nella terra promessa :-)

martedì 15 febbraio 2011

Viva l' Italia

 

A dire la verità non so nemmeno come ci sono arrivato a questa bellissima canzone.

Ricordo però che anche quando ero giovane mi piaceva.

Cosi visto che il 17 marzo si avvicina mi porto avanti con il lavoro, e comincio a fare gli auguri al Italia con questa canzone.

Ma sopratutto a tutti gli italiani.

A tutti gli italiani, quale che sia il colore della loro pelle purchè vogliano ricostruire una nazione più giusta.

A tutti gli italiani, quale che sia la loro etnia purchè si raccolgono attorno a un sogno, quello di arrichirsi vicendevolmente delle diversità e rispettarsi creando una casa comune.

A tutti gli italiani, quale che sia il posto in cui sono nati purchè vogliano fare del Italia la loro casa, e renderla migliore.

A tutti gli italiani, quale che sia la loro lingua purchè ci sia posto per tutti i modi di esprimersi e considerino un opportunità avere altri italiani che parlano anche lingue diverse

A tutti gli italiani, quale che sia il loro lavoro e che lo svolgono con coraggio e passione, perchè sanno che stanno costruendo qualcosa di grande, l' Italia stessa.

A tutti gli italiani, quale che sia ciò che studiano con altrettanta passione, consci che dipende da loro il futuro di noi tutti.

A tutti gli italiani, quale che sia la struttura o i legami della loro famiglia, consci che la base di un Italia sana sta li. 

A tutti gli italiani, che hanno il coraggio di buttare alle spalle la storia e le storie del passato e vogliano costruire il futuro. Assieme.

Auguri Italiani.

sabato 12 febbraio 2011

Recensione: Padri e Figli di Turgenev

 

Ivan Seergevic Turgenev è uno scrittore russo del 800, contemporaneo di Tolstoj e Dostoevskij e certamente meno noto.

Mi è capitato infatti di conoscerlo attraverso un DVD di una collana bella e interessante che sto seguendo con Repubblica: "Il Caffè Letterario" proprio in quello che parlava di Dostoevskij.

Cosi ho comperato il libro e leggendolo ho scoperto un capolavoro assoluto.

Il romanzo Padri e Figli narra le vicende di due giovani studenti e del loro ritorno a casa.

Ci permette cosi di conoscere la società russa di campagna di metà ottocento con i suoi pregi e limiti.

Con una scrittura scorrevole e piacevolissima Turgenev descrive i caratteri dei personaggi e ci permette di comprenderne desideri, ambizioni e limiti; accostando senza che l' autore dia giudizi le legittime spinte al rinnovamento dei figli alla innata e difensiva tendenza conservatrice dei padri.

Ci permette di capirne la società, la paura e resistenza al cambiamento delle persone e di come il cambiamento in maniera impercettibile proceda diritto che ci piaccia o no.

Questo romanzo e poi tutta l' opera di Turgenev trovò forte contrasto al epoca tanto che Turgenev diradò la sua attività letteraria.

Mi colpisce questo. Perchè il libro è assolutamente tranquillo e per nulla scandaloso, ma probabilmente la sua analisi della società russa centro il punto e diede fastidio, anche e sopratutto in chi cercava di riformarla.

Esistevano infatti diversi problemi ma una parte della società li negava e testardamente voleva rimanere attaccata a privilegi e consuetudini  e non volendo assolutamente vedere i segni e  ascoltare gli scricchiolii di un mondo che stava finendo.

Riflettevo come anche in questo romanzo si possano trovare evidenti analogie fatte le debite differenze tra la società europea di fine ottocento e i nostri tempi.

Tutti conosciamo cosa successe poi nei primi anni del 1900,  spero di cuore che l' epilogo non sia lo stesso.

domenica 6 febbraio 2011

Recensione: Occidente estremo di Federico Rampini

 

Nei giorni scorsi ho terminato il libro di Federico Rampini Occidente Estremo.

L' autore Federico Rampini è giornalista di Repubblica ed è stato per lungo tempo inviato in Cina e India scrivendo ottimi libri nei quali combinando economia globale e vita quotidiana delle genti di quel paese mi ha permesso di capire meglio quanto poi sta avvenendo in quelle terre che forse non visitero mai, ma che in questo mondo globalizzato influiscono quotidianamente anche nella mia terra e nazione.

Recentemente Rampini si è nuovamente trasferito negli States (precedentemente era sulla costa del Pacifico), proprio perchè i recenti avvenimenti relativi alla crisi economico-finanziaria hanno e stanno profondamente cambiando l' America.

Il libro come tutti gli altri di Rampini è molto bello, ben scritto ed estremamente interessante. Logicamente è interessante se siete curiosi di capire come funziona il mondo, purtroppo esistono molte persone che come scriveva anche una ottima blogger (Agape) vivono solo per se stesse, piegate solo nel loro piccolo ed egoistico quotidiano.

Nel libro ho trovato diversi spunti di approfondimento e chiavi di lettura dei fatti di cui leggiamo sui quotidiani, e che anche se il quotidiano permette una maggiore analisi e approfondimento rispetto alla tv spesso presuppone che molto del argomento sia noto e conosciuto, mentre nei suoi libri c'è il tempo e l' abilità di Rampini di osservarli e spiegarli a 360 gradi.

Mi è sembrata infatti molto corretta l' analisi che Rampini fa dei pregi e difetti della Cina e del regime che la governa, e di come questi ultimi (i difetti) potranno incidere sullo sviluppo di quella popolosa nazione e di conseguenza anche sulla nostra vita quotidiana.

Inoltre ho trovato davvero illuminante l' analisi che Rampini fa sul evoluzione presente e futura del continente africano (in forte e costante ascesa) e dei rapporti con la Cina, trovo infatti che dovremmo riflettere e un po' preoccuparci del fatto che molte nazioni scelgano o possano decidere per la crescita ma senza democrazia.

Ci dovrebbe aiutare a riflettere su questo dono che abbiamo ricevuto dai nostri antenati e che spesso diamo per scontato e automatico.

Ribadisco il mio pensiero: non lo è scontata, ne garantita per sempre, in fondo come in tutte le cose se ci teniamo dobbiamo prendercene cura.

martedì 1 febbraio 2011

Mostra: Modigliani scultore al Mart

 

Qualche settimana fa ho avuto modo di visitare la mostra organizzata dal Mart di Rovereto e dedicata a Amedeo Modigliani.

La mostra che ho trovato ben organizzata e ben spiegata esibisce alcune sculture di Modigliani nel breve periodo (circa due anni) in cui espresse la sua creatività attraverso anche quest' arte.

Egli infatti oltre che scultore era pittore.

Devo sinceramente dire che non amo in modo particolare la scultura preferendole piuttosto la pittura, ma in quest' occasione le opere esposte mi hanno colpito e molto interessato.

Notavo come spesso i grandi artisti e Modigliani stesso hanno delle vite travagliate e poco "borghesi", vivono una sofferenza interna che espressa attraverso l' arte ci offre opere di grande livello e ci permette di fermarci a riflettere sulla nostra stessa condizione, e mi ha permesso di considerare che  a volte sul altare della quotidianità forse abbiamo sacrificato una parte di noi e di domande le cui risposte ci incutono paura.

Consigliatissimo se visitate il Mart il pranzo al Ristorante attiguo dove con prezzi adeguati si possono gustare ottimi piatti in una piacevolissima atmosfera fatta di musica jazz e ambiente futurista.

sabato 29 gennaio 2011

La Storia in movimento

 

Leggo con interesse e trepidazione quanto sta avvenendo in Egitto e Tunisia, paesi lontani ma estremamente vicini.

Sono momenti duri per le genti, per i popoli, in cui un paese cambia rapidamente e tradizioni decennali apparentemente inossidabili si sciolgono come neve al sole.

Rifletto ancora una volta e ottengo conferma che era completamente errata la visione di fine secolo: la storia ferma, il mondo bloccato e al apice della Storia.

Era esattamente il contrario. La Storia forse si era presa una pausa.

Mi chiedo quali strade prenderà?

In quei paesi si avrà una migliore democrazia?

Scivoleranno più verso il radicalismo religioso di altri paesi limitrofi?

Seguiranno l' esempio cinese coniugando forte crescita economica ma meno democrazia?

Quale che sia la strada intrapresa da quei popoli per me l' occasione di assistere come spettatore allo scorrere degli eventi, allo scrivere nuova Storia, a rafforzare la mia idea di quanto sia necessario giorno dopo giorno continuare ad approfondire e a comprendere quali siano le radici della democrazia, la sua storia, i limiti e i pregi, le opportunità e i rischi, e a non darla mai per scontata, acquisita.

La democrazia infatti quando sono nato me la sono trovata, ma ho imparato e sto imparando che è stata concepita da pensatori, filosofi  che non guardavano solo al quotidiano, che non seguivano il sondaggio del giorno ma hanno concepito la necessità di un sistema diverso, di un mondo migliore quando era solo una lontana utopia, è stata poi costruita, difesa  e pagata con la vita da moltissime persone.

E' stata gettata via non molti anni fa pensando che ci fossero strade facili per la soluzioni dei problemi, e che delegando ciecamente ad altri le decisioni saremmo stati più felici.

Non è cosi!

Richiede anche il nostro costante contributo partendo dalle piccole cose, partendo da stabilire valori invalicabili e non commerciabili.

La abbiamo ricevuta in dono dalle generazioni precedenti è nostro obbligo preservarla e consegnarla migliore alle generazioni che ci seguiranno.

giovedì 27 gennaio 2011

Giornata della Memoria

 

E' trascorso un anno, un altro anno.

Come l' anno scorso oggi è mio desiderio commemorare ancora la Giornata della Memoria, con maggiore forza e enfasi del anno scorso.

Cosa si commemora? Cosa si ricorda oggi?

Per capirlo meglio cito testualmente la legge 211del 20 luglio 2000 che la istituisce.

"Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2.
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere."

Far si che esista una commemorazione fissarla ad una data serve a ricordare, a voler ricordare e quindi a non dimenticare, a far si che non sia e non diventi mai "normale", scontato, dimenticato, che anche in futuro si ricordi per come dice articolo 2 alla fine

 

NON POSSA MAI PIù ACCADERE.

Facciamo qualcosa di diverso in questi giorni, in ogni dove, in famiglia, al lavoro, con gli amici ricordiamo questo sterminio e tutti gli altri che sono avvenuti per far si che almeno serva ad evitare il prossimo.

lunedì 24 gennaio 2011

150 anni: Buon Compleanno Italia

 

Nel 2011 l' Italia, la nazione in cui siamo nati, viviamo, risiediamo, compie 150 anni.

Strano paese il nostro, è bellissimo, pieno di cultura e gente laboriosa, ma anche secondo me un paese fermo, bloccato, mentre la Storia che ci piaccia o no va avanti in maniera inarrestabile.

Da sempre la nostra nazione ha diversi e gravi problemi, esistevano anche nel passato ma per contingenti situazioni geo-politiche si trovava sempre il modo di aggiustarsi, di rimandare a domani il cambiamento,  ma oggi in questa fase di trasformazione globale del mondo è ora di trovare finalmente la soluzione definitiva a questi problemi.

Non è facile non esistono soluzioni semplici, ma è possibile, deve essere possibile e se vi dicono che tutto va bene non credeteci.

Quello che vorrei però con questo post è semplicemente sensibilizzarci a questo evento, conoscere o ripassare la storia di questo paese e magari con l' occasione riflettere, ritrovare la volontà, la forza il desiderio di renderlo un paese migliore.

Come tutti i grandi cambiamenti parte da noi, nei piccoli gesti quotidiani e nelle grandi scelte, ma presuppone volontà di cambiamento, di miglioramento e non abbandornarsi a "rimpianti del  buon vecchio tempo antico" o alla rassegnazione, o alla protezione di rendite di posizione e privilegi.

Auguri a tutti gli italiani di buona volontà.

sabato 22 gennaio 2011

Recensione: La Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth

 

Complice un giorno in cui non sto molto bene, trovo finalmente il tempo di recensire una delle mie ultime letture.

Il libro che ho letto è La Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth.

La storia narrata è quella di Francesco Ferdinando Trotta poco prima della prima guerra mondiale e racconta delle sua difficoltà a trovare una personale e interiore collocazione in una società che nonostante le apparenze rapidamente stava cambiando lasciandosi dietro un epoca di fasti e glorie e avviandosi a un rapido declino e decadenza. 

Il Trotta, incapace di decifrare e comprendere il cambiamento rimane sospeso tra due mondi uno (il passato) che gli sfugge di mano, e uno (il futuro) che non comprende.

Magistrale verso la fine del libro è un brano in cui il Trotta si trova al interno della Cripta dei Cappuccini e in quel momendo con parole che appartengono ai classici della letteratura, l' autore fa coincidere e sovraporre il senso di solitudine, di sconfitta, di smarrimento del Trotta con quelle del impero in cui viveva (quello Austriaco) prossimo alla decadenza, ma fino al ultimo incapace di comprendere e adattarsi ai cambiamenti storici, economici, culturali che stavano avvenendo.

Oltre che interessante per la storia narrata lo ho trovato attuale.

Io credo che in qualche maniera anche noi appartenenti oggi al mondo occidentale siamo ad un punto di svolta.

E in un epoca in cui che ci piaccia o no gli ingranaggi della Storia stanno rimettendosi in moto.

Sta a noi capire, adattarsi o adattare; oppure forse non per noi, ma qualche nostro figlio o nipote potrà vivere una sua personale Cripta dei Capuccini.

Se invece che leggerlo volete ascoltarlo vi indirizzo al ottimo servizio di Radio 3, dove oltre a questo troverete diversi altri classici della letteratura

http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/alta_voce/archivio_2005/eventi/2005_11_01_lacriptadeicappuccini/index.cfm

Molto interessante è la pagina di Wikipedia destinata alla Cripta dei Cappuccini di Vienna

http://it.wikipedia.org/wiki/Cripta_Imperiale