sabato 12 febbraio 2011

Recensione: Padri e Figli di Turgenev

 

Ivan Seergevic Turgenev è uno scrittore russo del 800, contemporaneo di Tolstoj e Dostoevskij e certamente meno noto.

Mi è capitato infatti di conoscerlo attraverso un DVD di una collana bella e interessante che sto seguendo con Repubblica: "Il Caffè Letterario" proprio in quello che parlava di Dostoevskij.

Cosi ho comperato il libro e leggendolo ho scoperto un capolavoro assoluto.

Il romanzo Padri e Figli narra le vicende di due giovani studenti e del loro ritorno a casa.

Ci permette cosi di conoscere la società russa di campagna di metà ottocento con i suoi pregi e limiti.

Con una scrittura scorrevole e piacevolissima Turgenev descrive i caratteri dei personaggi e ci permette di comprenderne desideri, ambizioni e limiti; accostando senza che l' autore dia giudizi le legittime spinte al rinnovamento dei figli alla innata e difensiva tendenza conservatrice dei padri.

Ci permette di capirne la società, la paura e resistenza al cambiamento delle persone e di come il cambiamento in maniera impercettibile proceda diritto che ci piaccia o no.

Questo romanzo e poi tutta l' opera di Turgenev trovò forte contrasto al epoca tanto che Turgenev diradò la sua attività letteraria.

Mi colpisce questo. Perchè il libro è assolutamente tranquillo e per nulla scandaloso, ma probabilmente la sua analisi della società russa centro il punto e diede fastidio, anche e sopratutto in chi cercava di riformarla.

Esistevano infatti diversi problemi ma una parte della società li negava e testardamente voleva rimanere attaccata a privilegi e consuetudini  e non volendo assolutamente vedere i segni e  ascoltare gli scricchiolii di un mondo che stava finendo.

Riflettevo come anche in questo romanzo si possano trovare evidenti analogie fatte le debite differenze tra la società europea di fine ottocento e i nostri tempi.

Tutti conosciamo cosa successe poi nei primi anni del 1900,  spero di cuore che l' epilogo non sia lo stesso.

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