sabato 2 aprile 2011

Recensione: Breve Storia del Fascismo di Renzo De Felice e considerazioni collaterali

 

Ho notato spesso che quando si parla di Fascismo e Mussolini le posizioni tendono a radicalizzarsi.

Ho notato che sia i giudizi a favore che quelli contro spesso sono giudizi emotivi e acritici, senza che dietro ci sia un attenta conoscenza di fatti, vicende, analisi di cause, motivazioni e conseguenze.

Ho sentito quindi la necessità nei riguardi di questo periodo storico di capire meglio, di approfondire e ho trovato utilissimo questo libro convinto come sono che se vuoi davvero capire qualcosa devi anche un po' faticare sui libri, visto che tutti possiamo esprimere opinioni ma se non documentate lasciano il tempo che trovano.

In questo senso il libro di De Felice raggiunge appieno lo scopo.

Il libro infatti è ben scritto, non troppo superficiale, ma nemmeno troppo approfondito, equilibrato e utilissimo per chi come me aveva un quadro generale dei fatti del epoca ma bisogno di riordinare idee e concetti. 

La lettura del libro ha lasciato però irrisolte in me una serie di domande:

La prima: Come è potuto succedere che un popolo come quello italiano, (ma successe anche ad altri popoli come quello tedesco e russo con nazismo e comunismo) sia arrivato ad accettare la trasformazione da un regime democratico a una dittatura?

La seconda: Come è stato possibile che fosse accettabile presumo alla maggioranza degli italiani che il mio vicino di casa con una serie di provvedimenti (leggi razziali) diventasse di colpo diverso, senza diritti pari ai miei?

Come è stato possibile che colui che incontravo sul pianerottolo di casa, cittadino italiano come me dovesse  per esempio dimettersi da lavoro di insegnante o da altri lavori solo perchè di etnia o religione ebraica?

Perchè di colpo il bambino amico di mio figlio non poteva più frequentare la stessa classe solo perchè ebreo?

La risposta che mi sono dato è che SEMPRE  è necessario in ogni tempo e senza nessun intevento esterno (non deve essere il mio capo, la mia religione, il mio partito preferito) darsi una scala di valori invalicabili, insuperabili, non commerciabili in modo che quale che sia il regime (di destra, sinistra, centro), o qualsiasi religione o organizzazione mi indichi di scendere a patti con i miei valori  io mi fermi, mi indigni e sia disposto al estremo limite a perdere la mia vita per difenderli.

E quali sono?

Il rispetto della persona e dei suoi diritti per esempio, ben citato nella Dichiarazione dei diritti dell uomo

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

o nella nostra bellissima Costituzione

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Ambedue sono state scritte dopo la seconda guerra mondiale, dopo che come civiltà occidentale ci siamo addormentati rispetto a questi valori, e  riprendono concetti espressi 200 anni prima

La domanda è: Cosa avrei fatto io in quei tempi? Cosa farò se dovesse risuccedere?

La risposta: Non lo so, le idee sono chiare ma a volte il coraggio di fare il bene e pagarne le conseguenze viene meno.

Ecco perchè è bene rifletterci spesso, per capire meglio,  a non accettare tutto, a non girarmi dall altra parte, altrimenti come dice una bella poesia di Niemoller

"Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.

Poi vennero per i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico

Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.

Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.

Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa"

ed inoltre come dice Gandhi

"Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo"

Quale che sia il lavoro che faccio, la prima responsabilità non delegabile è quella di essere un cittadino responsabile e il più possibile informato.