domenica 31 luglio 2011

La lunga crisi

 

Mattina presto di una domenica soleggiata (finalmente), passeggio piacevolmente nel parco vicino a casa mia quando vedo un tavolo in legno con panche collegate ad occupare completamente il sentiero di terra in mezzo al verde, di solito esso si trova opportunamente più in la nel verde sotto gli alberi e non in mezzo al sentiero, ma evidentemente se non era posto li in mezzo per qualcuno ieri sera non era divertimento; attorno come corollario di festeggiamenti vari, lattine e bottiglie in vetro e un cestino invece vuoto, orfano delle sue funzioni.

Piccola riflessione: Io non sono di quelle persone che vorrebbero un mondo a misura di se stesso e quindi se la sera del sabato qualcuno esce e si diverte ben mi sta, ma mi piacerebbe che sempre e comunque rimanesse il rispetto per gli altri.

In questo parco, su quel sentiero molti bambini hanno imparato a pedalare, molti podisti vi corrono al fresco degli alberi; basta un poco d’ osservazione per capire che spazio c’è ne è per tutti ma è necessario condividere rinunciando a qualcosa per godere tutti assieme di un bene comune.

Sembra facile e invece non è cosi.

Questo piccolo fatto troverà soluzione rapidamente e presto sicuramente il tavolo verrà ricollocato nel suo posto (lo avrei fatto io ma servono almeno 4 uomini), per fatti simili notavo che spesso si prendono due strade una quella legislativa (è proibito ecc…), l ‘ altra giuridica (vado dall’ avvocato e ti denuncio visto art … del … ecc dice che ) ambedue a mio modo di vedere inutili o quanto meno inefficaci.

Non esistono infatti leggi che possano disciplinare tutto e nemmeno devono esistere, non esistono telecamere per ovunque, dovrebbe esistere invece il buon senso e il rispetto, il senso di responsabilità, il senso del limite.

E’ per questo che ho intitolato il post “La lunga crisi”, partendo da questa piccolo fatterello per riflettere sul fatto che la crisi attuale non è solo economica ma sociale, personale, di atteggiamenti.

E al riguardo non esistono “manovrine” solo una vecchia cosa: la propria coscienza.

Non è molto diverso mettere il proprio interesse (il tavolo in mezzo al sentiero e lasciarlo li), da non pagare le tasse, da andare in pensione troppo presto approfittando di leggi, leggine e quanto altro, studiare poco di malavoglia e con scarso impegno, impegnarsi  sul lavoro al minimo delle proprie potenzialità.

Qualcun’ altro rimuoverà il tavolo, qualcuno pagherà le tasse al posto nostro, qualcuno andrà in pensione più tardi, qualcuno studierà con impegno,  qualcuno rimarrà al lavoro di più per fare quello che potevo fare io.

Qualcuno un giorno ci presenterà il conto…..

sabato 23 luglio 2011

Recensione: “Scuote l’ anima mia eros” di Eugenio Scalfari

 

Per scelta personale e piccola soddisfazione i libri io li compro e ho una bella libreria ben dotata di tanti argomenti diversi che guardo e sfoglio spesso con grande orgoglio.

Come dicevo piccole soddisfazioni della vita, e ho usato questo metro (la presenza o meno di libri in casa) per farmi delle persone una prima idea. Spesso la prima impressione era quella giusta e ho trovato “povere dentro” persone che non ne avevano.

Ricordo poi che la mia compianta maestra delle elementari raccontò una volta che a casa dei genitori con cui viveva vi era una stanza completamente dedicata alla lettura, la cosa mi colpì e divenne un mio desiderio che piano piano sto realizzando.

Inoltre nel periodo in cui fui mormone ricordo che un alto dirigente della Chiesa scrisse nella rivista mensile che anche lui nella casa dei genitori aveva una stanza completamente dedicata alla lettura e quanto avesse appreso e amato da quei libri che i saggi genitori avevano comperato e messo a disposizione; diceva inoltre che se non si ha una stanza intera poco importa, l’ importante è creare un luogo dove si possano trovare libri da leggere, un’ occasione per nutrire la mente, uno spazio di edificazione.

Ma premessa questa valangata di ricordi vorrei parlarvi del libro che ho letto partendo da quello precedente dell’ autore,  “Per l’ alto mare aperto” che decisamente mi era piaciuto.

Quindi informato dell’ uscita di questo l’ acquisto è partito automatico.

Il libro è bello, come il primo e forse ancora di più perché mentre il primo è un interessantissimo e dotto viaggio attraverso ciò che ha gettato le basi della nostra cultura, questo è invece un viaggio che Scalfari fa dentro di se e nella sua vita attraverso le letture e gli studi che lo hanno formato.

E’ un ottima guida se si vuole leggere i testi citati per approfondire, e una bellissima compagnia  perché ce ne fossero tanti di anziani e nonni che sapessero guidare i più giovani al piacere della conoscenza, al gusto della lettura a capire che un libro può davvero segnarti la vita.

Mi permetto di citare una frase che mi ha colpito e cerco di ricordare nei (troppi) momenti difficili che ho trovato in questo libro:

“Vivetela bene la vostra piccola vita perché è la sola e quindi immensa ricchezza di cui disponete. Non dilapidatela, non difendetela con avarizia, non gettatela via oltre l’ ostacolo. Vivetela con intensa passione, con speranza e allegria”.