lunedì 26 settembre 2011

Recensione: Spingendo la notte più in là di Mario Calabresi

 

Conoscevo questo libro avendo letto “La fortuna non esiste” dello stesso autore e mi ero ripromesso di comperarlo ben sapendo di cosa parlava.

Sabato accompagnando mia moglie a fare la spesa per gratificarmi dell’ incombenza (lo so è necessario fare la spesa se si vuole mangiare ma lo trovo noioso) sono andato per prima cosa diretto verso il cestone dei libri, lo ho visto e cominciato a leggere, a fine spesa ero a pagina 20 e tre ore dopo lo avevo finito.

Questo libro intenso come i sentimenti più profondi e coinvolgente e commovente come quando succede qualcosa a qualcuno a cui tieni, permette di entrare per il tempo della lettura del libro a far parte di una famiglia delle vittime del tragico periodo del terrorismo; Mario Calabresi infatti è figlio di Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio 1972 a Milano, le cui vicende le potete approfondire qui.

Non è il primo libro che leggo sull’ argomento degli anni del terrorismo, e lo faccio per continuare il filo del discorso iniziato anni fa, quando ero molto giovane, ma già curioso di capire quanto avveniva intorno a me nei drammatici anni che vanno dalla fine degli anni settanta ai primi anni ottanta.

Mi è capitato di parlare con molte persone dei fatti di quei anni, con alcune è stato interessante, con molte triste, incapaci come erano di capire che il condividere il dolore dei famigliari delle vittime, non esclude l’ obbligo di capire le ragioni dell’ avversario, del nemico.

Questo perchè per evitare che una cosa riaccada bisogna capire perchè è successa.

E infatti la grandezza e bellezza di questo libro non sta solo nella capacità di raccontare fatti molto personali, sensazioni intime e interiori ma anche nel trasmettere un grande messaggio, opposto, diametralmente opposto a quanto oggi stesso riceviamo da molti personaggi della nostra classe dirigente.

Memorabile la frase della madre dell’ autore a pagina 122, Grazie Sig. Calabresi, una grande lezione. 

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