lunedì 28 novembre 2011

Recensione: “I Miserabili” di Victor Hugo

 

Come si fa a definire un libro come “I Miserabili”?

Bello? Troppo poco.

Capolavoro? Lo è indubbiamente, ma anche qui non basta, lo definisce in parte ma non rende l’ idea di cosa veramente è leggere “I Miserabili”.

Forse si potrebbe dire che leggere questo libro è un viaggio.

Un viaggio all’ interno dell’ animo umano con una guida d’ eccezione come solo Victor Hugo può essere.

Se avrete il coraggio di affrontare le circa 1000 pagine di questo viaggio vi capiterà di salire sulle vette altissime a cui l’ animo umano con grande semplicità può arrivare e di pensare che in alcuni punti sia un 5 vangelo.

Vi capiterà di percepire il disagio di non vivere in quel modo semplice e cristiano e cogliere il silenzioso invito e la sfida a provarci, almeno a provarci, con coraggio.

Ma vi capiterà di scendere in basso, molto in basso nello stesso animo, in luoghi dell’ anima che volenti o nolenti fanno anch’ essi  parte dell’ essere umani.

Vi scontrerete in quelle pagine con l’ incapacità di cambiare delle persone, farete fatica a tratti a definire con taglio netto cosa sia il giusto e il bene, affronterete l’ ostinato pregiudizio che spesso uccide più che le stesse armi.

Il tutto mescolato con incredibile abilità con la Storia, quella scritta in grande della Francia dopo il 1820, e con la storia quella scritta in piccolo dei personaggi che vi vivono immersi e che vicendevolmente si intersecano e condizionano.

In questo libro troverete frasi buttate li, quasi insignificanti, che vi faranno bloccare nella lettura e vi frulleranno nella testa per settimane.

Una certezza. Questo libro vi cambierà se oltre che con gli occhi lo leggerete con la mente aperta e il cuore in ascolto.

Ecco, secondo me la migliore definizione de “I Miserabili”  è che è la vita.

La nostra stessa vita, per farci capire che possiamo essere un Jean Valien, un Marius, un Gillenormand, una Cosette, una Fantine, un Thernadier, un Javert, ma che lo decidiamo noi, anche quando crediamo di non decidere.

Victor Hugo dal punto di vista letterario è iscrivibile al Romanticismo ed è l’ autore di altri romanzi memorabili quali “Notre Dame de Paris” e “Novantatre” oltre a molte opere teatrali.

domenica 27 novembre 2011

Recensione: “Lo Straniero” di Albert Camus

 

E’ possibile passare attraverso quell’ esperienza che chiamiamo vita, fare tutto o quasi, come da manuale condurre insomma una vita “normale”, e non aver capito nulla della stessa vita? Oppure il non riuscire o non voler capirne il senso è in realtà il senso, l’ aver capito tutto?

Queste domande sono quanto  ti lascia il bel romanzo di Camus.

Il romanzo narra di un uomo, Meursault, e della sua vicenda. Meursault è un uomo che non prova niente, non sa, non desidera, non gioisce, non prende posizione, vive “la vita reale”, lavora regolarmente, ma non ne capisce il perchè, non trova il senso e nemmeno lo cerca, non capisce gli altri, non capisce cosa vogliano da lui.

Bello da leggere, inquietante a tratti irritante.

Camus è inquadrabile nell’ esistenzialismo e leggendone e approfondendo le caratteristiche di questa  corrente letteraria si può capire meglio e gustare a fondo il perchè Camus scrisse un romanzo come questo.

Personalmente il romanzo mi è piaciuto perchè ancora una volta leggendolo ho potuto riflettere sulla mia vita, sulle cose che gli danno valore, sul senso o meglio sulla ricerca di un senso che tutto avvolge e coinvolge in ogni attimo e ogni istante della stessa.

(Divagazione a tale proposito: ho trovato molto bella in un altro libro una citazione di Platone “Non conduce una vita umana chi non si interroga su di sè”)

Leggendolo ho pensato a come si possa se pur non arrivando agli estremi narrativi del personaggio descritto da Camus, vivere in maniera simile.

Studiare, lavorare e poi andare in pensione; essere figli, padri e madri, nonni condurre insomma “una vita normale” e non capire o cercare almeno il senso di tutto, persi in mille stupidaggini e dettagli insignificanti se appunto un senso non diamo.

Anche stavolta anche in un libro molto diverso dal mio sentire in cui il personaggio a volte mi irritava, il mio consiglio è di dedicare tempo lasciando dietro altre mansioni per leggere.

La letteratura come la poesia è l’ abilità dell’ uomo di raccontare in maniera che ci penetra intimamente trasformandoci cose  che potrebbero essere dette in 4 righe; ma facendolo, rinunceremo al viaggio nelle profondità dell’ animo umano.

P.s. proseguendo su questo filone letterario uno dei prossimi libri sarà “La Nausea” di Jean Paul Sartre.