lunedì 12 dicembre 2011

Tanto tuonò che piovve..

 

Premesso che non sono un economista, ma un lavoratore e cittadino normale con il “difetto” di leggere e informarmi (perché tale sembra, ormai vale molto di più l’ opinione di pancia buttata lì e l’ emozione); 

premesso che non è detto che abbia ragione, e che cerco su alcuni argomenti di documentarmi il più possibile prima di dire la mia.

Con questo post vorrei esporre il mio pensiero sulla recente manovra economica sperando nello scrivere di evitare l’ inutile demagogia e il facile populismo.

Finalmente dopo settimane in cui su cosa ci sarebbe stato nell’ incombente manovra del Presidente Monti si aggiravano ipotesi di vario genere ecco che presentata in forma reale si può ragionare sui fatti e non solo sulle ipotesi.

La manovra è dunque arrivata e come prevedibile fa male, ora non scordiamocelo! passerà sotto il vaglio del parlamento (lo stesso che fino a ieri non riusciva proprio a imbastire questa manovra tanto necessaria! ops scusate avevo detto che avrei evitato il populismo) e grande merito va a Monti che disponibile a cambiamenti per trovare maggiore equità e nel rispetto delle prerogative di chi detiene il potere legislativo (il parlamento appunto siamo per fortuna in democrazia!) mette in chiaro che i saldi devono rimanere invariati.

Ho notato ascoltando le persone che se in un primo momento vi era una certa consapevolezza e rassegnazione della necessità di invertire la rotta, di cambiare e migliorare le condizioni dell’ economia nazionale ora che nello specifico si cominciano a conoscere le norme, e si comincia a realizzare come incidano in peggio nella propria vita cominciano le prime lamentele e arrabbiature.

La manovra come detto prima è pesante (io stesso subirò direttamente diverse penalizzazioni: età della pensione, benzina ecc) ma è necessaria e va purtroppo a colpire i soliti noti (anche se devo dire che alcune norme indicano una chiara direzione e inversione di tendenza).

Quello che non finisce mai di stupirmi sono alcuni ragionamenti che ho letto o sentito chiaccherando o parlando sia in giro e per la rete che discutendo con le persone o nelle lettere ai giornali e mi stupiscono perchè non ne capisco il senso e la logica.

Per esempio chi propone di uscire dall’ Europa.

seguendo un esempio semplice e banale sarebbe come dire che se spendo più soldi di quanti ne guadagno e quindi genero deficit (accumulo debito) quando la banca che copre o ha coperto i miei debiti mi richiama all’ ordine finanziario, mi arrabbio esco dalla banca e comincio a fare da me, che ne so per esempio mi stampo da solo la moneta.

Come dire che Il “cattivo” non sono io che vivo oltre le mie capacità economiche ma la banca che “cattivissima” non vuole farmi vivere come mi pare e piace pretendendo invece che viva entro le mie entrate, ma come si permette questa banca, ma come si permette quest’ Europa?

In pratica non risolvo il  problema (spendo troppo rispetto alle mie entrate e quindi o guadagno di più o riduco le spese) ma mi arrabbio, sbatto la porta ed esco dall’ Europa.

Bella soluzione!

Quando sento-leggo queste cose penso che sempre un accordo su valori, percentuali si può trovare ma non sul principio che se sono debitore sto usando soldi di altri.  

QUINDI ANCHE SE FA MALE, ANCHE SE SI PUO’ DISCUTERE CHI E COME FAR PAGARE, COME E DOVE TAGLIARE, UNA POLITICA DI RIGORE NEI BILANCI  STATALI E’ NECESSARIA! QUESTO E’ CIO’ A CUI L’ EUROPA CI CHIAMA E SI RICHIAMA (riguarda anche altri stati mica solo noi!)

Altra categoria all’ opposto è quella di coloro che io definisco i “tagliatutto”, secondo la Vulgata di queste persone lo Stato dovrebbe tagliare, tagliare, tagliare, ridursi all’ osso.

Come sempre non è completamente sbagliata come idea (oltre che essere una precisa teoria economica e politica), infatti ricordo che negli  anni in cui ero molto giovane lo Stato produceva per interposta persona (leggi partecipazioni statali) di tutto; anche e soprattutto in modo anti-economico (detto in parole povere ci costava di meno lasciare la gente a casa).

E condivido che la spesa pubblica possa e debba essere ottimizzata, ma attenzione anche qui è necessario distinguere, infatti secondo me la spesa pubblica non è il “male assoluto”, e come nella vita privata ci sono spese inutili e spese utili che si chiamano investimenti.

Per fare un altro esempio semplice, ammesso che me lo possa permettere se vado tutte le sere in pizzeria, il pizzaiolo è contento, in fondo anche io se fa le pizze buone, i soldi sono miei e quindi fino a che non faccio debito nessuno può dire niente.

Diverso è se spendo per fare un corso o compro un libro che mi aiuta ad acquisire o approfondire competenze e abilità utili nel mio lavoro.

Quando arrivano i tempi di magra se dovrò tagliare anche questa spesa lo farò; ma se devo e posso scegliere questa seconda sarebbe meglio di no.

Perché se domani perdo il lavoro forse è più facile trovarne uno nuovo grazie alle competenze del corso che ho fatto, meno come mangiatore di pizze

QUINDI RIDURRE LE SPESA PUBBLICA INUTILE SI, OTTIMIZZARE SI, MA NON QUELLA MIRATA AGLI INVESTIMENTI   

Altra categoria è quella di chi dice che in fondo abbiamo troppo e quindi un po’ di crisi ci fa bene.

Anche qui, in parte è vero ma conosco a vari livelli sociali, di sesso e di età persone che scelgono una vita “a profilo basso”, se vanno a scuola studiano il minimo e male, se lavorano lo fanno per anni senza impegno e passione facendo il minimo necessario, meglio se meno del minimo e nulla di più, poi arrivano alla pensione (il prima possibile) e quando arrivati ad essa si accontentano vivendo con poco e bastandosi.

E non parlo di chi povero davvero si trova disoccupato o sottooccupato, ma di chi pur nella libera scelta di ognuno sceglie  di vivere così, ottimo se vive in cima alla montagna e autoproduca tutto il  necessario a vivere (ma lo possono fare 60.000.000 di persone?), pessimo se come in genere succede vanno in pensione o lavorano perchè la poca o tanta pensione/stipendio che percepiscono viene pagato da chi lavora e consuma.

Difatti se la gente lavora produce servizi o beni che se non venduti rendono inutile anche il loro lavoro e il relativo stipendio  e non si pagano le pensioni, quindi se l’ economia non cresce…sta male anche chi vive così, se l’ economia cresce sta meglio anche chi sceglie di vivere così.

QUINDI MENTRE CI LAMENTIAMO DI QUANTO TARDI ANDREMO IN PENSIONE (COMPRENSIBILE) MENTRE CI ARRABBIAMO DEL RIPRISTINO DEL ICI (GIUSTIFICATO) CHIEDIAMOCI ANCHE E SOPRATUTTO SE E QUALI DECISIONI SIANO STATE PRESE PER STIMOLARE LA CRESCITA ECONOMICA PER FAR SI CHE LA GENTE TROVI LAVORO, CONSUMI E … PAGHI LE PENSIONI

Ma soprattutto fatti carico di queste tasse in più, la speranza è che assorbita questa “dose da cavallo” (mi ripeto: ma non potevamo iniziare prima?) finalmente in Italia si cominci a colpire seriamente anche quelli che appartengono alla categoria dei “furbi”.

Furbi per intenderci che si trovano ovunque:

stime indicano che l’ evasione fiscale a vario titolo è pari a € 120 miliardi di euro (leggo nel interessante libro “Le troppe tasse degli Italiani” che ho trovato in edicola edito dal Corriere della Sera), calcolando che si parla di 20,2 miliardi di euro complessivi di manovra fate un pò voi, quindi se qualcuno ci propone di non fare la ricevuta facendomi pagare di meno o di non emettere lo scontrino quando domani pagheremo di più la benzina o se possessore di casa pagheremo l’ ICI o IMU riflettiamoci su.

Oppure se qualcuno fatto salve le categorie che fanno lavori veramente usuranti chi non si è fatto i regolari e effettivi 40 anni di vita lavorativa di minimo previsto e con leggi, leggine, norme e aggiustamenti vari  per quanto legali e approvate gode oggi di pensione sarebbe giusto che contribuisse con qualche contributo ad hoc data la drammatica situazione.

Per capirci a parità di vita media se io vado in pensione a 65 anni ne godrò per un certo periodo, se ci vado a 55 anni ne godo per più anni.

Oppure che finalmente ci sia un mercato del lavoro davvero flessibile, in cui non ci sia chi è precario a vita e chi intoccabile e inlicenziabile a vita a prescindere dall’ effettiva utilità produttiva, ma un mercato del lavoro in cui in entrata e in uscita ci sia più flessibilità ma con una rete di protezione statale come altri paesi in Europa hanno (e mi viene veramente rabbia perché leggevo e trovavo corrette queste idee almeno 4 anni fa, mi chiedo perché se ne debba parlare adesso che siamo con l’ acqua alla gola e non prima) che non mi paghi per non fare niente (leggi cassa integrazione), ma che mi permetta  e premi il mio impegno personale a riqualificarmi e magari in futuro trovare un lavoro con cui guadagnare di più.

La mia speranza è che ciò che sembrava fantascienza in  un paese bloccato come è l Italia, possa diventare oggi con questa crisi l’ occasione di cambiare e permettere a questo bel paese di tirare fuori il meglio compiendo finalmente le necessarie riforme.

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