mercoledì 19 dicembre 2012

Le ragioni del credere

 

Un filosofo francese del XII secolo, Bernardo di Chartes disse:

”Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”.

Non so perché ma ho sempre creduto che la frase fosse di Newton che forse la ha solo citata.

Comunque sia, spiega benissimo quanto io con le mie parole non sarei in grado di esprimere, anche se ci provo nelle righe seguenti.

Da sempre sto cercando di comprendere il senso della vita della vita che percorro e ho concluso che esistono due strade principali:

una è rivolta verso Dio (qualsiasi cosa voglia dire per voi);

l’ altra verso l’ uomo, la sua realizzazione e il senso finale di esserlo, e passa attraverso la scienza, la filosofia, queste due strade a volte viaggiano separate su binari paralleli ma a volte i binari si incrociano confondendosi.

In entrambi i casi mi accorgo davvero, che nella ricerca sono sulle spalle di giganti dello spirito e laici, e mi sento nano si, ma grazie a loro davvero posso vedere più in la.

Ne cito due tra i tantissimi:

Norberto Bobbio:
"I due mali contro cui la ragione filosofica ha sempre combattuto – e deve combattere ora più che mai – sono, da un lato, il non credere a nulla; dall'altro, la fede cieca."

Parole davvero significative e attuali, ravvisabili non solo nella filosofia ma anche nel vivere quotidiano.

Ha ragione Bobbio sempre più si oscilla tra questi due estremi:

il non credere a nulla, moderno nichilismo; inteso come non credere nell’ uomo  e nei suoi incredibili progressi anche se con drammatiche cadute e la grande potenzialità e nemmeno il non credere a Dio o qualcosa di trascendente e non cercarlo in nessuna forma.

E questo è ravvisabile in molti comportamenti osservabili accanto a noi, nel disimpegno come regola sia esso nel campo politico, familiare, sociale e del retto comportamento, o nell’ impegno a “respiro breve” (per la mia famiglia e chi se ne frega degli altri, per il mio quartiere, per il mio gruppo), nel bastarsi legato solo alle piccole cose della vita.

O anche nella mancanza di fiducia nelle istituzioni (non provo a cambiarle, semplicemente mi chiudo in me stesso, mi basto), nella sfiducia nel prossimo come regola di vita e tecnica di sopravvivenza (di sicuro vuole fregarmi), oppure nella mancanza di rispetto per il ruolo professionale o sociale che ognuno ha (siamo tutti  nel contempo insegnanti, avvocati, medici, economisti, presidenti del Consiglio, allenatori, magistrati, poliziotti, psicologi e non riconosciamo al nostro prossimo la sua specificità e competenza nel merito dovuta spesso a serio e intenso studio e preparazione).

La fede cieca, dogmatica, non necessariamente solo religiosa, ma come stile di vita che nega la possibilità di essere accoglienti e all’ ascolto di quanto è diverso da quello in cui credo o come vivo basato sul presupposto che a prescindere io ho sempre ragione e tu torto.

Carlo Maria Martini:
“Ciascuno di noi è al tempo stesso, credente e dubbioso, pieno di speranza e disperato, fiducioso in un aldilà e timoroso della morte”

Frase alla quale penso molto, detta da una persona davvero unica e che indica la nostra condizione umana immersa nel silenzio di Dio, ma che almeno nel mio piccolo spinge a credere in qualcosa, a sentire il desiderio di capire, ad accettare la sfida, a rischiare, ad accettare il cambiamento, a “puntare” sul bene, a sentire la necessità di riconoscere che siamo molto ma non tutto.

A conoscere certo sia il nero che il grigio dell’ animo umano (compreso e soprattutto il mio) a riconoscerlo nella vita quotidiana e sia trovarlo con le parole di scrittori e poeti che la descrivono con incredibile maestria (Baudelaire, Sartre, Camus per citarne alcuni), ma a scegliere il bianco, il bene. Scelta più difficile, più impegnativa.

Queste sono parole, citazioni, e sembrano solo concetti filosofici o spirituali ma non sono solo questo, se si vuole diventano cose molto pratiche azioni quotidiane, atteggiamenti, comportamenti in famiglia, sul lavoro a scuola, ovunque.

E possono cambiarti, dentro!

giovedì 13 dicembre 2012

Recensione: Diario 1941-1943 di Etty Hillesum

 

Bellissimo libro. Etty, ragazza ebrea di 27 anni, la cui vita segue il tragico percorso del suo popolo durante la seconda guerra mondiale, attraverso il suo diario in maniera semplice racconta di un cammino lento e difficile come è per tutti, verso Dio e il valore e significato della vita, percorso inversamente proporzionale al male e alla distruzione che la circonda.

Trova forza e risposta alle sue domande realizzando pienamente il potenziale umano nell' abbandonandosi alla volontà di Dio e comprendendo quanto coraggio ci voglia per rimanere umani quando il mondo si dimentica del significato della parola umanità.

Nel leggerlo ci si aspetta di trovarvi santità e ascesi, vi si trova una persona simile a noi con gli stessi dubbi e difficoltà, con gli stessi errori a dimostrazione che anche per noi nel nostro piccolo è possibile.

E’ un libro che deve farci riflettere sulla speranza, sul coraggio di fare il bene, e aiutarci a non dimenticare mai quanto è accaduto.

Lo ribadirò sempre, e sopratutto in questo tempi di crisi in cui la tendenza a cercare un “colpevole”, a semplificare le cose in maniera pericolosa è molto facile.

Grazie Etty.

venerdì 7 dicembre 2012

Riuscirà questo paese a cambiare?

 

Guardando quanto sta accadendo in rete dopo l’ annuncio del ritorno di Berlusconi noto come sempre il formarsi di due contrapposti schieramenti.

Chi è contento e a favore, e chi scontento logicamente contrario.

Sinceramente la notizia nel merito della persona mi lascia indifferente, mi chiedo piuttosto e qui sorge la preoccupazione quale sarà la politica economica in caso di vittoria elettorale.

Devo dire onestamente che nemmeno un eventuale vittoria della sinistra mi rassicura perché il punto è che chiunque vinca deve continuare nella politica di riforme e risanamento del governo Monti.

domenica 25 novembre 2012

Recensione: “Conversazioni con Carlo Maria Martini” di Eugenio Scalfari e Vito Mancuso

 

Io trovo che i libri siano tutti belli, qualcosa comunque sia ti lasciano. Alcuni ti fanno arrabbiare, alcuni ti annoiano, e altri come questo ti segnano, ti lasciano una traccia dentro e ti trasformano.

Conversazioni con Carlo Maria Martini è un libro di questo tipo, molto bello, semplice nella scrittura, ma profondo come pochi.

Il libro raccoglie il dialogo tra due persone (Eugenio Scalfari e Carlo Maria Martini) decisamente diverse per filosofia, stile di vita e credenze sullo scopo della vita, ma accomunate dalla passione per la verità e il rispetto per il prossimo.

Esattamente quanto manca in questi tristi tempi, il trovare due persone che pur consce delle proprie grandi differenze culturali, filosofiche trovano nella caratteristica comune, la propria umanità, intesa come tensione al bene, al giusto, un piano comune in cui incontrarsi e dialogare.

Quello che ne esce è a mio avviso davvero bello, è un libro diverso, che induce speranza in un mondo di grande superficialità e giudizi pressapochisti, in cui crediamo di sapere tutto ma forse non è così, sappiamo dare risposte pronte ma vuote, di commenti cinici finto furbi che dimostrano solo il gran vuoto di chi li fa.

E’ un libro che dimostra che la differenza comunque la si creda rispetto a Dio e allo scopo della vita, la vera differenza, la fa quello che hai dentro, la tensione verso il bene e quello che fai per cambiare in meglio, quello che costruisci.

Questo è un libro che ti stupisce, perché trovi la sintesi di due distinte e apparentemente inconciliabili scuole di pensiero e ti accorgi che la differenza nella sostanza non esiste.

Questo libro nella sua semplicità esprime la grandezza di un uomo Carlo Maria Martini capace di dire cose difficili con parole semplici che vanno dritte al cuore.

E’ anche una sfida, per coraggiosi, per chi non si abbandona allo scontato, al luogo comune, alla rassegnazione, al prevedibile, per chi sente il desiderio di capire, di migliorarsi, per chi sa che l’ uomo a volte è anche grigio se non nero ma che esiste una speranza e non si è obbligati a sguazzare per sempre nel torbido, il farlo si chiama codardia.  

E’ un libro che consiglio caldamente di leggere.

sabato 17 novembre 2012

Tacito orror di solitaria selva da “Rime” di Vittorio Alfieri (1776)

 

Studiare un autore di 236 anni fa e scoprire scritti i propri sentimenti di alcuni momenti.

Sentire vicino l’ artista e percepire l’ immutabile magia di quelle quattro parole su un foglio che chiamiamo poesia.

 

Tacito orror di solitaria selva
di sì dolce tristezza il cor mi bea,
che in essa al par di me non si ricrea
tra’ figli suoi nessuna orrida belva.


E quanto addentro più il mio piè s’inselva,
tanto più calma e gioja in me si crea;
onde membrando com’io là godea,
spesso mia mente poscia si rinselva.

Non ch’io gli uomini abborra, e che in me stesso
mende non vegga, e più che in altri assai;
né ch’io mi creda al buon sentier più appresso:
ma, non mi piacque il vil mio secol mai:
e dal pesante regal giogo oppresso,
sol nei deserti tacciono i miei guai.

domenica 4 novembre 2012

Recensione: “Monte Cinque” di Paolo Coelho

 

Avevo sentito parlare di Paolo Coelho attraverso il libro “L’ Alchimista” ma non avevo mai letto nulla di suo.

Sono arrivato a questo libro attraverso alcune ricerche sul ruolo del profeta Elia citato nell’ Antico Testamento nell’ ebraismo e nel mormonesimo e come spesso capita ho scoperto che Coelho aveva scritto un romanzo su di lui.

Leggendo questo romanzo ho scoperto un libro davvero bello e profondo e che voi crediate o no all’ esistenza di Dio lo consiglio caldamente.

Parla di  Elia e racconta la fase precedente le vicende bibliche; è un romanzo chiaramente, e non è una verità storica o di fede.

E’ un cammino, un cammino che più o meno tutti facciamo, faremo o abbiamo fatto con esiti diversi; con piena consapevolezza o in maniera inconsapevole; con grande travaglio o con penosa indifferenza. 

Parla del rapporto tra noi e Dio, della solitudine di certi momenti e della chiarezza di altri.

E’ un romanzo che avvicina l’ uomo a Dio e Dio all’ uomo, è un buon inizio del cammino.

sabato 3 novembre 2012

Recensione: Mettersi in gioco di Carlo De Benedetti

 

Mettersi in giocoDi questo agile e interessante libro ne avevo anticipato l’ uscita in un precedente post.

A lettura completata confermo il mio entusiasmo e ne consiglio la lettura.

Ho trovato giusto quanto scrive De Benedetti e ne condivido quasi totalmente il contenuto convinto come scrive l’ autore “non da ora”  che sia in atto una lenta ma irreversibile trasformazione economica, sociale e politica a livello mondiale.

Non cercare di capire quanto avviene, non documentarsi, può pericolosamente esporci a scegliere scorciatoie e semplificazioni che grandi danni hanno fatto nel passato.

Nel libro, ben scritto e di scorrevole lettura, non ho trovato facili soluzioni (che non esistono) o indicazione di uomini che hanno la soluzione di tutto in tasca (in questo senso abbiamo già dato. Grazie!), ma spunto per riflessioni e stimolo all’ azione ognuno nel proprio per quanto piccolo ambito.

Infatti ha ragione De Benedetti quando cita tra i necessari protagonisti del cambiamento una opinione pubblica “ben informata”.

E qui credo ci sia un grosso problema, noto a vari livelli che la sensibilità su questi argomenti è drammaticamente bassa, e invece sempre più si chieda alla politica la ripresentazione difronte a problemi “nuovi” di schemi e proposte di soluzioni che appartengono al passato, e nel migliore dei casi non funzionano, nel peggiore ci porteranno a ripercorrere i drammatici errori del secolo passato.

Qui sta infatti il punto cruciale.

L’ inizio dell’ inderogabile cambiamento, l’ inizio della fine di questa crisi, sta tutta nel titolo del libro.

“Mettersi in gioco” significa quindi accettare la sfida, cercare a titolo personale dentro di se le risorse e attrezzarsi se non siamo pronti, e imporre nel dibattito dell’ opinione pubblica questi importantissimi temi.

Qualcuno come sempre dorme sonni tranquilli, cullato in certezze inesistenti e banali semplificazioni, ma quello è il suo “piccolo mondo antico”, come sempre è stato nella storia il cambiamento arriverà e imporrà bruschi risvegli.

mercoledì 24 ottobre 2012

La vita è difficile, ma non è grave.

«Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.

La vita è difficile, ma non è grave.

Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di d'individualismo malaticcio.

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.

E' l'unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d'eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell'anno del Signore 1942, l'ennesimo anno di guerra. »

( Diario, pagine 126-127 )

Tratto da Diario di Etty Hillesum, per capire chi era eccone la biografia

venerdì 19 ottobre 2012

Libro in uscita: Mettersi in gioco di Carlo De Benedetti

 

Di solito pubblico post su libri che ho già letto ma stamane leggendo questo articolo

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/10/19/news/de_benedetti_libro-44830666/?ref=HREC1-1

ho trovato delle idee che condivido appieno e infatti vi consiglio di leggere l’ articolo che trovo molto interessante.

Intanto attendo con curiosità l’ uscita del libro, nella speranza che possa essere fonte di riflessione e cambiamento.

Ringrazio la Einaudi per la possibilità di condividere con qualche riga di codice html l’ uscita del libro sui propri blog.

domenica 7 ottobre 2012

Recensione “Non ci possiamo più permettere uno stato sociale” di Federico Rampini

 

Provo grande gratitudine per chi mi ha insegnato che quando capita l’ occasione è meglio ammettere di sapere poco o nulla di un determinato argomento piuttosto che “sparare la risposta”, il provarci non ci rende più simpatici.

Ricordo con grande affetto chi mi ha aiutato a capire che le regole del senso comune, della strada, possono essere valide in un certo contesto ma non sono “legge” in sistemi, organizzazioni, procedure decisamente più complessi, non ci è richiesto di sapere tutto, desiderare di conoscerlo si.

Ammettere di non sapere e voler imparare è secondo me indice di intelligenza e umiltà e credo ultimamente sia merce rara; più facile è invece usare l’ arma del ragionamento  senza poggiarlo su solide basi, più semplice è  disputare all’ infinito e senza direzione visto che il ragionamento non ha basi.

Impera il diritto alla contestazione (fatta nel modo giusto è utilissima), spopola il post di lamentela, dilaga la lettera al giornale, ma spesso come ho già scritto muore lì, senza spirito critico, senza analisi non dico a 360 gradi ma almeno oltre il proprio naso.

Invero mi continuo a chiedere perché chi ha le soluzioni dei problemi del mondo (o crede per lo meno) sia ovunque meno che nei posti dove si decide.

Ho premesso quanto sopra per introdurre la recensione dell’ ultimo libro di Federico Rampini.

Questo perché ho letto molti libri di Rampini, libri che questo autore ha scritto permettendomi di calarmi in nazioni e società che probabilmente non visiterò mai ma che trasformano ormai con grande incisività la mia vita quotidiana e il mio futuro.

Mi ha permesso la lettura (sempre con il beneficio del dubbio) di avere se non verità, almeno opinioni ben documentate, e di comprendere fenomeni macro economici e trasformazioni sociali con i giusti occhiali non deformati da demagogia o pressapochismo (da strada appunto, il mondo finisce lì dove finisce il vicolo dove abito, l’ unica lingua è la mia, l’ unica religione, vissuta - se vissuta – come un self service a cui prendere quello che più mi piace è la mia).

Quest’ ultimo libro tratta ancora una volta dei problemi causati da questa interminabile crisi e nello specifico di un pensiero che circola e di cui ho spesso letto ossia che davvero non possiamo permetterci più lo stato sociale che in svariate forme abbiamo conosciuto e ha reso più facile la nostra vita.

Rampini in questo libro con la consueta abilità e chiarezza difende il nostro sistema confrontandolo con altri.

Il libro è davvero interessante, stimolante e ne condivido le conclusioni.

Credo però che lo stato sociale vada riorganizzato per aiutare chi davvero ha bisogno, credo debba diventare un sistema che premi chi si rimette in gioco e accetta di riqualificarsi, piuttosto che chi si accontenta di quanto lo stato eroga.

Ma soprattutto credo sia ora di smettere di credere alla favoletta che sia solo colpa della classe politica (che certo non voglio difendere) e non di alcuni che ne hanno abusato.

Come sostengo spesso non ho visto grandi manifestazioni di piazza quando il debito pubblico saliva, non ho visto scioperi quando si erogavano pensioni con anzianità contributive scandalosamente basse, non ho visto ondate di protesta quando si abusava della copertura del sistema sanitario in caso di malattia non per patologie serie ma semplicemente per non lavorare.

Per fortuna esistono milioni di persone che anche domani mattina si alzeranno con la voglia di fare bene, di lavorare, di confrontarsi con il mercato, con fatica e sacrificio con la volontà di creare prodotti efficienti e desiderabili che stimoleranno altri a impegnarsi a dare il meglio per guadagnare e comperarli.

La crescita economica si ottiene così e lo stato sociale deve essere quella rete che mi permetta di rischiare, di mettermi in gioco; sicuro che se cado non sia per sempre.

sabato 6 ottobre 2012

Siamo figli della Rivoluzione Francese

 

Condividendo appieno la frase di fine intervista di Eugenio Scalfari che da il titolo al mio post, desidero quindi condividere l’ intervista presente sul sito di Repubblica con chi avrà il piacere di vederla.

Ricordo infatti con gran piacere la lettura del libro “Per l’ alto mare aperto” che consiglio caldamente e di cui qui si può trovare la mia recensione.

venerdì 5 ottobre 2012

Recensione: “Poesie” di William Blake

 

La sensazione che ho avuto passando dalle poesie di Baudelaire a quelle di Blake era quella di passare dal diavolo all’ acquasanta (in particolare leggendo “I canti dell’ innocenza”).

Battute a parte in realtà ho scoperto in William Blake un poeta complesso, profondo e molto interessante, affezionandomi al suo modo di scrivere poesie e alla sua sensibilità.

Come faccio sempre quando leggo di poesia, nell’ ottica di meglio capire le opere dell’ autore, leggo prima le poesie, e dopo averle fatte decantare nella mia mente, cerco di collocare l’ autore nella storia della letteratura ricavandone spesso una migliore comprensione dell’ artista e del suo tempo.

Così è stato per William Blake, che visse tra il 1757 e il 1827 in Inghilterra ed è tra i precursori del Romanticismo soprattutto come ben spiegato qui del Romanticismo inglese nella versione onirico-visionaria.

Tra le molte poesie di questo volume quelle che maggiormente mi hanno colpito sono quelle contenute nei “Song of Innocense” del 1789 e i “Song of Experience” del 1794.

Leggendone in successione le raccolte mi è venuta spontanea la domanda se tra le due opere fosse successo qualcosa all’ autore.

Ad esempio: 1789  - escono i Canti dell’ Innocenza dove si respira un atmosfera idilliaca, quasi irreale simbolo ne è la poesia “The Lamb – L’ agnello”

Agnellino, chi ti fece?
Sai chi ti fece?
Ti diede la vita, e ti disse di nutrirti
Dal ruscello e sopra il prato;
Ti diede un vestito di delizia,
Il più morbido vestito, di lana, chiaro;
(Chi) Ti diede una così tenera voce,
da fare gioire tutte le valli!
Agnellino, chi ti fece?
Sai chi ti fece?
Agnellino, te lo dirò,
Agnellino, te lo dirò:
Egli è chiamato col tuo nome,
Poiché Egli Si chiama Agnello.
Egli è mite, ed Egli è buono;
Divenne un piccolo bambino.
Io un bambino, e tu un agnello,
Siamo chiamati col Suo nome.
Agnellino, Dio ti benedica!
Agnellino, Dio ti benedica!

 

Invece del 1794 sono i “Song of Experience” o Canti dell’ Esperienza in cui l’ atmosfera è più cupa, pesante ma reale e consapevole, in cui la poesia che ho trovato esserne simbolo è “The Tiger – La Tigre”

Tigre! Tigre! Ardente e Luminosa,
nelle foreste della notte,
Quale immortale mano o occhio
poté dare forma alla tua agghiacciante simmetria?
In quali lontani abissi o cieli
bruciò il fuoco dei tuoi occhi?
Su quali ali osa egli librarsi?
Quale la mano che osa afferrare il fuoco?
E quali spalle, e quale ingegno,
poté torcere le fibre del tuo cuore?
E quando il tuo cuore iniziò a battere,
quale terribile mano? E quale terribile piede?
Quale martello? Quale catena?
In quale fornace fu (plasmata) la tua mente?
Quale incudine? Quale terribile stretta
osa afferrare il suo mortale terrore?
Quando le stelle gettarono le loro lance
e lavarono il paradiso con le loro lacrime:
Egli sorrise a vedere il Suo lavoro?
Colui che creò l'Agnello, creò te?
Tigre, Tigre, luce chiara
nelle foreste della notte:
quale immortale mano od occhio
osò dare forma alla tua terribile simmetria?

In effetti la domanda se fosse accaduto qualcosa tra le due raccolte all’ autore è pertinente.

Il 1789 è l’ anno della Rivoluzione Francese, è il momento delle possibilità del cambiamento, delle mille promesse e dei mille propositi (come quando si è giovani e tutto sembra possibile - L’ età dell’ innocenza in effetti), il 1794 invece ha visto trasformarsi una buona premessa (la Rivoluzione Francese) nel periodo del Terrore e poi come sapete nell’ Impero Napoleonico e infine la Restaurazione (un pò come quando adulti si diventa più realisti ma anche un po’ più cinici).

Anche Blake in effetti subisce dapprima questo innamoramento e poi questo disincantamento.

Particolare non meno importante della sua attività artistica sono le sue stampe di cui potete trovare traccia qui, indispensabili per capire un artista davvero unico.

mercoledì 26 settembre 2012

Ma alla fine cosa stiamo imparando?

 

Nella scorrere della vita di ognuno avvengono molti avvenimenti, alcuni li interpretiamo come positivi perché vanno incontro ai nostri desideri; altri come negativi perché vanno in direzione opposta a quanto vorremmo.

In ogni caso accadono, e la maggior parte delle volte senza che possiamo controllarli.

Ho imparato che spesso a mente fredda è bene riflettere su quanto avvenuto e trarne se ne siamo attrezzati e se possibile una cosiddetta “lezione”.

Farlo è banale dirlo, è importante, perché ci permette di acquisire esperienza e di evitare di ricadere negli stessi errori.

Infatti recentemente riflettevo su quanto sta avvenendo durante questa crisi nella quale siamo ormai immersi da 4-5 anni e mi sono chiesto se da questa crisi economica e morale sto/stiamo imparando qualcosa.

E’ evidente che tra tangibili impoverimenti economici e minori capacità di spesa, tra maggiori tassazioni e minori opportunità, la crisi sta toccando con maggiore o minore intensità ognuno di noi (compreso me logicamente) modificando comportamenti, abitudini e ho l’ impressione economicamente parlando che non abbiamo ancora toccato il fondo.

Se poi osserviamo il panorama politico (tranne qualche eccezione) è quanto meno desolante, e le istituzioni (come sempre con qualche rara eccezione) che dovrebbero essere il riferimento sono purtroppo esattamente il contrario.

Ma come sempre questa crisi economica e morale finirà. 

Mi chiedevo (come sempre a me per primo) se passata la crisi economica avremmo imparato e cambiato qualcosa.

Alcune domande base sono a mio giudizio necessarie:

Abbiamo capito le cause economiche che ci hanno portato in questa situazione?

Conosciamo le proposte per uscirne?

Sappiamo distinguere tra le varie opinioni e tra chi le sostiene?

A chi daremmo il nostro voto e cosa chiederemmo a chi eleggeremmo?

Mi faccio queste domande perché spesso leggendo i giornali ho l’ impressione che dal lato politico e sindacale si stia aspettando che passi la bufera e ci si stia attrezzando per tornare esattamente a quanto avveniva prima.

Ma sfugge che quanto sta avvenendo non è una bufera ma “lento tsumani” che cambia e cambierà se non tutto molto e partendo da fenomeni macro economici anche molto lontani arriva e entra implacabilmente anche nelle nostre vite, case e abitudini.

Detto in parole povere se il gioco cambia le regole sono diverse e per quanto possiamo avere nostalgia dei bei tempi andati noi dobbiamo “giocare” con le regole attuali ci piaccia o no.

Ho l’ impressione che  nonostante i  dolorosi tentativi del governo Monti di andare nella direzione di cambiare il paese e i cittadini che vi abitano il pensiero delle persone (pur legittimo) è capire, scegliere e votare chi toglierà l’Imu o ripristinerà la possibilità di andare in pensione prima, anzi più prima di prima.

Pochi si chiedono invece quale sarà il futuro industriale e produttivo del nostro paese dal quale dipendono gli stipendi di oggi, di domani e anche le pensioni future comprese quelle di chi pur legittimamente è andata troppo presto rispetto agli standard attuali.

Vedo e leggo quindi poche, troppo poche persone che si fanno delle domande e cercano delle risposte che guardino in avanti a superare il momento e costruire un futuro migliore.

Mi capita invece troppo spesso di leggere lettere al giornale o post sui blog in cui  ci si lamenta (giustamente) ma con un ottica talmente rivolta al fatto e senza un minimo di analisi a 360 gradi che risultano a mio giudizio o inconcludenti o fini a se stessi mancando completamente di proposte, progettualità e conclusioni.

Perché come sempre lamentarsi è abbastanza facile più difficile è dirigere e scegliere e assumersene le responsabilità.

Essere parte del cambiamento richiede un minimo di azione e/o di pensiero, se non lo facciamo rischiamo di non aver imparato niente e ci prepariamo per la crisi prossima ventura.    

venerdì 14 settembre 2012

Gli opposti estremismi

 

Leggendo i quotidiani su quanto tristemente avvenuto in Libia e osservando quanto sta avvenendo per reazione in molte città del Medio Oriente e del Sud Est Asiatico ho pensato a un libro davvero interessante che ho recensito qualche tempo fa.

vedasi la recensione di  Tutto quello che dovresti voluto sapere sull’ Islam e che nessuno vi ha mai raccontato

Questo libro ha aiutato me occidentale a capire il punto di vista di chi appartiene ad un area religiosa e culturale diversa dalla mia.

Tra molte cose interessanti del libro quella che maggiormente mi ha colpito e su cui ho meditato a lungo è che la stragrande maggioranza dei mussulmani desidera pari pari quello che desideriamo noi: una buona istruzione per sè e per i propri figli, una vita felice, un lavoro, una buona compagnia/o, amicizie e se possibile avere una famiglia da allevare in sicurezza e serenità.

Ho scoperto che per molti di loro la religione (l’ Islam) è davvero importante e da un sano senso e indirizzo alla loro esistenza, devo dire che sinceramente osservando alcuni aspetti della società occidentale mi sono chiesto se un bel risveglio spirituale indirizzato verso una corretta e sana spiritualità e un maggiore senso etico non sarebbe certo dannoso.

Conosco persone e famiglie dell’ area culturale e religiosa islamica che lavorano o abitano vicino a noi e mi sono reso conto che a fare di queste delle brave o cattive persone non è la loro religione ma la propria coscienza, il proprio carattere. Pari pari come tra noi occidentali.

Mi sono reso infine conto che purtroppo esistono nel mondo occidentale e nell’ Islam delle minoranze chiassosa, intolleranti o peggio estremiste.

E per questo che invoco il buon senso, la cultura, la tolleranza delle maggioranze silenziose occidentali e islamiche (quindi di noi e di chi ci vive attorno) affinchè possano continuare nel rispetto delle reciproche differenze la strada del dialogo marginalizzando gli estremismi.

Voglio essere chiaro, io condanno decisamente quanto è avvenuto in Libia ma altrettanto condanno e giuro che non capisco perchè si debba invocando la libertà di espressione mancare di rispetto a una religione o a un popolo o a una persona.

Evitiamo quindi di generalizzare.

Non lasciamo spazio agli opposti estremismi.

CONTINUAZIONE:

Proseguo il discorso iniziato ieri consigliando due ottimi articoli che ho letto stamane sui quotidiani, articoli che vanno nella direzione del mio pensiero e di cui condivido appieno il contenuto

Il primo si trova su:

Il Sole 24 Ore di oggi 15.09.2012 ed è l’ articolo di Lina Palmerini a pag 11 in cui si riporta il pensiero del presidente Egiziano Mohamed Morsi

il secondo si trova su:

Il Corriere della Sera di oggi 15.09.2012 ed è l’ articolo di Stefano Montefiori contente un intervista a Rachida Dati ex Ministro della Giustizia nel governo Sarkozy dal 2007 al 2009.

(Purtroppo al momento non ne trovo il link sui relativi siti)

venerdì 31 agosto 2012

In ricordo. Carlo Maria Martini

 

Apprendo ora della morte del Cardinale Carlo Maria Martini e naturalmente mi dispiace.

Non ho mai avuto modo di vederlo e tantomeno di conoscerlo di persona ma attraverso i suoi libri e soprattutto per la pagina domenicale sul Corriere della Sera ne ho scoperto la grande intelligenza, conoscenza e grandissima umanità.

Non posso che ringraziarlo per la tappa fissa che la mia coscienza faceva nei suoi scritti domenicali non trovandovi risposte ma piccoli passi di riflessione.

Grazie di tutto quanto ha saputo darci sulla terra e buona continuazione del viaggio.

domenica 19 agosto 2012

Cronaca di una visita: La Sinagoga Ebraica di Merano

 

Di questi tempi le persone cercano continue novità  e cambiano con una certa frequenza idee, partner, religione, lavori ecc.

E’ un pò il simbolo di questi tempi, e  nel mondo del lavoro date le caratteristiche dello stesso mercato  è obbligatorio e spesso imposto.

Per logica conseguenza anche nel mondo culturale (libri, film, musica) si vedono a volte salire delle “mode” che in alcuni casi prive di sostanza ma ben confezionate vivono il loro momento di gloria per poi ecclissarsi nell’ oblio e vengono giustamente dimenticate. 

Ma io penso che ci siano fatti e vicende (e mi riferisco chiaramente all’ Olocausto) che meritano di essere ricordati almeno in occasione del giorno stabilito per la commemorazione (27 gennaio di ogni anno) e meglio se più spesso affinché il ragionarci, il pensarci induca un cambiamento stabile nel nostro individuale pensiero e comportamento e permetta di dire “Questo non succederà mai più”.

Infatti coerentemente con quanto ho scritto sopra sto cercando di conoscere meglio quelli che Giovanni Paolo II definì “i nostri fratelli maggiori”: gli ebrei.

Sto cercando di conoscerne la religione, le abitudini, le persecuzioni.

Ho colto quindi l’ occasione di visitare la Sinagoga Ebraica di Merano città vicina a dove abito e unico luogo di culto per questa religione nell’ area attorno a me.

La visita è stata decisamente interessante anche grazie alla grande disponibilità della persona che ci ha accolto, disponibilissima e preparata ad ogni domanda, e onesta anche nel saper dire “non lo so mi informerò” difronte a una mia domanda forse troppo tecnica.

Quello che più mi ha colpito nella visita alla sinagoga e nella spiegazione che ne ho ricevuta è la forza interiore di chi crede.

Cosa che ho già notato in altre persone buone di altre religioni e che proviene dal sincero desiderio di credere, dalla volontà di cercare dentro di se il cambiamento in meglio richiesto, dall’ accettare delle restrizioni, delle imposizioni non fini a se stesse ma che arrivano da qualcosa manifestamente più grande di me, di noi (Dio).

E’ un paradosso, infatti nella nostra epoca in cui tutto è possibile, (e permettetemi di dire del “tutto possibile” spesso si usa il peggio) continuo a notare che se il cuore è sincero e la motivazione al bene nella nostra mente accettare delle norme e regole per un fine più grande induce serenità e forza interiore.

Oltre alla sinagoga è stato possibile visitare nello stesso edificio il piccolo ma significativo museo, esperienza bella ma dolorosa perchè leggere e vedere con i propri occhi dichiarazioni di appartenenza alla razza o leggere di persone vendute all’ autorità del tempo e quindi al destino che tutti sappiamo (campi di sterminio) per accaparrarsi qualche pezzo di mobilio di loro proprietà da la dimensione di come siamo fatti e deve farci riflettere.

E’ per questo che invito chiunque abbia la possibilità nei pressi di dove abita di visitare o conoscere meglio il popolo ebraico e le vicende della Shoah di dedicarci un pò di tempo ben speso, per non dimenticare.

Per non far mai passare di moda e mai dimenticare quanto accaduto affinché non accada mai più

Indico alcuni link che trovo interessanti:

il portale dell’ ebraismo italiano

e la pagina di un evento a cui vorrò partecipare, la Giornata Europea della Cultura Ebraica dedicata quest’ anno all’ Umorismo.

lunedì 23 luglio 2012

Il senso del ragionamento

 

Premessa:

Sin da novembre dello scorso anno nonostante i pesanti tagli e nuove tasse introdotte dal governo Monti parlando o scrivendone non ho nascosto la mia stima per l’ operato del governo, infatti questo post nasce da molti discorsi che ascolto ma sopratutto da un commento che ho letto (non importa dove) il cui ragionamento era:

“a inizio crisi lo Spread (ormai sappiamo tutti cosa è vero?) era alto, ora nonostante tasse e spending review vari veleggia attorno a valori che se pur non così alti come prima sono comunque preoccupanti quindi il Pres. Monti ha fallito”

Permettetemi di dire che il ragionamento così è parziale e errato mancando di meditare sulle cause e sulle conseguenze e giunge a conclusioni sbagliate. In parole povere è un pò superficiale.

Come dicevo manca a questo “ragionamento di pancia” o “di strada”  una causa (il DEBITO) e di una conseguenza (se sono debitore devo finanziare il debito e per farlo devo ispirare FIDUCIA a chi mi presta i soldi).

La causa: il DEBITO.

Le cause di questa lunga crisi sono diverse ma l’ Italia come altre nazioni si trova ad affrontare questi problemi non o non solo per cattiveria congenita di qualcuno (un nemico si trova sempre), ma perchè l’ Italia ha un grosso, grosso debito pubblico che deve periodicamente finanziare (=trovare qualcuno che compra i titoli tipo Bot, Btp ecc emessi a garanzia del debito).

Sembra banale dirlo ma altri paesi con meno debito non hanno i nostri problemi.

Ora siccome dove c’è un debitore c’è un creditore, il creditore (ossia chi presta i soldi) pretende un interesse commisurato al rischio che si accolla di non vedere più restituiti i soldi altro non fa che dare FIDUCIA ad un certo paese.

Il ragionamento virgolettato che non condivido infatti manca di questi presupposti DEBITO e FIDUCIA

Quindi non ha fallito Monti, ma abbiamo fallito noi Italiani quando abbiamo permesso che il mostruoso debito pubblico italiano crescesse (vogliamo parlare per esempio di evasione fiscale, andare in pensione troppo presto ecc?)

Quindi con manovre, tasse e spending review (che poi è quello che facciamo tutti a casa quando eliminiamo qualche uscita finanziaria che è bella ma non ci possiamo permettere) altro non abbiamo fatto che dire all’ investitore: continua a investire nei nostri titoli siamo seri, abbiamo cominciato a fare in modo che dal prossimo anno le entrate e le uscite saranno pari e quindi non genereremmo nuovo debito.

Quindi a dare FIDUCIA.

Alcune persone a volte esprimono il c.d. pensiero di pancia che essendo di pancia appunto probabilmente è più dettato dai sentimenti che dal cervello, il che a volte non è male, ma in questo caso è forse meglio passare come nel monopoli dal “via” ossia dal cervello.

Perchè anche ai nostri giorni come con Ulisse nell’ Odissea abbiamo le nostre “sirene” che mai ci ricordano che forse è anche colpa nostra, di noi tutti. E’ molto più facile dare la colpa solo agli altri e mai fare un pò di sana autocritica.

Quindi DEBITO (che dobbiamo, non possiamo, finanziare) e FIDUCIA (che dobbiamo dare visto che non siamo autonomi).

Se non cominciamo in qualche modo a ridurre il debito, se non cominciamo a ragionare diversamente in termini  di quanto lo Stato deve fare, la situazione non cambierà mai anzi probabilmente peggiorerà.

P.s. girovagando in rete proprio oggi ho trovato questo interessante articolo.

domenica 17 giugno 2012

Recensione: “I Fiori del Male” di Charles Baudelaire

 

Con voluta lentezza ho completato in questi giorni la lettura del libro di poesie “I Fiori del male” di Charles Baudelaire.

Per me era la seconda esperienza di lettura di un libro totalmente dedicato alla poesia, il primo è stato “Antologia di Spoon River” di Edgard Lee Masters.

Sto cercando di avere tra i libri che leggo sempre uno di poesia leggendolo con tutta la lentezza necessaria, assorbendone le parole e il suono e ho scoperto che la poesia da grande soddisfazione e aiuta a vivere meglio.

Mi stupisce sempre la poesia, in fondo sono solo segni scritti su un foglio come quelli di un saggio eppure hanno la capacità di andare nel fondo del nostro animo e farci riflettere o farci rimanere male quando toccano aspetti non proprio piacevoli del nostro carattere.

L’ autore di questo libro di poesie è Charles Baudelaire, personaggio incredibile e affascinante.

Nasce nel 1821 in Francia da un famiglia mediamente benestante ma subisce a sei anni quindi molto giovane la perdita del padre.

La madre poco  dopo la morte del padre sposa un militare in carriera Jacques Aupick.

E forse per Baudelaire dalla perdita dell’ esclusività del rapporto con la madre cominciano le sofferenze e cresce la sensibilità che lo porta ad averci lasciato la sua opera poetica.

Muore nel 1867 dopo una vita sofferta e dissoluta espressa chiaramente nelle sue poesie, in cui si può navigare in aspetti dell’ animo umano che volenti o no fanno parte del bagaglio umano.

Tra le molte poesie alcuni mi hanno colpito particolarmente, la prima in assoluto è Albatros:

Spesso, per divertirsi, i marinai,
catturano albatri, grandi uccelli di mare,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli abissi amari.
Appena deposti sulla tolda
questi re dell'azzurro, vergognosi e timidi,
se ne stanno tristi con le grandi ali bianche
penzoloni come remi ai loro fianchi.
Com'è buffo e docile l'alato viaggiatore!
Poco prima così bello, com'è comico e brutto!
Uno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro, zoppicando, scimmiotta l'infermo che volava.
Il Poeta è come quel principe delle nuvole,
che sfida la tempesta e ride dell'arciere;
ma, in esilio sulla terra, tra gli scherni,
con le sue ali di gigante non riesce a camminare.

  la seconda si intitola “Una Carogna” e se pur molto cruda aiuta a capire il pensiero e la visione della vita dell’ autore

"Ricordi, anima mia, quel che vedemmo

un bel mattino dolce d'estate

dietro quel sentiero? una carogna infame,

su un letto sparso di sassi:

zampe all'aria, come una laida donna,

ardente e trasudante veleni,

spalancava il ventre indifferente e cinico tra tante esalazioni.

Batteva il sole su quel putridume come per cuocerlo a puntino,

e ridare così centuplicato alla Natura

quel che lei aveva messo insieme.

E il cielo guardava quella gran carcassa che si dilatava come un fiore.

Che fetore immondo! temevi di svenire là sull'erba.

Come ronzavano le mosche su quel putrido ventre!

e come sbucavano a battaglioni nere larve!

colavano come denso liquido lungo quei brandelli vivi.

Scendevano e salivano come un’onda,

o brulicando s’avventavano;

sembrava che quel corpo, gonfiato da un respiro vago,

si moltiplicasse in tante vite.

Di lì sorgeva una strana musica

come l’acqua corrente e il vento,

o il grano che agita e rigira ritmicamente nel suo ventilabro chi lo vaglia.

Dietro le rocce una inquieta cagna ci guardava con irato occhio,

spiando il momento di riprendere allo scheletro i brandelli che erano rimasti.

-E tu? Anche tu un giorno sarai quel letamaio,

quella peste orrenda,

stella dei miei occhi, sole della mia natura,

tu, mio angelo e mia passione!

Sì, anche tu sarai così, regina delle grazie, dopo gli estremi sacramenti, quando sotto l’erba e le piante grasse ammuffirai tra le ossa.

E allora, mia bellezza, di’ pure ai vermi,

che ti mangeranno di baci,

che ho conservato la forma e la divina essenza dei miei amori decomposti!"

Per concludere credo sia importante leggere Baudelaire per conoscere/rsi meglio e scegliere consapevolmente cosa e come essere se stessi.

Il mio augurio è che sia stimolo per la ricerca del bene e del progresso dell’ animo umano.

Dal punto di vista della storia della letteratura condivido quanto letto  Baudelaire è difficilmente inquadrabile, sicuramente incompreso ai suoi tempi ma certamente precursore e ispiratore del successivo Decadentismo.

Buona lettura.

venerdì 18 maggio 2012

Cambiamento

 

A volte penso ai miei nonni, per lo meno a quelli che più conoscevo, quelli materni.

Classe 1908 e 1913, a volte penso a come vivevano  e ai loro desideri, preoccupazioni e giornate.

Così diverse, così lontani eppure nella sostanza così simili e così vicini.

Mi chiedo cosa hanno pensato quando erano giovani e il mondo scivolava di nuovo in una devastante guerra.

Erano altri tempi certo e per causa di forza maggiore erano meno consapevoli. Non per colpa meno istruiti.

Faccio le differenze e mi accorgo che noi attraverso loro e i nostri genitori abbiamo molte più cose e maggiore consapevolezza e istruzione.

Ma mi chiedo se noi siamo cambiati.

E la risposta non mi piace.

Osservo, leggo e mi preoccupo. Ho l’ impressione che fatte le debite proporzioni non siamo cambiati.

Ascolto i discorsi della gente che comincia a rendersi conto che questa crisi che stiamo vivendo non è un temporale estivo, nemmeno invernale ma uno tsunami che quando passa devasta e cambia la geografia del territorio quello che stiamo vivendo è infatti un cambiamento epocale.

Eppure era prevedibile, non quando ma che sarebbe arrivato si, non ricordo infatti manifestazioni di piazza quando il debito pubblico saliva.

Osservo una classe politica assolutamente deludente e inadeguata ma anche una società che (vedi Grecia) cerca scorciatoie per non cambiare niente anche rivoluzionando tutto (sa molto di quello che diceva il principe nel libro Il Gattopardo).

Osservo il vuoto assoluto di alcuni post nei blog, lamentele fini a se stesse, progettualità zero, ipotesi: non pervenute, eppure forse anche questo ci descrive, in alcuni paesi arabi con i nuovi media seppure con gran fatica sono nate rivoluzioni inimmaginabili, da noi tranne qualche rara eccezione si va da un lamento e una recriminazione contro chi dirige a un evocazione di separatismi o ritorni alla lira cioè al passato.

Non stiamo più pensando al futuro, siamo bloccati dalla paura, ed è comprensibile abbiamo molto da perdere e non si vede nulla di quello che verrà, ma dobbiamo cominciare a cambiare, in primis noi stessi.

Qualcuno ha scritto che non crede più alle favole eppure ancora adesso ci crediamo quando vogliamo godere di un welfare che nessuna generazione prima di noi ha mai avuto ma non vogliamo pagarne il prezzo, quando in un certo senso eleggiamo “principi azzurri” affinchè ci pensino loro basta che non ci dicano la verità, si inventino quello che gli pare, l’ importante è che non cambi nulla, quando andiamo in pensione troppo presto, quando troviamo normale che ci chiedano pagamenti in nero.

E allora penso a mio nonno e alla più grande eredita che mio ha lasciato, l’ esempio di un uomo che ha attraversato momenti duri, duri davvero, ma li ha attraversati gettando le basi di quello che oggi abbiamo.

Rileggo infatti le parole scritte da una mia zia di quando mio nonno tornò dal campo di concentramento e medito di quanto in basso l’ uomo sa scendere e giustificare stragi contro persone della propria specie, ma penso anche alla sua capacità di rialzarsi e di ricominciare, con grande fatica e sacrifici.

Penso ai nostri tempi alle innegabili difficoltà e trasformazioni che attraverseremo e il pensiero va  alle belle parole di Charles Dickens con cui apre il racconto “Le due città”:

“Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’ epoca della fede e l’ epoca dell’ incredulità; il periodo della luce, e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l’ inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevano nulla dinanzi a noi”

mercoledì 2 maggio 2012

Recensione: “La fede dei Cristiani” di Anselm Grün

 

Ho letto questo libro con il preciso scopo di capire meglio le ragioni di chi crede in Gesù, di chi si ritiene cristiano.

Mi aspettavo un certo tipo di libro e mentre lo leggevo ne ho scoperto un altro che mi ha sorpreso e conquistato sia per la profondità di pensiero, che per la chiarezza, ma sopratutto per la capacità che hanno solo alcuni libri di cambiarti, di colpirti, di metterti a disagio.

L’ autore evitando il facile dogmatismo e la semplice retorica ma andando invece al centro e al cuore di ciò che vuol dire essere cristiani tocca un argomento che da sempre mi ha molto interessato.

Infatti praticamente tutti sono cattolici in Italia, ancora tantissimi non rinunciano a battezzare i figli, molti ancora si sposano in Chiesa eppure spesso le chiese sono drammaticamente vuote.

Quindi per me prima e forse per molti altri e bene farsi alcune domande, cosa significa infatti essere Cristiani? Come si può essere Cattolici, Mormoni, Testimoni di Geova, Luterani, ecc oggi? In cosa credo? Ci credo? Quanto è radicato in me ciò che io credo, quanto giorno per giorno mi trasforma? Che rapporto c’è tra la mia personale fede e le chiese?

Ho trovato delle risposte interessanti a queste domande in questo libro che hanno aperto la mia mente e sollecitato altre domande, come è giusto che sia.

Perchè la condizione peggiore io credo che possa accaderci è quando non ci si fa più domande, sazi di quello che crediamo di sapere, sicuri delle nostre ragioni, illusi che osservare criticamente e in maniera disincantata il mondo che perfetto di certo non è sia essere furbi e in qualche maniera moderni. 

Perchè restare immobili solo a giudicare, attendere che l’ ennesima persona di potere o meno provochi il cambiamento che vorremmo ma per cui non siamo disposti ad investire nulla godendo quasi dell’ ennesimo fallimento, puntare il dito per indicare ciò che non va è più facile.

In questo libro ho trovato conforto e risposte pratiche per gestire rancori e tensioni nei rapporti con alcune persone senza cadere nella rassegnazione e nell’ annichilimento di se stessi e delle proprie ragioni ma anche evitando di rimanere prigionieri dei sentimenti negativi e di essere doppiamente feriti una prima volta da chi ci ha fatto male e ferito, e la seconda perchè schiavo dei miei stessi sentimenti negativi rimanendo bloccato, limitato e doppiamente fregato. 

Questo libro è una sfida per chi crede, ci vuole coraggio a leggerlo, ma lo è anche per chi non crede, ma crede che comunque la vita sia un processo di crescita e tensione verso il quotidiano esplorare se stessi e migliorarsi.

Se avete questo coraggio buona lettura

sabato 28 aprile 2012

Recensione: Uscita di Sicurezza di Giulio Tremonti

 

Con grande interesse ho letto il libro di Giulio Tremonti Uscita di Sicurezza, il libro parla della recente crisi e indica verso la fine alcune proposte sul come uscire da questa crisi interminabile.

Devo dire sinceramente che dopo aver letto (e non apprezzato vedasi recensione) La Paura e la Speranza sono partito un pochino prevenuto, scoprendo invece un libro ben scritto, interessante, documentato in cui l’ autore affronta argomenti non sempre facili in modo il più possibile semplice senza scadere mai nella banalizzazione.

E’ un libro che consiglio caldamente, un libro che secondo la mia visione permette di essere maggiormente informati e documentati, magari anche solo per dissentire e confrontarsi con chi la pensa diversamente.

Ma ci permette di evitare le battute, i luoghi comuni o i post lamentosi che pur esprimendo (a volte) un disagio reale se non basati su dati oggettivi e contestualizzati in un mondo più grande della propria vita, lavoro e casa lasciano il tempo che trovano, chiacchere da bar insomma.

Vere a volte, come dicevo, reali spesso, ma non risolutive.

Riguardo alle soluzioni che Tremonti indica trovo che le soluzioni siano condivisibili, addirittura auspicabili e credo che a quelle arriveremo (l’ alternativa ha ragione Tremonti è decisamente brutta) ma mi rimangono alcune considerazioni.

Prima considerazione di autocoscienza:

Abbiamo un debito pubblico stellare e nel libro Tremonti ne accenna poco, troppo poco. E invece una sana riflessione io ritengo andrebbe fatta su questo, un nostra-culpa secondo me ci stava!!

I debiti pubblici infatti non nascono come fiori nei campi ma sono frutto di precise scelte sociali, politiche ed economiche. Scelte fatte certo dalla classe politica che spesso lo ha usato impropriamente per creare consenso invece che per investimenti che modernizzassero questo paese, ma per contro io ritengo utilizzate da una cittadinanza che non si è girata sdegnata dall’ altra parte e ne ha goduto a molti livelli (vogliamo parlare di posti statali inutili? di partecipazioni statali in aziende che se chiudevano ci costava di meno? di pensioni di invalidità inesistenti? di tratte di lavori pubblici che costano svariate volte più che in Europa? di baby pensioni? di età della pensione più bassa che in Europa?).

Seconda considerazione ovvero la cicala e la formica:

Quando si parla di Eurobond e dei valori che secondo Tremonti sarebbero necessari io gioisco, condivido in pieno, è almeno 20 anni che lo sostengo.

E ho trovato sterili spesso le rivendicazioni localistiche che come sottofondo hanno il concetto del tutto il bene siamo noi e il male l’ al di fuori, e quindi chiudiamoci in noi stessi, la realtà come si è visto è più complessa.

E da molto mi trovo assertore del fatto che gli Stati Nazione dovrebbero in questa fase storica fare il passo successivo ossia per competere sui mercati globali cedere sovranità ad un ente più grande (nel nostro caso l’ Europa).

Ma anche qui torniamo al punto di partenza, e al nostro problema come Italia: il debito pubblico.

Mi chiedo infatti perchè in nome di alti e giusti valori il mio vicino formichina che finanzia il suo debito a poco meno del 2% dovrebbe condividere il suo debito con il mio che sono una gaudente cicala e pago il 6-7%?    

Perchè sono simpatico? Perchè è giusto? Perchè è etico?

Terza considerazione:

Le misure adottate se ho inteso bene quanto leggevo mirano comunque a stabilizzare il costo di finanziamento del debito ed è cosa buona e giusta ma il debito va comunque ridotto.

Anche di questo che è poi il “lavoro sporco” che sta facendo Monti non ne vedo traccia nel libro. Eppure è fondamentale rendersene conto (almeno secondo me) come coniugheranno/conuigheremo crescita economica e rigore per rientrare dal debito?

Speriamo bene!   

giovedì 26 aprile 2012

Perchè c’è speranza

 

Alcuni uomini a volte sono capaci di cose molto stupide ma la realtà è che ci sono milioni di persone intelligenti. Questi uomini nella piazza che cantano sono la speranza. Non arrendiamoci alla stupidità!

CONSIGLIO PRIMA DI GUARDARE IL VIDEO LEGGETE IL TESTO IN QUESTA PAGINA CLICCANDO QUI

mercoledì 18 aprile 2012

Più o meno politica?

 

In questi anni e mesi è come se riguardo a varie questioni aperte di questo paese tutto all’ improvviso si fosse mosso dopo anni di stasi.

Questioni irrisolte e stagnanti di cui nessuno sembrava interessarsi (es debito pubblico, evasione fiscale, mercato del lavoro) sono esplose e merito va al governo presieduto da Monti di cercare di risolverle.

Forse se per tempo chi governava avesse affrontato gli argomenti o se maggiori fette di opinione pubblica ne avessero sollecitato la soluzione oggi non dovremmo subire e soffrire trasformazioni e cambiamenti così complessi, necessari ma anche impellenti.

Oltre a questi problemi chiunque leggendo su Internet e sui giornali può prendere conoscenza di comportamenti non certo virtuosi che stanno toccando molti partiti politici. Se veri deciderà in merito la magistratura.

Premesso che la delusione, rabbia e disillusione sono comprensibili, parlandone e leggendone in giro ho notato che questi sentimenti se canalizzati in quella che viene definita antipolitica io credo non portino a nulla.

Leggo o sento spesso frasi che non ho piacere di riportare nel post per i toni e la volgarità con cui sono scritti che chiedono l’ abolizione dei partiti o di quelli rei di comportamenti scorretti.

Io non sono d’ accordo.

L’ Italia fino a prova contraria è una democrazia, dove grazie a Dio o ai Costituenti i poteri legislativo, giudiziario e esecutivo sono ben divisi.

Quello legislativo tocca al Parlamento.

Come credo tutti sappiamo attualmente i parlamentari sono più o meno riconducibili ad un partito o coalizione di partiti.

E’ evidente che per non rischiare di avere 900 opinioni diverse (se i parlamentari fossero 900) e quindi ad avere di fatto un parlamento ingestibile, è necessario che le persone elette attorno ad un idea, ad un ideale si raccolgano; e ad esse siano riconducibili nelle loro scelte politiche e di voto.

Quindi credo manchi il passo successivo aboliamo i partiti, va bene! Ma con cosa li sostituiamo?

Ecco perchè compresa la rabbia trovo inconcludente l’ antipolitica e futili alcuni post sui blog-

Denunciare va bene, lamentarsi anche. Ma come uscirne?

In tal senso ho trovato molto bello e corretto quanto dice il Presidente Napolitano in questo video o nel relativo articolo

Io penso sia necessaria non meno, ma più politica. E maggiore partecipazione da parte nostra con meno demagogia e populismo.

Sono convinto che attraverso una maggiore partecipazione e presenza non si potrebbero ripetere i fatti di cui i giornali ci stanno tristemente informando.

Infatti mi sto chiedendo come nonostante i mille impegni quotidiani trovare spazio per occuparmene di più.

Un modo è sicuramente di leggere e studiare ancora di più, di conoscere meglio e più a fondo gli argomenti della politica, ma sto valutando anche se e come mi sia possibile una partecipazione più attiva.

lunedì 16 aprile 2012

Recensione: Processo a Dio di Christhoper Hitchens e Tony Blair

 

Se un piovoso sabato pomeriggio lungo le passeggiate della mia città vi fosse capitato di vedere una persona persa nella lettura di un libro mentre camminava con passo esageratamente lento, quello ero io.

Infatti ho colto l’ occasione di fare il classico giro in centro per visitare alcune librerie e vi ho trovato questo agile (poco meno di 100 pagine) ma impegnativo libro.

Ne avevo già sentito parlare attraverso la recensione sul quotidiano “La Repubblica” e mi ero appuntato il titolo, curioso di ascoltare le opinioni di due così importanti personaggi ma anche di confrontarlo con un altro libro simile (Disputa su Dio e Dintorni di Augias e Mancuso).

E ne sono rimasto affascinato.

E’ un libro davvero bello, che consiglio di cuore che voi crediate in Dio o meno.

Questo libro mi ha permesso ancora una volta di fermarmi e farmi le giuste domande, di mettere ordine nella mente e osservare le cose e la vita stessa nella giusta prospettiva.

Penso che sempre più sia importante rifletterci non solo per chi come me crede che Dio esista ma anche di chi non credendo sente comunque che la vita ha un senso e con passione e impegno lo ricerca con onestà.

I protagonisti sono Tony Blair che non credo serva spiegare chi sia che argomenta a favore della religione e a favore delle ragioni di chi non crede un ateo convinto come Christhoper Hitchens personaggio simpaticissimo e arguto.

Ho trovato il confronto serrato e onesto trovando la ragione spesso nelle parole di entrambi, ma e naturalmente è la mia personalissima opinione trovo che Blair abbia vinto per le ragioni che espone nelle risposte e che condivido appieno.

Volendo fare un confronto tra il libro di Augias e Mancuso e questo che ho appena letto trovo che quest’ ultimo sia più semplice, più immediato, più accessibile.

Ma tra i due preferisco quello di Augias e Mancuso, sopratutto per le opinioni di Mancuso che letteralmente mi hanno colpito e che ancora meglio spiega in un altro libro che ho letto e devo recensire dal titolo “La vita autentica”, per il suo modo di intendere la vita.

Buona lettura

Recensione: Il Simbolo perduto di Dan Brown

 

Ho finito recentemente di leggere questo romanzo che è il quinto di Dan Brown.

Dello stesso autore ho letto “Angeli e Demoni” e “Il Codice da Vinci”  anche in questo romanzo le vicende sono impostate più o meno come i precedenti, basandosi infatti sulle avventure di Robert Langdon professore esperto di simbologia che si trova spesso in vicende complesse e avvincenti.

Il libro e’ un buon romanzo rilassante in cui appassionarsi alle vicende del personaggio principale e alla sua bella del momento (che non manca mai).

Se lo leggete con questo spirito godrete di un buon romanzo e di una lettura rilassante.

Ho colto l’ occasione nel leggerlo per approfondire argomenti che conosco superficialmente (ad esempio sulla Massoneria), o che conosco ma volevo capire più approfonditamente (ad esempio le vicende legate alla creazione degli USA).

Per concludere un bravo a Dan Brown per quanto riguarda il finale sul quale come al solito per non rovinarvi la lettura sono abbondantemente vago commento  dicendo che è quanto di più auspicabile possa avvenire.

Buona lettura

domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua

 

Uso il linguaggio semplice e attraente dei cartoni animati per fare gli auguri a tutti di Buona Pasqua.

Ancora una volta anno dopo anno la nostra vita si confronta con quella tomba vuota.

E con chi vi era sepolto.

Tocca a noi scegliere se vedere, cosa vedere e come agire dopo aver visto quella tomba vuota.

Buona Pasqua. Oggi festeggiamo e ricordiamo questo, troviamo un attimo per ricordarlo, il resto in fondo è contorno.

domenica 11 marzo 2012

Recensione: Alla mia sinistra di Federico Rampini

 

E’ mia opinione che capire gli avvenimenti macroeconomici e sociali che stanno avvenendo in questi tempi sia per qualsiasi persona molto importante.

In altre epoche vuoi certo per una minore diffusione delle informazioni, una minore partecipazione e consapevolezza di quanto avveniva dovuta a una bassa diffusione della cultura e dell’istruzione si è arrivati ripetutamente a  guerre ed eventi drammatici che io mi auguro oggi in altre condizioni sapremo evitare.

Oggi per la maggior parte delle persone non esistono scuse abbiamo a disposizione biblioteche gratuite, libri e giornali a prezzi accessibili, televisione in ultima istanza quindi io credo che l’ ignoranza è una scelta non una condizione inevitabile.

A tale proposito sottovalutare i fenomeni in corso, non capire bene, o peggio non voler capire quanto sta avvenendo, inquadrarlo in un ottica demagogica e/o populista perché noi pensiamo che il mondo e la storia si fermino solo perchè noi lo vogliamo, può indurci a scegliere soluzioni  non adeguate ai tempi e politici/politiche non conformi a quanto sta avvenendo.

Ritengo quindi utile e positivo il leggere questo libro di Rampini che assolve perfettamente a quanto scrivevo sopra cercando di fotografare lo stato dell’ opera di un mondo in costante trasformazione, con i suoi chiari e i suoi scuri.

Rampini da sempre giornalista attento a queste trasformazioni e cambiamenti attraverso tutti i libri che ho con gran piacere letto ha saputo prima dalla California in fermento ai tempi dell’ evoluzione di Internet, poi dalla Cina e India in crescita esponenziale, e ora nuovamente dagli Stati Uniti, raccontare la vita quotidiana, descrivere le grandi scelte, e la crescita di paesi ora protagonisti della scena economica e politica del mondo.

Non capirli, descrivere il tutto con battute spiritose quando va bene o razziste alla peggio è stato ed è un errore fatale.

Il libro parte con un interessante domanda che Rampini si fa domandandosi in cosa abbia sbagliato e cosa significhi oggi cercare soluzioni di sinistra.

Mi ci riconosco nelle domande che Rampini si fa e anche nella sinistra di cui parla.

Il percorso del libro lontano anni luce da chi semplifica (per esempio nella scontata equazione sinistra=comunismo), cerca di raccontare la sua esperienza mescolandola con fatti che fin da giovane ho conosciuto e vissuto, per calarci nell’ epoca, comprendere le ragioni di alcune scelte e gli errori fatti.

Si chiede invece in cosa la sinistra riformista alla Blair, alla Clinton distante anni luce dalle tragedie del Comunismo, abbia sbagliato e delle diversità e sul significato di destra.

E’ un libro che torna nel passato per spiegare il presente, ma va anche nel futuro per immaginare la strada che faremo, non è adatto a chi non ha il coraggio intellettuale di mettersi in gioco, di chiedersi cosa ci sarà domani.

Bisogna farsene una ragione il cambiamento mette paura e alcune persone hanno bisogno di certezze, poche idee, paletti ben chiari, di un nemico (non avversario) e proprio non ci riescono ad andare oltre, non riescono a perdonare e fare il passo successivo.

Questo libro analizza con cura e attenzione paesi di cui grazie ai suoi libri ne conoscevo l’ evoluzione (con le cose positive e negative) e ci indica lo stato dell’ opera, mi ha aiutato a capire in piccola parte come questi popoli vedono noi, e come noi vediamo loro.

Mi ha stupito smontando idee che avevo e stimolato a nuove conoscenze (purtroppo sulla carta, soprattutto in questo periodo i soldi mancano per visitare sul luogo)  

Come gli altri di Rampini è un ottima guida per orientarsi in un mondo in costante movimento, per confrontarsi, una buona base di partenza per approfondire.

venerdì 9 marzo 2012

Un paese che cambia!

 

Per motivi di lavoro sono in contatto con molte persone e aziende e ho avuto recentemente occasione come accade periodicamente di scendere sul campo e di avere conferma di quanto pensavo, trovandovi imprenditori e persone meravigliose, appassionate del proprio lavoro e consapevoli del momento difficile che stiamo attraversando.

Ne ho ammirato la determinazione, l’ impegno senza limiti di ore e responsabilità, fatto non solo per i soldi ma soprattutto per il bisogno di dare significato alla propria vita attraverso l’ affermazione dei propri prodotti e di riflesso della propria azienda.

Mi ci riconosco e penso e ringrazio le persone chi mi hanno insegnato il significato di parole come etica del lavoro e passione, e penso anche ai libri che mi hanno segnato e formato in questo senso.

Mi ha colpito tra queste persone la consapevolezza del momento, il sostegno (anche se sotto pressione per il mercato che è fermo e le tasse che incombono) a quanto Monti e il governo stanno facendo consci che il paese era arrivato sull’ orlo del baratro.

Mi hanno colpito i giovani, arrabbiati, amareggiati, consapevoli che dovranno lavorare più a lungo per avere di meno e in un mercato molto più difficile ma ben agguerriti a metterci l’ anima e il massimo impegno a migliorare le cose.

Mi ha colpito la difficile situazione in cui vasti settori della nostra economia gravano e a volte la preoccupazione per il futuro.

Dall’ altra paragono tutto questo ad un’ altra Italia, penso a casi vissuti sulla mia pelle, a chi ti fa uno scontrino inferiore, a chi quasi devi pregare per farti fare la fattura, a chi fa il proprio lavoro con il freno a mano quasi che la parola lavoro sia una bestemmia e le 8 ore un male necessario per occuparsi delle altre cose della vita.

A chi le cerca tutte per non lavorare, e ci riesce complici leggi assurde.

Penso a chi vive con la testa nel passato, a chi non si accorge che tutto sta cambiando e velocemente e nemmeno lo vuole sapere e cerca soluzioni facili a problemi complessi.

E mi chiedo quale paese prevarrà.

Cerco sempre di informarmi attraverso quotidiani, libri e saggi su vari argomenti cercando di cogliere il problema a 360 gradi, ascoltando i vari punti di vista ed evitando come la peste i giudizi “da bar”, i pregiudizi, cerco il giusto equilibrio tra la teoria per capire i fenomeni  e la pratica che li mette in atto.

Scopro così sul campo in pratica quello leggendo e studiando sapevo in teoria cioè che ancora una volta l’ investimento migliore è l’ istruzione e sorrido di chi pontifica di un ritorno a fare mestieri manuali, anime belle che credono ancora che il mondo sia quello di 100 anni fa e pensano che siccome non trovano facilmente l’ elettricista o l’ idraulico dal loro piccolo punto di vista hanno risolto il problema della disoccupazione nazionale.

Sorrido ascoltando che le imprese che lavorano e assumono sono quelle che hanno puntato sulla ricerca e l’ innovazione sinonimo di studio e preparazione, di programmazione e ricerca di sbocchi all’ estero, di qualità, di capacità di affrontare le sfide.

Tutt’ altro che il facile “piccolo mondo antico” di alcune persone, le persone che pagano i conti, gli stipendi, le pensioni sono chi si mette in gioco, rischia, si appassiona, sbaglia cade ma si rialza, diversa da chi cerca di stare ferma e non si spende con tutto se stesso si tratti di studiare, lavorare, amare o credere in Dio.

Di persone che si chiedono perché per esempio la Germania l’ anno scorso è cresciuta come PIL del 3.2% e noi dello 0.4% e cosa fare per tornare a crescere.

Di persone che si fanno le domande giuste e ne cercano le risposte.

Grazie a Dio l’ Italia in maggior parte e fatta di queste persone meravigliose e appassionate il che mi fa ben sperare.

venerdì 10 febbraio 2012

Giorno del ricordo

 

Ringrazio l’ autore del blog http://pensieriinvolo.blog.tiscali.it/ per avermi ricordato un altro dei punti oscuri della storia dell’ umanità oltre al peggiore di tutti, la Shoah che commemoriamo il 27 gennaio di ogni anno.

Oggi infatti ricorre il  GIORNO DEL RICORDO in cui commemoriamo le vittime delle foibe e dell’ esodo giuliano-dalmata, un altra meno conosciuta pagina negativa della storia dell’ umanità.

Purtroppo  queste due non sono le sole tristi  pagine visto che con triste ricorrenza la storia è segnata da avvenimenti così drammatici e incomprensibili da lasciarti senza parole.

E il messaggio comune e la lezione che dovremmo imparare è secondo me sempre quella:

E’ necessario che ognuno di noi in coscienza e individualmente, si crei dei paletti, dei limiti invalicabili che vedano come limite la sacralità della vita umana e del rispetto per essa, limite che nessuna pressione sociale, nessun nazionalismo, nessuna idea politica, nessun vantaggio economico possano scalfire.

Solo in questo modo io ritengo eviteremo che possa risuccedere.

Solo quando ognuno di noi a costo e a rischio della propria di vita saprà dire:

“BASTA, QUESTO NON E’ POSSIBILE” 

“ho difronte a me un altra vita umana, e per quanto socialmente, culturalmente, politicamente, sessualmente e religiosamente diverso da me  è e rimane un altra vita umana”

solo allora io credo potremmo non commemorare più, solo allora quando il diverso da noi non sarà nemico, solo quando non cercheremo capri espiatori ma soluzioni comuni,  solo quando non cercheremmo di separare ma di integrare, solo a quel punto potremmo dimenticare.

Per questo serve ricordare e ogni anno riascoltare il dramma più grande, quello della Shoah, a questo serve parlarne in famiglia per trasmettere l’ orrore e non farlo mai diventare “normalità”.

mercoledì 1 febbraio 2012

Spunti di riflessione

 

In alcuni giorni la vita è difficile, davvero pesante, e pensi che non riuscirai a farcela e che quanto ti succede è davvero troppo; a volte in altri giorni è facile, scorre, addirittura  meravigliosa.

Ma la vita è quella cosa strana che non hai scelto, o almeno non ti ricordi di averlo fatto, in alcuni giorni non ti accorgi nemmeno che sta passando, in altri ti fermi e la senti scorrere, e già che ci sei la percorri e non sai cosa ti aspetta domani, il sole o la pioggia.

La vita infatti e’ il più grande mistero assieme a Dio (e non è un caso), fai dei programmi, ti poni degli obiettivi, e la vita spesso gli scombina richiedendoti di adattarti, di superarti.

A volte cadi e ti fai male, ma scopri che la tua grandezza non sta nel non cadere mai che è utopia, ma nel sapere rialzarsi con rinnovato coraggio e riprovare.

Perchè il vero fallimento è quando non ci provi, ti nascondi, non vuoi crescere.

Scopri che la vita e’ un viaggio, nel quale non sai esattamente dove è il capolinea, ne quando ci arriverai, un pò lo immagini, ma non è mai cosi chiaro.

E mentre percorri questo viaggio a volte umanamente ti accorgi che hai paura, vorresti scendere e cerchi ciò che ti dava sicurezza ma osservi altri viaggiatori e ti accorgi che non è così, non funziona così, perchè se scendi prima non sai cosa ti aspettava all’ angolo, quali risorse avresti trovato in te che non credevi di avere, o quanto sei debole e devi decidere cosa farne ora che lo sai.

Per quanto dura, per quanto atroce, la lezione è che la vita stessa è un incognita, una continua sfida, un trasformarsi, migliorarsi perchè se ti fermi non la hai capita.

E forse lo scopo della vita è proprio capirla.

domenica 29 gennaio 2012

Recensione: “I Viceré di Federico De Roberto”

 

Consigliato da mio figlio ho letto il libro “I Viceré” di Federico De Roberto.

Ho scoperto così un bel romanzo di uno scrittore italiano poco noto del secolo scorso.

Il romanzo storico ci immerge nella Sicilia e nella società con le sue abitudini, pregi e difetti negli anni di poco precedenti e seguenti l’ unità d’ Italia.

La storia infatti racconta le vicende di una famiglia di nobili siciliani, gli Uzeda, nel travagliato ma entusiasmante periodo che va dal 1855 al 1882, e attraverso le vicende di tre generazioni si possono cogliere le trasformazioni storiche ma anche molto private, e sempre irreversibili  e inevitabili che i vari personaggi vivono in maniera diversa subendole, metabolizzandole, adattandole o rifiutandole secondo la propria indole.

Colpisce e da un grande valore al libro la frase che chiude il racconto di cui non vi anticipo niente tranne che è una frase che può e deve far pensare essendo drammaticamente attuale, essendo profondamente vera.

Il libro e l’ autore è iscrivibile alla corrente letteraria del Verismo (per capirci Giovanni Verga) e nella descrizione dei personaggi il De Roberto induce molto nella ricerca psicologica dei vari caratteri.

E’ secondo me opportuno e consigliato nel leggerlo anche per godere appieno del racconto cogliere l’ opportunità di approfondire alcuni fatti storici che sono poi le vicende che hanno portato alla formazione dell’ Italia e che fanno da sfondo alla storia.

Bel libro, per conoscere e capire gli italiani di ieri e di oggi.

venerdì 27 gennaio 2012

Giornata della Memoria–Per non dimenticare mai

 

A qualcuno non piacciono le ricorrenze e in fondo ha in parte ragione.

Si rischia di ricordare solo per quel giorno o i giorni attigui.

Ma ci sono occasioni in cui, io credo, non bisogna MAI dimenticare.

Oggi ricordiamo la GIORNATA DELLA MEMORIA

riporto l’ articolo 1 istitutivo della legge 211 del 20 luglio 2000

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

Quindi se possiamo almeno oggi leggiamo, ascoltiamo, ricordiamo quanto è successo.

Perchè è successo, può risuccedere.

Facciamo si che appartenga al passato. Non abbassiamo la guardia.

martedì 10 gennaio 2012

Il punto della situazione

 

A vari livelli (chiacchere fra colleghi o leggendo qua e la in internet) leggo e sento che comincia a trasparire fastidio e rabbia per quanto in corso di quest’ anno ci troveremo a dover pagare di più.

Cosa comprensibile. Significa chiaramente dover cambiare abitudini, modi di spendere o a volte non spendere mentre prima potevo.

Fioccano nei discorsi e su internet ragionamenti, post, discussioni alcuni comprensibili, altri condivisibili e purtroppo tanti assolutamente inutili  perchè esclusivamente demagocici o populisti.

Ho l’ impressione che spesso non ci sia la percezione completa di quanto sta avvenendo e soprattutto del perchè.

Il problema di fondo sta nel capire che abbiamo un debito pubblico pari a

1.891.000.000.000 di €

se vi interessa vederlo crescere ecco un contatore.

Debito, che come tutti i debiti in qualche maniera va pagato o quanto meno abbassato, ma sopratutto ad oggi finanziato; per dirla semplice bisogna che qualcuno che ha i soldi decida di comperarsi una parte del debito ricavandone il giusto interesse a ricompensa del rischio.

La manovra battezzata “Salva Italia” (quella per cui ripagheremo l’ ICI o per cui è aumentata la benzina) servirà per far si che nel 2013 il bilancio sia in pari, ma attenzione! non va a risolvere il problema dell’ enorme debito.

Il punto è questo: non riesco davvero a capire alcuni discorsi o alcuni post o alcune vignette su FB in cui si attacca Monti e quanto sta facendo (sicuramente perfettibile sicuramente doloroso per le tasche degli italiani) e non si avvii invece un discorso serio sulle cause che ci hanno portato a questa situazione e sul come uscirne.

Altrimenti qualsiasi altra considerazione lascia il tempo che trova.

Voglio scriverlo a chiare lettere, io ringrazio il Pres Monti per quanto sta facendo con la speranza che riesca a risanare non solo le finanze ma anche il desiderio degli italiani di cambiare il paese e renderlo migliore più competitivo e meno il regno dei furbi.