domenica 11 marzo 2012

Recensione: Alla mia sinistra di Federico Rampini

 

E’ mia opinione che capire gli avvenimenti macroeconomici e sociali che stanno avvenendo in questi tempi sia per qualsiasi persona molto importante.

In altre epoche vuoi certo per una minore diffusione delle informazioni, una minore partecipazione e consapevolezza di quanto avveniva dovuta a una bassa diffusione della cultura e dell’istruzione si è arrivati ripetutamente a  guerre ed eventi drammatici che io mi auguro oggi in altre condizioni sapremo evitare.

Oggi per la maggior parte delle persone non esistono scuse abbiamo a disposizione biblioteche gratuite, libri e giornali a prezzi accessibili, televisione in ultima istanza quindi io credo che l’ ignoranza è una scelta non una condizione inevitabile.

A tale proposito sottovalutare i fenomeni in corso, non capire bene, o peggio non voler capire quanto sta avvenendo, inquadrarlo in un ottica demagogica e/o populista perché noi pensiamo che il mondo e la storia si fermino solo perchè noi lo vogliamo, può indurci a scegliere soluzioni  non adeguate ai tempi e politici/politiche non conformi a quanto sta avvenendo.

Ritengo quindi utile e positivo il leggere questo libro di Rampini che assolve perfettamente a quanto scrivevo sopra cercando di fotografare lo stato dell’ opera di un mondo in costante trasformazione, con i suoi chiari e i suoi scuri.

Rampini da sempre giornalista attento a queste trasformazioni e cambiamenti attraverso tutti i libri che ho con gran piacere letto ha saputo prima dalla California in fermento ai tempi dell’ evoluzione di Internet, poi dalla Cina e India in crescita esponenziale, e ora nuovamente dagli Stati Uniti, raccontare la vita quotidiana, descrivere le grandi scelte, e la crescita di paesi ora protagonisti della scena economica e politica del mondo.

Non capirli, descrivere il tutto con battute spiritose quando va bene o razziste alla peggio è stato ed è un errore fatale.

Il libro parte con un interessante domanda che Rampini si fa domandandosi in cosa abbia sbagliato e cosa significhi oggi cercare soluzioni di sinistra.

Mi ci riconosco nelle domande che Rampini si fa e anche nella sinistra di cui parla.

Il percorso del libro lontano anni luce da chi semplifica (per esempio nella scontata equazione sinistra=comunismo), cerca di raccontare la sua esperienza mescolandola con fatti che fin da giovane ho conosciuto e vissuto, per calarci nell’ epoca, comprendere le ragioni di alcune scelte e gli errori fatti.

Si chiede invece in cosa la sinistra riformista alla Blair, alla Clinton distante anni luce dalle tragedie del Comunismo, abbia sbagliato e delle diversità e sul significato di destra.

E’ un libro che torna nel passato per spiegare il presente, ma va anche nel futuro per immaginare la strada che faremo, non è adatto a chi non ha il coraggio intellettuale di mettersi in gioco, di chiedersi cosa ci sarà domani.

Bisogna farsene una ragione il cambiamento mette paura e alcune persone hanno bisogno di certezze, poche idee, paletti ben chiari, di un nemico (non avversario) e proprio non ci riescono ad andare oltre, non riescono a perdonare e fare il passo successivo.

Questo libro analizza con cura e attenzione paesi di cui grazie ai suoi libri ne conoscevo l’ evoluzione (con le cose positive e negative) e ci indica lo stato dell’ opera, mi ha aiutato a capire in piccola parte come questi popoli vedono noi, e come noi vediamo loro.

Mi ha stupito smontando idee che avevo e stimolato a nuove conoscenze (purtroppo sulla carta, soprattutto in questo periodo i soldi mancano per visitare sul luogo)  

Come gli altri di Rampini è un ottima guida per orientarsi in un mondo in costante movimento, per confrontarsi, una buona base di partenza per approfondire.

venerdì 9 marzo 2012

Un paese che cambia!

 

Per motivi di lavoro sono in contatto con molte persone e aziende e ho avuto recentemente occasione come accade periodicamente di scendere sul campo e di avere conferma di quanto pensavo, trovandovi imprenditori e persone meravigliose, appassionate del proprio lavoro e consapevoli del momento difficile che stiamo attraversando.

Ne ho ammirato la determinazione, l’ impegno senza limiti di ore e responsabilità, fatto non solo per i soldi ma soprattutto per il bisogno di dare significato alla propria vita attraverso l’ affermazione dei propri prodotti e di riflesso della propria azienda.

Mi ci riconosco e penso e ringrazio le persone chi mi hanno insegnato il significato di parole come etica del lavoro e passione, e penso anche ai libri che mi hanno segnato e formato in questo senso.

Mi ha colpito tra queste persone la consapevolezza del momento, il sostegno (anche se sotto pressione per il mercato che è fermo e le tasse che incombono) a quanto Monti e il governo stanno facendo consci che il paese era arrivato sull’ orlo del baratro.

Mi hanno colpito i giovani, arrabbiati, amareggiati, consapevoli che dovranno lavorare più a lungo per avere di meno e in un mercato molto più difficile ma ben agguerriti a metterci l’ anima e il massimo impegno a migliorare le cose.

Mi ha colpito la difficile situazione in cui vasti settori della nostra economia gravano e a volte la preoccupazione per il futuro.

Dall’ altra paragono tutto questo ad un’ altra Italia, penso a casi vissuti sulla mia pelle, a chi ti fa uno scontrino inferiore, a chi quasi devi pregare per farti fare la fattura, a chi fa il proprio lavoro con il freno a mano quasi che la parola lavoro sia una bestemmia e le 8 ore un male necessario per occuparsi delle altre cose della vita.

A chi le cerca tutte per non lavorare, e ci riesce complici leggi assurde.

Penso a chi vive con la testa nel passato, a chi non si accorge che tutto sta cambiando e velocemente e nemmeno lo vuole sapere e cerca soluzioni facili a problemi complessi.

E mi chiedo quale paese prevarrà.

Cerco sempre di informarmi attraverso quotidiani, libri e saggi su vari argomenti cercando di cogliere il problema a 360 gradi, ascoltando i vari punti di vista ed evitando come la peste i giudizi “da bar”, i pregiudizi, cerco il giusto equilibrio tra la teoria per capire i fenomeni  e la pratica che li mette in atto.

Scopro così sul campo in pratica quello leggendo e studiando sapevo in teoria cioè che ancora una volta l’ investimento migliore è l’ istruzione e sorrido di chi pontifica di un ritorno a fare mestieri manuali, anime belle che credono ancora che il mondo sia quello di 100 anni fa e pensano che siccome non trovano facilmente l’ elettricista o l’ idraulico dal loro piccolo punto di vista hanno risolto il problema della disoccupazione nazionale.

Sorrido ascoltando che le imprese che lavorano e assumono sono quelle che hanno puntato sulla ricerca e l’ innovazione sinonimo di studio e preparazione, di programmazione e ricerca di sbocchi all’ estero, di qualità, di capacità di affrontare le sfide.

Tutt’ altro che il facile “piccolo mondo antico” di alcune persone, le persone che pagano i conti, gli stipendi, le pensioni sono chi si mette in gioco, rischia, si appassiona, sbaglia cade ma si rialza, diversa da chi cerca di stare ferma e non si spende con tutto se stesso si tratti di studiare, lavorare, amare o credere in Dio.

Di persone che si chiedono perché per esempio la Germania l’ anno scorso è cresciuta come PIL del 3.2% e noi dello 0.4% e cosa fare per tornare a crescere.

Di persone che si fanno le domande giuste e ne cercano le risposte.

Grazie a Dio l’ Italia in maggior parte e fatta di queste persone meravigliose e appassionate il che mi fa ben sperare.