domenica 17 giugno 2012

Recensione: “I Fiori del Male” di Charles Baudelaire

 

Con voluta lentezza ho completato in questi giorni la lettura del libro di poesie “I Fiori del male” di Charles Baudelaire.

Per me era la seconda esperienza di lettura di un libro totalmente dedicato alla poesia, il primo è stato “Antologia di Spoon River” di Edgard Lee Masters.

Sto cercando di avere tra i libri che leggo sempre uno di poesia leggendolo con tutta la lentezza necessaria, assorbendone le parole e il suono e ho scoperto che la poesia da grande soddisfazione e aiuta a vivere meglio.

Mi stupisce sempre la poesia, in fondo sono solo segni scritti su un foglio come quelli di un saggio eppure hanno la capacità di andare nel fondo del nostro animo e farci riflettere o farci rimanere male quando toccano aspetti non proprio piacevoli del nostro carattere.

L’ autore di questo libro di poesie è Charles Baudelaire, personaggio incredibile e affascinante.

Nasce nel 1821 in Francia da un famiglia mediamente benestante ma subisce a sei anni quindi molto giovane la perdita del padre.

La madre poco  dopo la morte del padre sposa un militare in carriera Jacques Aupick.

E forse per Baudelaire dalla perdita dell’ esclusività del rapporto con la madre cominciano le sofferenze e cresce la sensibilità che lo porta ad averci lasciato la sua opera poetica.

Muore nel 1867 dopo una vita sofferta e dissoluta espressa chiaramente nelle sue poesie, in cui si può navigare in aspetti dell’ animo umano che volenti o no fanno parte del bagaglio umano.

Tra le molte poesie alcuni mi hanno colpito particolarmente, la prima in assoluto è Albatros:

Spesso, per divertirsi, i marinai,
catturano albatri, grandi uccelli di mare,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli abissi amari.
Appena deposti sulla tolda
questi re dell'azzurro, vergognosi e timidi,
se ne stanno tristi con le grandi ali bianche
penzoloni come remi ai loro fianchi.
Com'è buffo e docile l'alato viaggiatore!
Poco prima così bello, com'è comico e brutto!
Uno gli stuzzica il becco con la pipa,
un altro, zoppicando, scimmiotta l'infermo che volava.
Il Poeta è come quel principe delle nuvole,
che sfida la tempesta e ride dell'arciere;
ma, in esilio sulla terra, tra gli scherni,
con le sue ali di gigante non riesce a camminare.

  la seconda si intitola “Una Carogna” e se pur molto cruda aiuta a capire il pensiero e la visione della vita dell’ autore

"Ricordi, anima mia, quel che vedemmo

un bel mattino dolce d'estate

dietro quel sentiero? una carogna infame,

su un letto sparso di sassi:

zampe all'aria, come una laida donna,

ardente e trasudante veleni,

spalancava il ventre indifferente e cinico tra tante esalazioni.

Batteva il sole su quel putridume come per cuocerlo a puntino,

e ridare così centuplicato alla Natura

quel che lei aveva messo insieme.

E il cielo guardava quella gran carcassa che si dilatava come un fiore.

Che fetore immondo! temevi di svenire là sull'erba.

Come ronzavano le mosche su quel putrido ventre!

e come sbucavano a battaglioni nere larve!

colavano come denso liquido lungo quei brandelli vivi.

Scendevano e salivano come un’onda,

o brulicando s’avventavano;

sembrava che quel corpo, gonfiato da un respiro vago,

si moltiplicasse in tante vite.

Di lì sorgeva una strana musica

come l’acqua corrente e il vento,

o il grano che agita e rigira ritmicamente nel suo ventilabro chi lo vaglia.

Dietro le rocce una inquieta cagna ci guardava con irato occhio,

spiando il momento di riprendere allo scheletro i brandelli che erano rimasti.

-E tu? Anche tu un giorno sarai quel letamaio,

quella peste orrenda,

stella dei miei occhi, sole della mia natura,

tu, mio angelo e mia passione!

Sì, anche tu sarai così, regina delle grazie, dopo gli estremi sacramenti, quando sotto l’erba e le piante grasse ammuffirai tra le ossa.

E allora, mia bellezza, di’ pure ai vermi,

che ti mangeranno di baci,

che ho conservato la forma e la divina essenza dei miei amori decomposti!"

Per concludere credo sia importante leggere Baudelaire per conoscere/rsi meglio e scegliere consapevolmente cosa e come essere se stessi.

Il mio augurio è che sia stimolo per la ricerca del bene e del progresso dell’ animo umano.

Dal punto di vista della storia della letteratura condivido quanto letto  Baudelaire è difficilmente inquadrabile, sicuramente incompreso ai suoi tempi ma certamente precursore e ispiratore del successivo Decadentismo.

Buona lettura.

Nessun commento:

Posta un commento