mercoledì 26 settembre 2012

Ma alla fine cosa stiamo imparando?

 

Nella scorrere della vita di ognuno avvengono molti avvenimenti, alcuni li interpretiamo come positivi perché vanno incontro ai nostri desideri; altri come negativi perché vanno in direzione opposta a quanto vorremmo.

In ogni caso accadono, e la maggior parte delle volte senza che possiamo controllarli.

Ho imparato che spesso a mente fredda è bene riflettere su quanto avvenuto e trarne se ne siamo attrezzati e se possibile una cosiddetta “lezione”.

Farlo è banale dirlo, è importante, perché ci permette di acquisire esperienza e di evitare di ricadere negli stessi errori.

Infatti recentemente riflettevo su quanto sta avvenendo durante questa crisi nella quale siamo ormai immersi da 4-5 anni e mi sono chiesto se da questa crisi economica e morale sto/stiamo imparando qualcosa.

E’ evidente che tra tangibili impoverimenti economici e minori capacità di spesa, tra maggiori tassazioni e minori opportunità, la crisi sta toccando con maggiore o minore intensità ognuno di noi (compreso me logicamente) modificando comportamenti, abitudini e ho l’ impressione economicamente parlando che non abbiamo ancora toccato il fondo.

Se poi osserviamo il panorama politico (tranne qualche eccezione) è quanto meno desolante, e le istituzioni (come sempre con qualche rara eccezione) che dovrebbero essere il riferimento sono purtroppo esattamente il contrario.

Ma come sempre questa crisi economica e morale finirà. 

Mi chiedevo (come sempre a me per primo) se passata la crisi economica avremmo imparato e cambiato qualcosa.

Alcune domande base sono a mio giudizio necessarie:

Abbiamo capito le cause economiche che ci hanno portato in questa situazione?

Conosciamo le proposte per uscirne?

Sappiamo distinguere tra le varie opinioni e tra chi le sostiene?

A chi daremmo il nostro voto e cosa chiederemmo a chi eleggeremmo?

Mi faccio queste domande perché spesso leggendo i giornali ho l’ impressione che dal lato politico e sindacale si stia aspettando che passi la bufera e ci si stia attrezzando per tornare esattamente a quanto avveniva prima.

Ma sfugge che quanto sta avvenendo non è una bufera ma “lento tsumani” che cambia e cambierà se non tutto molto e partendo da fenomeni macro economici anche molto lontani arriva e entra implacabilmente anche nelle nostre vite, case e abitudini.

Detto in parole povere se il gioco cambia le regole sono diverse e per quanto possiamo avere nostalgia dei bei tempi andati noi dobbiamo “giocare” con le regole attuali ci piaccia o no.

Ho l’ impressione che  nonostante i  dolorosi tentativi del governo Monti di andare nella direzione di cambiare il paese e i cittadini che vi abitano il pensiero delle persone (pur legittimo) è capire, scegliere e votare chi toglierà l’Imu o ripristinerà la possibilità di andare in pensione prima, anzi più prima di prima.

Pochi si chiedono invece quale sarà il futuro industriale e produttivo del nostro paese dal quale dipendono gli stipendi di oggi, di domani e anche le pensioni future comprese quelle di chi pur legittimamente è andata troppo presto rispetto agli standard attuali.

Vedo e leggo quindi poche, troppo poche persone che si fanno delle domande e cercano delle risposte che guardino in avanti a superare il momento e costruire un futuro migliore.

Mi capita invece troppo spesso di leggere lettere al giornale o post sui blog in cui  ci si lamenta (giustamente) ma con un ottica talmente rivolta al fatto e senza un minimo di analisi a 360 gradi che risultano a mio giudizio o inconcludenti o fini a se stessi mancando completamente di proposte, progettualità e conclusioni.

Perché come sempre lamentarsi è abbastanza facile più difficile è dirigere e scegliere e assumersene le responsabilità.

Essere parte del cambiamento richiede un minimo di azione e/o di pensiero, se non lo facciamo rischiamo di non aver imparato niente e ci prepariamo per la crisi prossima ventura.    

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