venerdì 5 ottobre 2012

Recensione: “Poesie” di William Blake

 

La sensazione che ho avuto passando dalle poesie di Baudelaire a quelle di Blake era quella di passare dal diavolo all’ acquasanta (in particolare leggendo “I canti dell’ innocenza”).

Battute a parte in realtà ho scoperto in William Blake un poeta complesso, profondo e molto interessante, affezionandomi al suo modo di scrivere poesie e alla sua sensibilità.

Come faccio sempre quando leggo di poesia, nell’ ottica di meglio capire le opere dell’ autore, leggo prima le poesie, e dopo averle fatte decantare nella mia mente, cerco di collocare l’ autore nella storia della letteratura ricavandone spesso una migliore comprensione dell’ artista e del suo tempo.

Così è stato per William Blake, che visse tra il 1757 e il 1827 in Inghilterra ed è tra i precursori del Romanticismo soprattutto come ben spiegato qui del Romanticismo inglese nella versione onirico-visionaria.

Tra le molte poesie di questo volume quelle che maggiormente mi hanno colpito sono quelle contenute nei “Song of Innocense” del 1789 e i “Song of Experience” del 1794.

Leggendone in successione le raccolte mi è venuta spontanea la domanda se tra le due opere fosse successo qualcosa all’ autore.

Ad esempio: 1789  - escono i Canti dell’ Innocenza dove si respira un atmosfera idilliaca, quasi irreale simbolo ne è la poesia “The Lamb – L’ agnello”

Agnellino, chi ti fece?
Sai chi ti fece?
Ti diede la vita, e ti disse di nutrirti
Dal ruscello e sopra il prato;
Ti diede un vestito di delizia,
Il più morbido vestito, di lana, chiaro;
(Chi) Ti diede una così tenera voce,
da fare gioire tutte le valli!
Agnellino, chi ti fece?
Sai chi ti fece?
Agnellino, te lo dirò,
Agnellino, te lo dirò:
Egli è chiamato col tuo nome,
Poiché Egli Si chiama Agnello.
Egli è mite, ed Egli è buono;
Divenne un piccolo bambino.
Io un bambino, e tu un agnello,
Siamo chiamati col Suo nome.
Agnellino, Dio ti benedica!
Agnellino, Dio ti benedica!

 

Invece del 1794 sono i “Song of Experience” o Canti dell’ Esperienza in cui l’ atmosfera è più cupa, pesante ma reale e consapevole, in cui la poesia che ho trovato esserne simbolo è “The Tiger – La Tigre”

Tigre! Tigre! Ardente e Luminosa,
nelle foreste della notte,
Quale immortale mano o occhio
poté dare forma alla tua agghiacciante simmetria?
In quali lontani abissi o cieli
bruciò il fuoco dei tuoi occhi?
Su quali ali osa egli librarsi?
Quale la mano che osa afferrare il fuoco?
E quali spalle, e quale ingegno,
poté torcere le fibre del tuo cuore?
E quando il tuo cuore iniziò a battere,
quale terribile mano? E quale terribile piede?
Quale martello? Quale catena?
In quale fornace fu (plasmata) la tua mente?
Quale incudine? Quale terribile stretta
osa afferrare il suo mortale terrore?
Quando le stelle gettarono le loro lance
e lavarono il paradiso con le loro lacrime:
Egli sorrise a vedere il Suo lavoro?
Colui che creò l'Agnello, creò te?
Tigre, Tigre, luce chiara
nelle foreste della notte:
quale immortale mano od occhio
osò dare forma alla tua terribile simmetria?

In effetti la domanda se fosse accaduto qualcosa tra le due raccolte all’ autore è pertinente.

Il 1789 è l’ anno della Rivoluzione Francese, è il momento delle possibilità del cambiamento, delle mille promesse e dei mille propositi (come quando si è giovani e tutto sembra possibile - L’ età dell’ innocenza in effetti), il 1794 invece ha visto trasformarsi una buona premessa (la Rivoluzione Francese) nel periodo del Terrore e poi come sapete nell’ Impero Napoleonico e infine la Restaurazione (un pò come quando adulti si diventa più realisti ma anche un po’ più cinici).

Anche Blake in effetti subisce dapprima questo innamoramento e poi questo disincantamento.

Particolare non meno importante della sua attività artistica sono le sue stampe di cui potete trovare traccia qui, indispensabili per capire un artista davvero unico.

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