sabato 17 novembre 2012

Tacito orror di solitaria selva da “Rime” di Vittorio Alfieri (1776)

 

Studiare un autore di 236 anni fa e scoprire scritti i propri sentimenti di alcuni momenti.

Sentire vicino l’ artista e percepire l’ immutabile magia di quelle quattro parole su un foglio che chiamiamo poesia.

 

Tacito orror di solitaria selva
di sì dolce tristezza il cor mi bea,
che in essa al par di me non si ricrea
tra’ figli suoi nessuna orrida belva.


E quanto addentro più il mio piè s’inselva,
tanto più calma e gioja in me si crea;
onde membrando com’io là godea,
spesso mia mente poscia si rinselva.

Non ch’io gli uomini abborra, e che in me stesso
mende non vegga, e più che in altri assai;
né ch’io mi creda al buon sentier più appresso:
ma, non mi piacque il vil mio secol mai:
e dal pesante regal giogo oppresso,
sol nei deserti tacciono i miei guai.

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