sabato 7 dicembre 2013

Il mio modo di commemorare Nelson Mandela.

 

In ogni media si è commemorata la morte di Nelson Mandela.

Potremmo conoscerne leggendo in libri e giornali o guardando in televisione ogni aspetto positivo o negativo della vita dell’ uomo.

Io voglio ricordarne la grandezza attraverso una poesia che citò nel suo discorso di insediamento nel 1994 come presidente del Sudafrica perché indica cosa c’era nel suo cuore.

La poesia è di Marianne Williamson (1952-vivente), il filmato è tratto dal film “Coach Carter”

LA NOSTRA PAURA PIU' PROFONDA


La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda, è di essere potenti oltre ogni limite.
E' la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più.
Ci domandiamo: " Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? "
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c'è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

 

sabato 7 settembre 2013

Per la pace. Ovunque.

 

Analizzando la situazione in Siria, leggendo e soppesando le varie posizioni ci si accorge di quanto sia complesso il nostro mondo e l’ epoca in cui viviamo.

Non è mia intenzione con questo post prendere posizione per una o per l’ altra parte (chiaramente ho sviluppato una mia precisa idea) ma semplicemente condividere l’ invito del Papa.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/in-preghiera-per-la-pace.aspx

Non importa essere a Roma, non è fondamentale digiunare, il punto è fare massa critica per dare alla pace un opportunità e credere in questa possibilità.

Credere che a tutti i livelli, in Siria, come nel mondo del lavoro o nelle nostre famiglie, una soluzione diversa sia possibile.

Non cedere all’ ovvio, allo scontato. Non necessariamente il litigio, il conflitto o la guerra sono la soluzione.

Per i problemi, le incomprensioni, esista la possibilità con il dialogo e il confronto di trovare una soluzione diversa dal solito e forse questo dimostrerebbe a Dio (quale sia quello che adorate) che i suoi figli stanno crescendo e imparano.

Ultimamente penso che sia il momento di tornare ai fondamentali.

sabato 10 agosto 2013

Dice Albert

 

“La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E’ il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’ arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare nè stupore nè sorpresa è per così dire morto: i suoi occhi sono spenti”

Albert Einstein da “Come io vedo il mondo” pagina 21

lunedì 8 luglio 2013

Recensione: “Neve” di Orhan Pamuk

 

PamukNel corso della giornata capita a tutti di incontrare persone, di parlarsi, di scriversi e molti se non moltissimi sono gli spunti per riflettere su quanto ti accade attorno, su come le persone siano ognuna diversa dall’ altra.

A tale proposito verrebbe voglia di scrivere quotidianamente sul proprio blog ma purtroppo il tempo è tiranno.

La maggior parte delle persone, io per primo, deve trovare il giusto equilibrio tra lavoro, famiglia, interessi personali e doveri civili.

Così, visto che a me piace moltissimo leggere, ho dato priorità e spazio alla recensione di ciò che leggo e rimandato a tempi più tranquilli la possibilità di scrivere altro.

Penso, a volte, che scrivere sia una forma di autoterapia o di necessità dell’ anima.

Ma in fondo, riflettevo in questi giorni, come leggendo e poi recensendo un libro, in un certo senso, è come se si parlasse di vita vissuta, “di strada” direbbe qualcuno.

La buona letteratura è tale proprio per quello. Non necessariamente per buona letteratura si deve pensare a Dante e la Divina Commedia o a Virgilio e l’ Eneide.

Ci sono scrittori anche recentissimi (Veltroni ad esempio) che riescono a rappresentare con grande maestria e incantevoli parole personaggi che somigliano pari pari a quello che incontri sul bus o al collega di lavoro; ognuno infondo conosce nella propria vita un Prevert (vedi I Miserabili di Hugo), o un Luca (vedi Il segreto di Luca di Silone), ognuno è a volte nella condizione di Elia (vedi Monte Cinque di Coelho), ecc.

Quindi come dicevo sopra almeno per me, attraverso la narrativa è come parlare del vissuto, del quotidiano.

Infatti, e qui volevo arrivare, leggere “Neve” di Orhan Pamuk è soprattutto di questi tempi (vedi i recenti avvenimenti in Turchia) un ottima occasione per conoscere meglio un mondo come quello turco che è allo stesso tempo lontano e vicino da noi.

La trama del libro ruota attorno a un periodo della vita di Ka un poeta  e al suo ritorno in Turchia; nel  suo racconto Pamuk (Premio Nobel per la Letteratura nel 2006) con grande abilità riesce a conciliare l’ Islam e lo stile di vita occidentale; l’ amore e la lotta armata, la lucidità e la follia.

Ne esce un bellissimo racconto che non parla solo della vita del protagonista ma anche di un paese la Turchia, con i suoi pregi e i suoi difetti sta coraggiosamente cercando una strada, di un paese che è sempre più importante anche per noi e il nostro futuro.

Ottimo libro.

martedì 2 luglio 2013

Recensione: “La Chiesa di Francesco” di Vittorio Messori

 

MessoriDa quando Jose Maria Bergoglio è diventato il Papa Francesco I in libreria sono comparsi moltissimi libri sulla sua figura, storia e pensiero.

Non potendo leggerli tutti ne ho cercato uno che mi permettesse di concentrarmi sul suo pensiero (e quindi sull’indirizzo che darà o cercherà di dare alla Chiesa Cattolica) piuttosto che sulla sua biografia.

Ho deciso quindi di leggere il libro scritto da Vittorio Messori, autore di cui fino ad oggi non avevo mai letto nulla.

Il libro mi è in parte piaciuto ma non era esattamente quello che mi aspettavo; la prima parte che ho comunque apprezzato è una dissertazione di Messori sul Cattolicesimo e sulla sua evoluzione.

La seconda parte parla invece del Papa e del suo pensiero, e qui ne ho trovato piena soddisfazione.

Sul Papa Francesco per alcune scelte, per alcune dichiarazioni oltre che la sua storia personale vedo un segno di discontinuità rispetto al passato.

Sicuramente è un personaggio diverso e particolare e certo come scrive anche Messori nella scelta di un Papa ci sono certo valutazioni umane ma anche ispirazione dello Spirito.

Ma ho l’ impressione che le aspettative notevoli che si stanno caricando su di lui siano forse rivolte ad una radicale evoluzione della Chiesa; tesa quasi a rivoluzionarla e snaturarla piuttosto che a riformarla.

Io credo che la Chiesa (qualsiasi chiesa) non essendo un club dove si possa cambiarne lo statuto, ne solo un ente caritativo è anche soprattutto parte terrena di qualcosa che trascende l’ umano, di qualcosa di divino insomma.

Io ritengo quindi che su alcuni argomenti la Chiesa non può ne potrà scendere a patti o “modernizzarsi”.

Troverà Papa Francesco la giusta strada per riformarla senza snaturarne il senso e la finalità?

Riuscirà a stimolare le coscienze e riavvicinare l’ uomo a Dio?

Difficile a dirsi. Di certo per chi vuole (non necessariamente solo per chi crede) grande è l’ occasione di confronto, riflessione e introspezione.

lunedì 24 giugno 2013

Recensione: “L’ Isola e le Rose” di Walter Veltroni

 

VeltroniWalter Veltroni è una persona che stimo.

Lo ho conosciuto attraverso la sua attività politica, ne ho apprezzato lo stile, il coraggio, le capacità, la coerenza e soprattutto le idee.

Mi aveva incuriosito qualche anno fa scoprirlo romanziere leggendone il romanzo “Noi”, (di cui se avete piacere qui trovate la mia recensione)

Ne ho scoperto un ottimo scrittore e uno stile di romanzi legati ad avvenimenti della recente storia italiana.

E’ stato quindi automatico comperare praticamente appena uscito il romanzo “L’ Isola e le Rose”.

Venendo al libro:

Lo stile con cui “L’ isola e le Rose” è scritto sostanzialmente è lo stesso stile di “Noi”.

Racconta in forma di romanzo quanto realmente accaduto a Rimini negli anni 60 ma collegandone le vicende con l’ oggi in un ideale passaggio tra generazioni.

Il racconto è bello, intenso, e per chi vuole ascoltare parla anche al cuore.

Infatti riesce a coinvolgerti e anche se sai o immagini come finirà, io per primo ho desiderato che non finisca come sempre, che l’ ovvio, lo scontato non prevalesse.

Leggere il libro mi ha provocato tristezza, ti accorgi che molto è cambiato in questi anni, (per primo in me) in alcune cose in meglio, in altre in peggio.

Quello che mi da soddisfazione e senso alla vita è ritrovare anche solo attraverso la lettura di un libro ancora la voglia di stupirmi, di indignarmi.

Il non avere addosso quella apatia, quella rassegnazione a tutto il peggio che stiamo tirando fuori e che ritrovo a volte nelle persone.

Certo non dobbiamo ritenerci indispensabili per il mondo, ma nemmeno insignificanti e soprattutto non essere qui solo per far trascorrere il tempo in attesa che la nostra vita finisca.

Molto dalla vita  e logicamente leggendo ho imparato e poi cercato di applicare tra cui due frasi che cerco di ricordare sempre:

“Senza la speranza è impossibile trovare l'insperato” Eraclito (filosofo greco circa del V sec ac)

“Noi non siamo perfetti. Tutto ciò che è umano è imperfetto. Ma il cristiano che crede nella trascendenza deve superarsi ogni giorno della vita. Questo significa essere cristiani” Carlo Maria Martini

domenica 16 giugno 2013

Recensione: “La linea d’ ombra” di Joseph Conrad

 

ConradPur avendone ripetutamente sentito parlare non avevo mail letto Conrad.

Così recentemente ho deciso di conoscerlo e leggerlo.

Joseph Conrad era uno scrittore inglese di origini polacche (il nome originario era Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski) che nacque nel 1857 e morì nel 1924.

Visse quindi durante l’ impero  britannico svolgendo per lungo tempo la carriera in marina nei trasporti mercantili.

I suoi racconti infatti trattano spesso dalla vita di mare, delle abitudini, le regole e consuetudini ad esso legate.

Il libro che ho letto: “La linea d’ ombra” del 1917 riflette esattamente lo stile e la peculiarità di questo autore, ma non solo, egli riesce con la capacità dell’ artista a mettere per iscritto parole che spesso rimangono inespresse nel nostro cuore.

Descrive i sentimenti, le sofferenze, le sconfitte ma anche i riscatti e le vittorie con grande capacità riuscendo a farti affezionare al personaggio e indurti a fare introspezione.

Ti accorgi che anche sulla terraferma in altre situazioni in realtà ognuno ha la propria linea d’ ombra di cui ha paura e di cui ne avverte la presenza quando arrivo il momento di crescere di cambiare.

Come il protagonista ognuno ha o può avere momenti di bonaccia, ma è proprio in questi momenti di difficoltà e scelta si cresce  o ci si chiude e ci si perde, si rimane in un certo senso piccoli anche se gli anni dicono diversamente.

Devo confessare che non mi sono sentito attrattissimo dalle descrizioni della vita di mare ma ho molto apprezzato la possibilità di riflettere su quanto simile sia la nostra stessa vita al viaggio per mare.

Per questo lo considero un ottimo libro

domenica 14 aprile 2013

Recensione: “Il ballo” di Irène Némirovsky

 

Il balloHo già avuto in una precedente recensione occasione di elogiare l’ iniziativa della Newton Compton di pubblicare al costo di € 0.99 questi racconti brevi.

In questo modo si ha a meno del costo di un caffè la possibilità di leggere o rileggere classici della letteratura, oppure come nel caso di questo libro, di scoprire una scrittrice non molto conosciuta (per lo meno al mio livello di lettore).

L’ autrice è Irène Némirovsky, la cui vicenda è già di per se interessante e istruttiva, infatti come ben scritto nella prefazione al libro, la sua vita racchiude un pò tutte le tristi vicende del secolo scorso che spero irripetibili.

Nacque a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche e dovette vista la Rivoluzione Russa scappare; dopo qualche altra tappa approdò e visse a Parigi.

Nel 1942 venne deportata e morì ad Auschwitz.

La trama del racconto che ho letto ruota intorno a una famiglia ambiziosa e alla preparazione di un evento che ne certifica l’ ascesa e la posizione sociale.

E’ una storia semplice, ben scritta, e molto pratica.

Con questo racconto si ha modo di conoscere i sentimenti, le ambizioni, i lati oscuri di una società e di un epoca che fatte le debite differenze non trovo molto dissimile dalla nostra.

A darmi ancora più soddisfazione nel leggerlo è stato confrontarlo con “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust (che sto leggendo con tutta la dovuta calma data la mole di 2500 pagine, ma soprattutto la bellezza e il modo particolarissimo di scrivere dell’ autore che non ammette fretta).

Facendone il confronto appunto ho trovato nella descrizione dei personaggi gli stessi limiti, gli stessi vuoti oltre l’ apparenza, la stessa decadenza, segno per me di come oltre alla storia per capire un epoca sia necessario leggerne la letteratura.

Non solo, ma ritengo che capire il lavoro che l’ autore classico fa con il romanzo, ossia interpretare pregi e difetti di un epoca attraverso i personaggi serva anche per capirci e capire il mondo in cui viviamo.

Credo infatti non basti l’ esperienza reale di strada (pur necessaria) ma serva anche un quadro di riferimento in cui collocare quello che vediamo e viviamo per dargli un significato, per scoprire che più o meno qualcuno ci è già passato, qualcuno ha provato gli stessi sentimenti di rabbia, di odio, di amore, qualcuno non ha capito, qualcuno si è girato dall’ altra parte.

Abbiamo un grande privilegio, che è quello di sapere riferendomi al passato come è andata a finire, spero che sapremo coglierne l’ opportunità di non ripetere gli errori spesso drammatici che hanno segnato e costellato per esempio la vita dell’ autrice, imparando magari proprio da un grande romanzo.

Buona lettura

mercoledì 10 aprile 2013

Recensione: “Impero” di Alberto Angela

 

ImperoHo sempre avuto un particolare interesse per la Storia e tra le mie letture per la Storia ho avuto sempre un certo riguardo, leggendone spesso e volentieri.

E’ stato quindi praticamente impossibile non comperare questo titolo quando lo ho visto.

Con la scusa di seguire una moneta romana in giro per l’ Impero, Alberto Angela con la conosciuta abilità narrativa e divulgativa, ci permette in maniera semplice ma incisiva di conoscere abitudini, tradizioni e il pensiero comune di un epoca della storia romana (quella del 100 d.c.).

Sono un convinto assertore della necessità di conoscere maggiormente la Storia che ci ha preceduto proprio per capire chi siamo e perché siamo così, evitando se possibile di ripetere ciclicamente errori spesso drammatici e violenti e questo libro ci aiuta ad immergerci in un periodo della millenaria civiltà romana, che assieme a quella greca, e alla tradizione cristiana ha posto le basi sociali e culturali di quanto siamo noi oggi.

Il libro è ben scritto, scorrevole, ma mai superficiale. Un vero piacere per chi conosce già qualcosa e vuole magari in seguito approfondire su testi specialistici, ma anche un ottima base di partenza per chi è digiuno di storia romana e vuole cominciare a conoscerla non ricorrendo necessariamente subito a libri scolastici.

E’ interessante leggerlo perché almeno a me, ha dato modo di rendermi conto di quanto siamo simili fatte le debite differenze, e di sentirmi meno “moderno” e più vicino alle persone dell’ epoca.

sabato 6 aprile 2013

Recensione: “Le notti bianche” di Fedor Michajlovic Dostoevskij

 

DostoevskijLe notti bianche è un romanzo, anzi un racconto breve che venne scritto nel 1848. Appartiene alle opere giovanili di Dostoevskij e racconta di un uomo solo che in circostanze particolari incontra la vita reale.

Leggerlo è stato piacevole sia perché la vicenda narrata ti coinvolge mentre cerchi di comprendere dove e come andrà a finire, e per lo stile con cui è scritto ma sopratutto perché mi ha permesso di riflettere su come a volte si possa essere vivi senza però vivere la vita stessa.

C’è una frase alla fine del libro che dice tutto e lo riassume.

Naturalmente come sempre non voglio anticiparla e spero potrete scoprirla attraverso la lettura che vi consiglio caldamente.

Ognuno forse, potrà dare un significato diverso alla frase con cui si conclude il libro e pensare che non lo riguardi, ma a mio giudizio ciò che conta è aver vissuto la vita cercando di dargli un senso e non semplicemente lasciarla scorrere.

In seguito Dostoevskij scrisse tra le tante opere i famosissimi Delitto e Castigo del 1866 e nel 1878-1880 I Fratelli Karamazov.

Lodevole l’ iniziativa della Newton Compton che per solo 0.99 € permette di acquistare il libro e leggere pagine indimenticabili scritte da grandi scrittori del passato.

domenica 31 marzo 2013

Buona Pasqua

 

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Questo quadro di Bartolomeo Schedoni (1578-1615) dal titolo Le Marie al sepolcro visibile alla Galleria Nazionale di Parma mi è particolarmente caro, rappresenta almeno per me la sintesi dell’ esperienza di vita dell’ uomo.

Come diceva il compianto cardinale Carlo Maria Martini:

“Ciascuno di noi è al tempo stesso, credente e dubbioso, pieno di speranza e disperato, fiducioso in un aldilà e timoroso della morte”

Buona Pasqua di riflessione a tutti

sabato 23 marzo 2013

Recensione: Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo di Federico Rampini

 

I libri di Federico Rampini sono per me un classico, e da quando ho avuto modo di conoscerlo non ho perso nessuna sua uscita.

Rampini attraverso la sua attività professionale di giornalista è stato testimone prima dalla California, poi dalla Cina e India e ora dalla Costa Atlantica di tutti i cambiamenti degli ultimi 10-15 anni.

Leggere i suoi libri, mi ha dato quindi la possibilità di comprendere i cambiamenti epocali in corso osservandoli non solo attraverso la grande politica o la grande economia, ma anche attraverso la vita quotidiana della gente che in quei continenti vive.

Questa volta Rampini parla della generazione dei “baby boomers”, e di come ora cominci ad affacciarsi alle soglie della pensione con una aspettativa di vita molto più lunga rispetto al passato e possa con soluzioni interessanti riscrivere questa fase della vita trovandovi energie per molte altre cose da fare.

In questo senso ancora una volta mi piace lo stile di Rampini, per l’ approccio molto diverso da esempi vicini e lontani in cui l’ obiettivo è semplicemente una volta arrivati alla pensione il non fare niente, o il lento annullarsi e perdersi in un rancore sistematico fatto sistema. Condivido questa visione e ne sono grato ai miei genitori che mi hanno dato sempre in questo senso l’ esempio.

lunedì 25 febbraio 2013

Recensione: La Figlia del Capitano di Aleksandr Puskin

Dopo diverso tempo sono tornato a quella che personalmente trovo essere la più bella letteratura tra quelle che ad oggi ho letto e conosciuto. Parlo naturalmente della letteratura russa dell’ Ottocento.

Questa volta ho scelto un breve romanzo storico dal titolo “La Figlia del Capitano” scritto da Alexander Puskin nel 1836.

Aleksandr Sergeevic Puskin  nacque nel 1799 e morì purtroppo giovane nel 1837. La sua morte è essa stessa quasi un racconto e un romanzo.

Dal punto di vista storico egli fu tra i primi autori del romanticismo russo. Dopo di lui altri grandi scrittori russi con altri stili e altri modi di raccontare quello che avevano attorno vennero scrivendo con parole che spesso fanno parte del mio essere e della mia sensibilità.

Venne Gogol con l’ indimenticabile “Le Anime Morte”, Cechov con i suoi “Racconti”, e Tolstoj di cui ho letto e mai dimenticato “Risurrezione” e Turgenev con “Padri e Figli”, fino al recentissimo Bulgakov che nelle prime pagine inserisce nel contesto del bellissimo “Il Maestro e Margherita” un piccolo spazio e pensiero proprio a Puskin.

Dal punto di vista letterario l’ autore è iscrivibile nella corrente romantica, e in effetti leggendo il libro tutti i tratti caratteristici di questa corrente letteraria vi si possono trovare.

La storia racconta le vicende di Petr Andreevic Grinev (mi scuserete se non lo scrivo con la grafia corretta) che segue come ci si aspetta la strada indicata dalla sua categoria sociale e trova invece percorrendo la sua vita, la sua personalissima strada.

Nel romanzo Puskin riesce con la capacità che distingue il capolavoro della letteratura dal romanzetto a mescolare il lieto fine, con i sentimenti romantici di ribellione e desiderio di cambiamento, l’ immobilismo di una società ingessata nelle proprie tradizioni e doveri sociali con i principi cristiani, senza mai stancare e riuscendo ancora una volta ad affascinarmi nel cercare di conoscere e capire un mondo, quello della Russia del 1800, oggi totalmente scomparso, dal quale trapela una società che a tratti pare molto simile alla nostra attuale.

Libro Consigliato.

sabato 26 gennaio 2013

Giorno della Memoria

 

Anche quest’ anno mi preme segnalare e ricordare la ricorrenza di domani del Giorno della Memoria, molte saranno le occasioni di leggere, ascoltare, vedere e riflettere.

Credo sia buona cosa in questi tempi turbolenti ricordare, ripassare e determinare quale è il proprio atteggiamento, quali i propri inderogabili valori proprio perché il pericolo che riaccada è a mio avviso sempre molto alto.

A tale proposito ricordo una frase di Primo Levi:

E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire“.

da “I sommersi e i salvati”