domenica 14 aprile 2013

Recensione: “Il ballo” di Irène Némirovsky

 

Il balloHo già avuto in una precedente recensione occasione di elogiare l’ iniziativa della Newton Compton di pubblicare al costo di € 0.99 questi racconti brevi.

In questo modo si ha a meno del costo di un caffè la possibilità di leggere o rileggere classici della letteratura, oppure come nel caso di questo libro, di scoprire una scrittrice non molto conosciuta (per lo meno al mio livello di lettore).

L’ autrice è Irène Némirovsky, la cui vicenda è già di per se interessante e istruttiva, infatti come ben scritto nella prefazione al libro, la sua vita racchiude un pò tutte le tristi vicende del secolo scorso che spero irripetibili.

Nacque a Kiev nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri di origini ebraiche e dovette vista la Rivoluzione Russa scappare; dopo qualche altra tappa approdò e visse a Parigi.

Nel 1942 venne deportata e morì ad Auschwitz.

La trama del racconto che ho letto ruota intorno a una famiglia ambiziosa e alla preparazione di un evento che ne certifica l’ ascesa e la posizione sociale.

E’ una storia semplice, ben scritta, e molto pratica.

Con questo racconto si ha modo di conoscere i sentimenti, le ambizioni, i lati oscuri di una società e di un epoca che fatte le debite differenze non trovo molto dissimile dalla nostra.

A darmi ancora più soddisfazione nel leggerlo è stato confrontarlo con “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust (che sto leggendo con tutta la dovuta calma data la mole di 2500 pagine, ma soprattutto la bellezza e il modo particolarissimo di scrivere dell’ autore che non ammette fretta).

Facendone il confronto appunto ho trovato nella descrizione dei personaggi gli stessi limiti, gli stessi vuoti oltre l’ apparenza, la stessa decadenza, segno per me di come oltre alla storia per capire un epoca sia necessario leggerne la letteratura.

Non solo, ma ritengo che capire il lavoro che l’ autore classico fa con il romanzo, ossia interpretare pregi e difetti di un epoca attraverso i personaggi serva anche per capirci e capire il mondo in cui viviamo.

Credo infatti non basti l’ esperienza reale di strada (pur necessaria) ma serva anche un quadro di riferimento in cui collocare quello che vediamo e viviamo per dargli un significato, per scoprire che più o meno qualcuno ci è già passato, qualcuno ha provato gli stessi sentimenti di rabbia, di odio, di amore, qualcuno non ha capito, qualcuno si è girato dall’ altra parte.

Abbiamo un grande privilegio, che è quello di sapere riferendomi al passato come è andata a finire, spero che sapremo coglierne l’ opportunità di non ripetere gli errori spesso drammatici che hanno segnato e costellato per esempio la vita dell’ autrice, imparando magari proprio da un grande romanzo.

Buona lettura

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