lunedì 8 luglio 2013

Recensione: “Neve” di Orhan Pamuk

 

PamukNel corso della giornata capita a tutti di incontrare persone, di parlarsi, di scriversi e molti se non moltissimi sono gli spunti per riflettere su quanto ti accade attorno, su come le persone siano ognuna diversa dall’ altra.

A tale proposito verrebbe voglia di scrivere quotidianamente sul proprio blog ma purtroppo il tempo è tiranno.

La maggior parte delle persone, io per primo, deve trovare il giusto equilibrio tra lavoro, famiglia, interessi personali e doveri civili.

Così, visto che a me piace moltissimo leggere, ho dato priorità e spazio alla recensione di ciò che leggo e rimandato a tempi più tranquilli la possibilità di scrivere altro.

Penso, a volte, che scrivere sia una forma di autoterapia o di necessità dell’ anima.

Ma in fondo, riflettevo in questi giorni, come leggendo e poi recensendo un libro, in un certo senso, è come se si parlasse di vita vissuta, “di strada” direbbe qualcuno.

La buona letteratura è tale proprio per quello. Non necessariamente per buona letteratura si deve pensare a Dante e la Divina Commedia o a Virgilio e l’ Eneide.

Ci sono scrittori anche recentissimi (Veltroni ad esempio) che riescono a rappresentare con grande maestria e incantevoli parole personaggi che somigliano pari pari a quello che incontri sul bus o al collega di lavoro; ognuno infondo conosce nella propria vita un Prevert (vedi I Miserabili di Hugo), o un Luca (vedi Il segreto di Luca di Silone), ognuno è a volte nella condizione di Elia (vedi Monte Cinque di Coelho), ecc.

Quindi come dicevo sopra almeno per me, attraverso la narrativa è come parlare del vissuto, del quotidiano.

Infatti, e qui volevo arrivare, leggere “Neve” di Orhan Pamuk è soprattutto di questi tempi (vedi i recenti avvenimenti in Turchia) un ottima occasione per conoscere meglio un mondo come quello turco che è allo stesso tempo lontano e vicino da noi.

La trama del libro ruota attorno a un periodo della vita di Ka un poeta  e al suo ritorno in Turchia; nel  suo racconto Pamuk (Premio Nobel per la Letteratura nel 2006) con grande abilità riesce a conciliare l’ Islam e lo stile di vita occidentale; l’ amore e la lotta armata, la lucidità e la follia.

Ne esce un bellissimo racconto che non parla solo della vita del protagonista ma anche di un paese la Turchia, con i suoi pregi e i suoi difetti sta coraggiosamente cercando una strada, di un paese che è sempre più importante anche per noi e il nostro futuro.

Ottimo libro.

martedì 2 luglio 2013

Recensione: “La Chiesa di Francesco” di Vittorio Messori

 

MessoriDa quando Jose Maria Bergoglio è diventato il Papa Francesco I in libreria sono comparsi moltissimi libri sulla sua figura, storia e pensiero.

Non potendo leggerli tutti ne ho cercato uno che mi permettesse di concentrarmi sul suo pensiero (e quindi sull’indirizzo che darà o cercherà di dare alla Chiesa Cattolica) piuttosto che sulla sua biografia.

Ho deciso quindi di leggere il libro scritto da Vittorio Messori, autore di cui fino ad oggi non avevo mai letto nulla.

Il libro mi è in parte piaciuto ma non era esattamente quello che mi aspettavo; la prima parte che ho comunque apprezzato è una dissertazione di Messori sul Cattolicesimo e sulla sua evoluzione.

La seconda parte parla invece del Papa e del suo pensiero, e qui ne ho trovato piena soddisfazione.

Sul Papa Francesco per alcune scelte, per alcune dichiarazioni oltre che la sua storia personale vedo un segno di discontinuità rispetto al passato.

Sicuramente è un personaggio diverso e particolare e certo come scrive anche Messori nella scelta di un Papa ci sono certo valutazioni umane ma anche ispirazione dello Spirito.

Ma ho l’ impressione che le aspettative notevoli che si stanno caricando su di lui siano forse rivolte ad una radicale evoluzione della Chiesa; tesa quasi a rivoluzionarla e snaturarla piuttosto che a riformarla.

Io credo che la Chiesa (qualsiasi chiesa) non essendo un club dove si possa cambiarne lo statuto, ne solo un ente caritativo è anche soprattutto parte terrena di qualcosa che trascende l’ umano, di qualcosa di divino insomma.

Io ritengo quindi che su alcuni argomenti la Chiesa non può ne potrà scendere a patti o “modernizzarsi”.

Troverà Papa Francesco la giusta strada per riformarla senza snaturarne il senso e la finalità?

Riuscirà a stimolare le coscienze e riavvicinare l’ uomo a Dio?

Difficile a dirsi. Di certo per chi vuole (non necessariamente solo per chi crede) grande è l’ occasione di confronto, riflessione e introspezione.